Rassegna stampa etica

In Argentina respinta la legge sull’aborto

bimbo 3Bocciato dal senato il provvedimento che ha diviso il paese

Il senato argentino ha respinto — con 38 voti contrari e 31 favorevoli — il progetto di legge sull’interruzione volontaria di gravidanza che era stato approvato dalla camera nel giugno scorso. Subito dopo il voto sono scoppiati scontri nella capitale. Prima della votazione c’è stato un dibattito in aula di oltre sedici ore in cui hanno preso la parola 61 dei 72 membri che compongono il senato. È emersa una netta spaccatura, con una sostanziale prevalenza dei no fra i rappresentanti delle province settentrionali argentine e dei sì tra quelli del centro e del sud del paese.

Come detto, subito dopo la bocciatura in senato, una trentina di militanti favorevoli alla legge hanno lanciato bottiglie e oggetti oltre le barriere divisorie — all’altezza dell’Avenida Rivadavia — verso i manifestanti contrari alla legge. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni: almeno una persona è rimasta ferita. Nel frattempo, gruppi di oppositori alla legge, riuniti sulla piazza davanti al congresso di Buenos Aires, hanno festeggiato con fuochi d’artificio la decisione del senato.

Il respingimento da parte del senato del progetto di depenalizzazione dell’aborto è stato commentato dalla commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina in un comunicato che porta come prima firma quella del presidente Óscar Ojea, vescovo di San Isidro.

«Come Chiesa — si legge nel documento — abbiamo partecipato al dibattito cercando un dialogo chiarificatore senza considerare nemici quanti avessero un’opinione diversa. Come società argentina tocca ora farci carico delle nuove divisioni sorte tra di noi a partire da questo progetto di legge e lavorare attraverso un rinnovato esercizio del dialogo. Vogliamo ringraziare i tanti uomini e donne, i senatori e gli organismi e le istituzioni che si sono pronunciate in difesa della vita. Ringraziamo specialmente la testimonianza dei poveri, che sempre ci insegnano ad accogliere la vita come viene e a saperla curare perché è un dono di Dio. Il dialogo ecumenico e interreligioso — prosegue il comunicato — è cresciuto in questo tempo sommando sforzi per proteggere la vita dal concepimento fino alla morte naturale. Si tratta ora di prolungare questi mesi di dibattito e proposte nella concretizzazione dell’impegno sociale necessario per star vicini a ogni vita vulnerabile. Ci troviamo di fronte a grandi sfide pastorali per annunciare con maggiore chiarezza il valore della vita: l’educazione sessuale responsabile, la vicinanza ai focolari materni sorti specialmente nei nostri quartieri più umili per accompagnare donne incinte in situazioni di vulnerabilità e l’attenzione a persone che sono passate attraverso il dramma dell’aborto. Rinnoviamo — concludono — la nostra speranza che #ValeTodaVida, proclamato con entusiasmo e convinzione l’8 luglio scorso ai piedi di Nostra Signora di Luján: che la nostra Madre ci aiuti e insegni a rispettare la vita, curarla, difenderla e servirla».

Ieri, una messa per la vita era stata celebrata nella cattedrale di Buenos Aires, dal cardinale Mario Aurelio Poli, primate d’Argentina, insieme con il vescovo Óscar Vicente Ojea e il nunzio apostolico Léon Kalenga Badikebele. «In questa fase che attraversa la nostra patria, noi andiamo incontro al Dio della Vita», ha detto il cardinale arcivescovo di Buenos Aires, sottolineando come tutti abbiano potuto esprimere i propri punti di vista e sono stati ascoltati dai legislatori in un sano esercizio di democrazia, ma «gli unici che non hanno avuto l’opportunità di essere ascoltati sono esseri umani che lottano per nascere ed entrare nel banchetto della vita».

E ricordando Papa Francesco il cardinale ha affermato: «È anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto difficili in cui l’aborto è presentato come una soluzione rapida per la loro profonda angoscia, ad esempio quando la vita che cresce in loro è conseguenza di uno stupro o il contesto è di estrema povertà». Da qui il forte proposito per il futuro: «Dobbiamo fare attenzione a moltiplicare gli spazi di solidarietà».

© Osservatore Romano - 10 agosto 2018


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