Rassegna stampa etica

«Identità di genere»: nodi problematici

no discriminazione no ddl zanLa discussione sul DDL Zan si è prevalentemente sviluppata sul tema della libertà di opinione e sul rischio di una censura nei confronti di chi non condivide la concezione della sessualità adottata nel testo. Lasciando spesso in secondo piano il contenuto di questa concezione. Che invece vale la pena di esaminare attentamente.

Perché il testo non si riduce – come dicono i suoi sostenitori – alla tutela di soggetti emarginati e perseguitati per la loro diversità sessuale. A questo sarebbe bastato il DDL Scalfarotto (che il testo dell’on. Zan ha assorbito e sostituito), in cui ci si limitava a rendere più pesanti le pene per i reati «fondati sull’omofobia o sulla transfobia», senza tirare in ballo le definizioni generali oggi contestate, inevitabilmente legate a una visione complessiva (e dunque filosofica) della persona.

Ed è proprio tale visione, non la tutela in sé stessa (su cui tutti, almeno a parole, dicono di essere d’accordo), a suscitare le divergenze nei confronti del DDL che il Senato si accinge a discutere e probabilmente ad approvare, riconoscendo e rendendo vincolanti nel nostro ordinamento giuridico delle categorie concettuali proprie delle gender theories, contenute nel testo Zan.

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