Rassegna stampa etica

Il Best interest, surrealmente non contrastato dalla Diocesi di Liverpool e dai Vescovi UK, è già da noi

2018 04 19 crocequotidianoPaul Freeman

Quando si mischiano i “generi letterari” di una questione e di un rapporto si creano dei mostri e soprattutto si svela che non si cerca la soluzione di un problema ma il suo insabbiamento.

L’agenzia SIR vista la presa di posizione del Pontefice non poteva non esporsi. Così come Avvenire. Tacendo le voci che continuano, all’interno della “cattolicità” a rimarcare la questio dell’accanimento terapeutico per alcune situazioni, usando spiegazioni ambigue per dire in certa maniera che “sì, in alcune situazioni deve essere tolta la spina”.
La questione è certo delicata e la Chiesa Cattolica, che per mandato deve difendere sia la vita che l’uomo dai suoi deliri, sa bene che alla base sia dell’eutanasia che dell’accanimento terapeutico c’è lo stesso delirio ego-narciso-centrato, con prospettive transumanistiche che legano strettamente il business, lo stato e l’etica.
Ma occorre tirarle fuori secondo retta formazione e non secondo “opportunità dialoghistica” che crea, allo stato attuale, solo che confusione.
E questo lo si fa avendo solide basi etico-morali, e solide basi teologiche, puntando ai fondamenti e non dimenticando mai, anche per via implicita, la dimensione del peccato e della ferita di origine. Il peccato originale è il “fregoli” delle situazioni e si camuffa in tante forme.
Questi trasformismi, la Chiesa, con pazienza ed amore, deve saper snidare, sia dietro gli autodeterminismi, sia negli omicidi di stato, sia nell’accanimento terapeutico, sia nelle dimensioni transumanistiche, per proporre con efficacia la Redenzione operata da Cristo.

Però la questione dell’accanimento terapeutico non è il caso di Alfie, né lo era di Charlie Gard.
La questione, per questi due angioletti, assieme ad Isaiah, riguarda invece il sistema giuridico inglese che come abbiamo già detto qualche giorno addietro, fa acqua da tutte le parti con questo “Best interest”, proprio perché in maniera sopraffina, perfettamente legale, porta lo Stato a decidere chi vive e chi no. Chi ne è degno e chi con un tutore dedicato cerca il “Best interest” del malato, depauperando la famiglia di formalizzare il vero “Best interest” che le è affidato per natura (anche questo concetto lontano dal Diritto inglese), per dimensione archetipica e relazionale.

Insomma lo Stato sopra la famiglia ed al posto della famiglia.

Lo Stato dunque invece di supplire ed aiutare la Famiglia nelle scelte che le sono proprie, nella tutela e nella cura, in quello che il Santo Padre chiamerebbe “prossimità responsabile” (Messaggio del Santo Padre al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione del Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita”) entra a gamba tesa e sostituisce la famiglia. Senza appello.

Questo dramma giuridico, logico ed esistenziale non viene colto dalla Diocesi di Liverpool e dai Vescovi UK che con un comunicato affidato anche alla nostra stampa, proprio nel giorno in cui il Santo Padre ripete l’ovvio, sia in privato che nell’Udienza generale, tali prelati sentono il bisogno di rispondere non rispondendo, mischiando, come dicevamo, i “generi letterari”:  “We affirm our conviction that all those who are and have been taking the agonising decisions regarding the care of Alfie Evans act with integrity and for Alfie’s good as they see it…”( https://agensir.it/quotidiano/2018/4/18/alfie-evans-uk-bishops-criticism-of-those-who-care-for-him-with-integrity-and-for-his-good-are-unfounded/)

Insomma sappiamo che per Fonzie era difficile chiedere scusa, cioè compiere un atto di umiltà, di verità. Ma che dei pastori chiamati ad essere lievito e sale nella propria terra si comportino da equilibristi e non denuncino il sistema del “Best Interest” con chiarezza e pagando di persona, se non fosse drammatico, è al limite della macchietta. A poco servono le iniziative pastorali e persino la “grazia di stato” se non a confermare il “carattere”. Ora nessuno vuole la guerra, né uno scisma ulteriore tra Roma e la Chiesa di Inghilterra. O prese di posizione “non dialoganti” ma piuttosto, la situazione chiede prese di posizioni serene, chiare e sentite. Come ha fatto Pietro. Con il “di più” operativo di essere nella terra di missione in cui si è posti per Divina Provvidenza e non si ha doveri universali come quelli di Pietro.

Essere collusi con un potere costituito non è solo un legame dovuto al denaro ma sovente un legame di vanità, base di ogni rassicurazione pavida di equilibri che non devono essere toccati.

Per cui se Thomas ha difeso il suo piccolo anche la Diocesi avrebbe dovuto difendere Thomas e non solo la buona reputazione dell’ospedale e nel contempo difendere anche il sistema giuridico inglese criticandolo con strumenti adeguati. Criticare le leggi non significa sovvertire un potere ma rafforzarlo nel suo esercizio e nella sua purificazione e ricordare a sé ed agli altri che c’è una legge divina che tutto giudica. È insano cercare di tirare per la giacchetta il Santo Padre e parlare di realismo quando questo realismo è disatteso dagli equilibrismi. È veramente stonato affermare: With the Holy Father, we pray that, with love and realism, everything will be done to accompany Alfie and his parents in their deep suffering”. Il realismo porta inevitabilmente a criticare il Best interest se si è mentalmente onesti, prima che cristiani.

Stiamo dunque attenti perché questa prassi, per certi versi meno dannosa esplicitamente che in Inghilterra ma più dannosa per via di ipocrisia, è presente anche da noi in Italia. Da noi che siamo protetti dalle mostruosità del Best Interest da leggi che sono probabilmente le migliori al mondo per impianto giusnaturalistico, a cui dobbiamo tutto alla Chiesa Cattolica Romana, ma che assume, carsicamente, sotto la patinatura, tutti gli aspetti espliciti del sistema giuridico inglese su questo punto.

Andate a chiedere alle famiglie con un disabile in casa quanto devono quotidianamente tribolare con la “rete Istituzionale” (sottraendo tempo al proprio figlio disabile) per ottenere quanto previsto per legge e per diritto e scoprirete che figure di grande dignità, speranza e forza sono attorno a noi e che spesso sono sole (molte non sono ancora presenti nei social) e mangiate vive (letteralmente) da coloro che per legge erano tenuti a compiere il loro dovere senza collusioni vanesie e con lo scudo disumano della burocrazia e dei reciproci interessi. Dalla Scuola alle ASL, ai Comuni, alle Regioni. Tutti a giocare al ribasso, per motivi di bilancio, con reciproci interessi e, di fatto, spesso, contro il disabile e la sua famiglia, con la patina delle parole “integrazione”, “inclusione”, “accogliere le diversità”, le giornate di celebrazione della sindrome o di altro. Ma le barriere architettoniche non sono solo quelle fisiche ma anzitutto quelle dell’humus mentale e culturale, con il paravento dello statalismo. Lo statalismo ben si serve dell’individualismo diffuso e, vigliaccamente, alimenta anche “la guerra tra poveri”.

Ricordiamo come fosse oggi che il sistema di controllo dei falsi invalidi, sotto il governo Monti, con il silenzio grave e delittuoso dei cattolici presenti in quel governo, costò in termini economici una cifra spropositata. Coinvolgendo commissioni su commissioni, pagando gruppi nutriti di medici per verificare le invalidità. Ora, in termini educativi può anche essere un deterrente che si investe 10 per ottenere 7 ma, così facendo, si aiuta il cittadino educandolo alla legalità. Ma nessuno sano di mente investirebbe 30 per ottenere sempre 7, perché la sproporzione e lo spreco del denaro pubblico è più colpevole di quel manipolo di falsi invalidi che rubano il 7 di quel 30. E nessuno dei grandi quotidiani seppe criticare questo sistema di controllo iniquo. Insomma, con la sindrome di controllo statalista e para-educativa, il governo aveva messo in atto uno spreco di risorse che poteva utilizzare per i disabili. (vd. Sara De Carli, “La retorica dei falsi invalidi? Guardate quanto ha fruttato e poi chiedete scusa”, vita.it, 15 febbraio 2018)

Non solo. Ci risulta, direttamente ed indirettamente, che alcuni controlli furono fatti mettendo in grave disagio molte famiglie. Sia con verifiche non necessarie, sia con verifiche fatte in luoghi non accessibili facilmente per connotazione urbana. Insomma umiliazioni su umiliazioni effettuate con le risorse pubbliche.

Anche qui la politica, che in questi ultimi 40 anni non ha messo al centro la famiglia, e la famiglia con disabilità, si sta incamminando con il velo delle buone leggi al “Best Interest” attuato di fatto e per mal-costume, ma con la velina buonista del celebrare le giornate di una specifica disabilità.


PRESENTE NELLA VERSIONE PER ABBONATI, 19 aprile 2018

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