Rassegna stampa etica

INTERVISTA DI GIANNI CARDINALE ALL’ARCIVESCOVO AGOSTINO MARCHETTO, GIÀ SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI

migranti barcone«LE MIGRAZIONI NEL DNA DELLA DOTTRINA» MARCHETTO: MAGISTERO UNIVOCO, PAPA FRANCESCO È IN PIENA CONTINUITÀ CON I SUOI PREDECESSORI

© AVVENIRE 04.02.19

Anche nel mondo cattolico c’è chi dice che quello dei migranti sia un “pallino” personale di papa Francesco. Niente di più sbagliato. È un “pallino” infatti che si trova nel dna della dottrina sociale della Chiesa e si inserisce in piena continuità con il magistero della Chiesa». L’arcivescovo Agostino Marchetto è uno studioso che con passione ama leggere la storia del Concilio, e della Chiesa più in generale, con l’ermeneutica della “riforma e rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa”.
Ed è anche un esperto sull’argomento in questione, per una decina di anni infatti, dal 2001 al 2010, è stato segretario di quello che era il Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti. In questa intervista ad Avvenire, che prende spunto da una conferenza tenuta giorni fa nel suo Veneto, il presule ribadisce appunto come il magistero del primo Pontefice latinoamericano della storia, ma figlio di emigrati piemontesi, sia in piena continuità con quello dei suoi predecessori. Con una premessa importante.
«Nei primi anni del secolo scorso - spiega – è stata la Chiesa italiana la prima a impegnarsi organicamente nell’assistenza pastorale dei milioni e milioni di connazionali che emigrarono dalle nostre terre in quel periodo. In un primo tempo i nostri presuli cercarono di arginare questo fenomeno, avvertendo i nostri migranti dei rischi a cui andavano incontro. Ma poi, visto che questa emorragia era inarrestabile - i nostri migranti fuggivano “dalla fame e dalla pellagra” notava san Giovanni XXIII nei suoi Diari -, la Chiesa decise di accompagnarli e assisterli con passione e dedizione lì dove si trasferivano. È bene ricordarlo, oggi».

Eccellenza, aldilà dell’impegno concreto della Chiesa in favore dei migranti, che, come lei ha appena ricordato, è precedente, quando è iniziata una riflessione magisteriale sul tema?
È con Pio XII che abbiamo il primo documento postolica Exsul Familia del 1952, che è a giusto titolo considerata la magna carta del pensiero della Chiesa sulle migrazioni. Lì troviamo in nuce tutte le questioni che sono poi state approfondite e aggiornate nei documenti successivi e in particolare nella Istruzione del 2004 Erga migrantes Caritas Christi emanata su preciso mandato di san Giovanni Paolo II dal pontificio Consiglio per i migranti, organismo curiale istituito, come Pontificia Commissione, da san Paolo VI. Istruzione che è stata richiamata con forza da Benedetto XVI nell’enciclica Veritas in caritate. È chiaro quindi che la Chiesa è stata all’avanguardia nell’affrontare il fenomeno epocale delle migrazioni, sia nella prassi pastorale integrale che nella riflessione. Così risulta privo di fondamento sostenere che l’insistenza di papa Francesco sul tema sia una sua “fissazione”. Al contrario! È perfettamente in continuità con tutti i suoi predecessori.

Può fare qualche esempio?
Certamente. Intanto permane la distinzione tra “profughi” e “migranti”, che è stata anche fatta propria dall’Onu che non a caso ha adottato due distinti Global compact per dimostrare che ci deve essere una diversità anche di trattamento fra queste due categorie di mobilità umana. Poi già nell’Istruzione del 2004 si osservava che spesso gli immigrati diventano un capro espiatorio per altri problemi sociali, vengono guardati con sospetto, considerati addirittura un pericolo e una minaccia, con manifestazioni di intolleranza, xenofobia, razzismo. Già si ribadiva che il diritto degli Stati alla gestione dell’immigrazione deve, in ogni caso, prevedere misure chiare e fattibili di ingressi regolari nel Paese, vegliare sul mercato del lavoro per ostacolare coloro che sfruttano i lavoratori migranti e mettere in atto misure di integrazione quotidiana.

Papa Francesco usa argomenti simili.
Esattamente. Purtroppo però non viene ascoltato. E con lui quindi non vengono ascoltati neanche i suoi predecessori. Oggi si tratta la questione con la stessa delicatezza di un elefante in una cristalleria. Solo che non stiamo parlando di bicchieri ma di esseri umani come noi. I respingimenti in mare e i modi usati per svuotare il Centro di Castelnuovo di Porto, dove papa Francesco aveva celebrato la Messa in Coena Domini nel 2016, stanno lì a dimostrarlo. Purtroppo un atteggiamento che può avere ripercussioni ancora più gravi se, Dio non voglia, ci ritrovassimo coinvolti in un conflitto armato. Se si crea un vulnus ai diritti umani in tempo di pace come si potrà poi rivendicarli in tempo di guerra?

vd anche

DIRITTI UMANI E DIGNITÀ DEL MIGRANTE NELL’EPOCA DELLA GLOBALIZZAZIONE

SOMMARIO DEL NUOVO VOLUME DI AGOSTINO MARCHETTO DAL TITOLO: "CUM PETRO ET SUB PETRO". RIFORME ECCLESIALI PER LA MISSIONE