Rassegna stampa etica

Inquietante deriva

eutanasia«Affermiamo nuovamente senza alcuna ambiguità la convinzione fondamentale del carattere sacro di ogni vita umana, un valore che condividiamo con numerose altre persone nel nostro paese, di diverse confessioni religiose o non credenti. Nonostante l’ingannevole eufemismo, “l’aiuto medico a morire” non è altro che l’eutanasia e il suicidio assistito, vale a dire la privazione diretta della vita umana o la partecipazione al suicidio, gesti che in nessun caso possono trovare una giustificazione»: è quanto ribadiscono i vescovi in una lettera indirizzata al primo ministro canadese Justin Trudeau, il cui governo federale prevede di modificare nei prossimi mesi la legge sull’eutanasia datata 2016, estendendo la pratica alle persone che non si trovano in situazione di fine vita.
«Alleggeriremo i criteri per quanto riguarda l’aiuto medico a morire», aveva indicato il premier a fine anno, «abbiamo sempre considerato che le corti, le usanze e la percezione avrebbero subito una evoluzione con il passare degli anni». Infatti, in una sentenza dell’11 settembre scorso, la Corte superiore del Québec ha stabilito che è incostituzionale consentire solo ai canadesi già vicini alla morte di chiedere un aiuto medico per porre fine alla propria vita, accogliendo le richieste di due malati affetti da malattie degenerative incurabili che lo reclamavano e invalidando d’un tratto le leggi federali e quebecchesi. Nel dicembre scorso Trudeau ha ribadito che il suo governo intende fare di tutto per rispettare la decisione del tribunale nel più breve arco di tempo possibile. Da qui lo sgomento espresso dai presuli nella loro lettera, nella quale si dicono «delusi e profondamente preoccupati per il fatto che il governo federale abbia rifiutato di appellarsi contro la decisione della Corte superiore del Québec di estendere la pratica dell’eutanasia e il suicidio assistito a coloro la cui morte non è imminente». I giudici hanno concesso al governo federale un periodo di sei mesi, cioè fino all’11 marzo 2020, per modificare i criteri di ammissibilità previsti nella legge attuale entrata in vigore quattro anni fa (in seguito a una sentenza della Corte suprema del Canada che aveva annullato il precedente divieto di morte assistita da medico) ed evitare un vuoto giuridico nel Québec.
«Il tentativo del governo di estendere l’eutanasia per includere le richieste anticipate, così come le situazioni in cui la morte non è ragionevolmente prevedibile, è profondamente inquietante», si denuncia nel documento firmato dall’arcivescovo di Winnipeg, Richard Joseph Gagnon, presidente della Conferenza episcopale canadese. «I nuovi tentativi per rendere l’aiuto medico a morire accessibile ai minori maturi, ai malati mentali o alle persone con problemi psichiatrici — aggiunge — dimostrano che le attuali misure di salvaguardia sono inadeguate e possono essere giuridicamente contestate e rovesciate». I presuli ribadiscono anche quanto le istituzioni cattoliche, e con loro numerosi fedeli, sono al servizio delle persone portatrici di handicap, dei malati di mente e delle persone con deficienze cognitive: «Ascoltiamo quelli e quelle che, affetti da una crisi fisica o psicologica, non vedono più alcuna ragione per continuare. Tutte queste persone sono minacciate dall’eutanasia e dal suicidio assistito e hanno bisogno del nostro sostegno indefettibile», aggiungono.
I professionisti della medicina, gli eletti e i responsabili politici non devono ricorrere o incoraggiare queste pratiche «per rispondere alle pressioni e alle carenze del sistema della salute, quando esiste invece un’alternativa, specialmente grazie alle cure palliative», denuncia inoltre l’episcopato, che esorta il governo Trudeau «a intraprendere uno studio più rigoroso, imparziale e approfondito dei problemi legati all’eutanasia e al suicidio assistito coinvolgendo persone la cui esperienza offre un’ottica diversa». I rappresentanti della Chiesa cattolica in Canada ritengono necessario «andare oltre, allacciare una serie di incontri sull’argomento rigorosi e imparziali, per assicurarsi che tutti gli aspetti — morali, medici, sociali — siano esaminati a fondo».
Nel frattempo, in Québec, il ministro della salute Danielle McCann ha confermato alcuni giorni fa un ampliamento della legge sull’eutanasia nella provincia canadese, in conformità con la sentenza della Corte superiore. Il governo permetterà alle persone in condizioni di salute gravi e incurabili — senza però essere in fine vita — di ricevere l’assistenza medica al suicidio. Rinunciando al requisito di “fin di vita” si apre la strada a nuovi casi di ammissibilità al suicidio assistito: malattie degenerative incurabili, malattie mentali gravi, come la demenza o la malattia di Alzheimer o ancora la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica.

© Osservatore Romano - 26 febbraio 2020


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