Rassegna stampa etica

In difesa della dignità umana

Pubblichiamo in una traduzione dal francese il saluto che il decano del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Georgios F. Poulides, ambasciatore di Cipro, ha rivolto al Papa all’inizio dell’udienza svoltasi lunedì 7 gennaio, nella Sala Regia.

Santissimo Padre, sono profondamente onorato e particolarmente emozionato di presentarle per la prima volta, in qualità di decano del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, i nostri migliori auguri di buona salute e di proficua prosecuzione della sua missione apostolica. In quest’occasione, vorrei guardare brevemente indietro all’anno appena trascorso. In questo 2018 in cui si sono celebrati il centenario della fine della prima Guerra mondiale e i settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, lei ha portato avanti il suo impegno infaticabile per la difesa della dignità umana, individuando in tale principio il fondamento, la «pietra angolare» ( Ma rc o 12, 10) su cui costruire un mondo autenticamente giusto, libero e pacifico. Nonostante i grandi progressi compiuti negli ultimi settant’anni nel campo dei diritti umani, ancora molto resta da fare. È così: ancora oggi le diseguaglianze tra persone, la povertà, la fame, i conflitti armati, l’esistenza di nuove forme di schiavitù, la limitazione delle libertà religiose, il degrado ambientale, la minaccia nucleare sono drammatiche sfide che devono essere costantemente raccolte. Santità, lei invita i governi e noi tutti a intervenire con politiche concrete nella risoluzione di questi problemi guardando all’uomo nella sua interezza, promuovendo il suo bene individuale e collettivo, quello che la Chiesa chiama «sviluppo umano integrale». Non sono problemi separati, ma un’unica grande questione, che è al contempo spirituale, sociale e ambientale. Lei, Padre Santo, ha più volte posto l’accento sull’ascolto e sull’accoglienza come antidoto alla moderna «cultura dello scarto», a quella «globalizzazione dell’indifferenza» che oggi risulta tanto acuita dal materialismo. Si marginalizzano l’anziano, il debole, il malato, il povero, lo straniero come si trattasse di «rifiuti» che la società deve scartare. Lei suggerisce di guardare alla società con uno sguardo solidale, partendo dai più poveri e periferici. In questo senso, la famiglia diplomatica riconosce il grande contributo della Santa Sede nel promuovere un’azione efficace nell’ambito delle migrazioni globali, attraverso una strategia fondata su quattro pilastri che lei ha identificato con quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. In occasione del suo viaggio in Perú e Cile, ella ha posto l’accento sulla promozione di un’ecologia integrale, che chiede di ascoltare e rispettare le persone e i popoli, riconoscendo in essa l’alternativa a un modello di sviluppo che produce degrado: umano, sociale ed ambientale. Inoltre, Santo Padre, lei nella sua opera di costruzione di una cultura di pace, si è ripetutamente soffermato sull’importanza di proseguire il cammino verso la riconciliazione attraverso il dialogo. E questo suo impegno ha trovato espressione nel viaggio a Ginevra, compiuto nel settantesimo anniversario della fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese, durante il quale ha invitato i cristiani a credere al valore dell’«unità nelle diversità». Come pure nel suo viaggio apostolico in Lettonia, Estonia e Lituania, allorché ha messo in rilievo la possibilità di sviluppare una feconda comunione nelle differenze. Con rinnovato impulso di speranza, lo scorso luglio a Bari, ha promosso l’incontro ecumenico per la pace in Medio oriente, accogliendo attorno allo stesso tavolo i rappresentanti delle diverse Chiese cristiane del Medio oriente e denunciando «il silenzio complice» del mondo di fronte alla guerra. È stato un incontro di grande valore ecumenico: per la prima volta nella storia i primati delle Chiese cattoliche, ortodosse e d’Oriente, hanno discusso insieme fraternamente. Una realtà e un simbolo di futura unità! D’altra parte, lei ha stabilito ponti di dialogo tra le religioni, essenziali per costruire e difendere la pace, pur mantenendo intatte le differenti identità. L’anno appena trascorso si è contraddistinto anche per l’attenzione che lei, Santo Padre, ha dedicato a due temi strettamente interconnessi tra loro: la famiglia ed i giovani. La sua partecipazione al nono Incontro mondiale delle famiglie, svoltosi lo scorso agosto in Irlanda, ha sottolineato l’imp ortanza della famiglia per costruire un forte tessuto sociale e per accogliere il dono inestimabile della vita in tutte le sue forme. Ben ricordiamo, Santo Padre, come ella in quell’occasione abbia auspicato che il mondo intero agisca come un’unica famiglia, specie nei riguardi dei fratelli più deboli. Decisivo è il ruolo che lei, Santità, affida ai giovani. A loro è stato dedicato il Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre. Più volte nel corso dei suoi discorsi ella li ha invitati a sognare un futuro di speranza che faccia tesoro della sapienza ancestrale dei loro nonni. Giovani e anziani insieme possono costruire un futuro a misura dell’uomo. Santità, l’anno appena trascorso passa un testimone denso di sfide, ma ricco di speranze. In previsione del suo imminente viaggio a Panamá per la Giornata mondiale della gioventù, la saluto con le parole di un grande padre della Chiesa orientale, san Giovanni Crisostomo: «L’anima del giovane è la statua più preziosa di tutte» ( Contro i detrattori della vita monastica III , 7). Amiamo i giovani e aiutiamoli a prendersi cura a loro volta della nostra casa comune, la terra, costruendo in essa un domani in cui la dignità della donna e dell’uomo possa ritrovare la sua centralità. Ringraziandola ancora per il suo ministero a favore dell’umanità, la prego, Padre Santo, di accettare, a nome del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, i più fervidi auguri di buon anno e di buona salute. Grazie.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 7-8 gennaio 2019

Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno, 07.01.2019

Il Papa sulle orme di san Francesco che incontrò il sultano (1219-2019)


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