Rassegna stampa etica

I vescovi argentini sulla depenalizzazione dell’aborto

aborto 31«Questa decisione ci ferisce come argentini, ma il dolore per la dimenticanza e l’esclusione degli innocenti deve trasformarsi in forza e speranza, per continuare a lottare per la dignità di ogni vita umana»: in un comunicato, dal titolo Vale toda vida , c’è tutta l’amarezza della Conferenza episcopale per la decisione, presa ieri dalla Camera dei deputati, di approvare il disegno di legge che depenalizza l’aborto.
«La situazione delle donne di fronte a una gravidanza imprevista, l’esposizione alla povertà, all’emarginazione e alla violenza di genere rimangono senza risposta. Si è solo aggiunto un altro trauma, l’ab orto. Continuiamo ad arrivare tardi» scrivono i vescovi, non rinunciando tuttavia a confidare nel dibattito parlamentare che fra qualche settimana si sposterà in Senato: «Abbiamo l’opp ortunità di cercare soluzioni nuove e creative affinché nessuna donna debba ricorrere all’aborto. Il Senato può essere il luogo dove elaborare progetti alternativi che possano rispondere alle situazioni conflittuali, riconoscendo il valore di ogni vita e il valore della coscienza». La Camera dei deputati ha approvato il provvedimento per soli quattro voti (129 sì contro 125 no, oltre a un’astensione). Nel testo, all’articolo 3, si garantisce il diritto di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza fino alla quattordicesima settimana di gestazione, finora punita con il carcere. Oltre questo termine sarà possibile abortire solo in tre casi: se la gravidanza è conseguenza di una violenza sessuale (sarà necessaria la dichiarazione giurata della donna davanti a un medico), se esiste il rischio per la vita o la salute della donna (considerato un diritto umano), se viene diagnosticata l’impossibilità per il feto di sopravvivere dopo la nascita. Come detto, toccherà al Senato dare il via libera definitivo al disegno di legge oppure respingerlo, con conseguenti modifiche. In vista del prossimo passaggio parlamentare, l’episcopato argentino auspica un dialogo sereno e riflessivo: «Vivere il dibattito come una battaglia ideologica ci allontana dalla vita delle persone concrete. Se cerchiamo solo di imporre la nostra idea o il nostro interesse e di zittire le altre voci, continuiamo a riprodurre violenza nel tessuto della società». Subito dopo il voto alla Camera, il delegato episcopale al Congresso, monsignor Alberto Germán Bochatey, ha dichiarato che «oggi è un giorno di tristezza» perché «si introduce come legge la morte di esseri umani», osservando che esiste «una frattura morale immensa» nella quale, per alcuni, «la vita del bambino non ha lo stesso valore di quella della madre». Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata, esperto di bioetica, nonché membro della Pontificia accademia per la vita, ritiene che la scelta di depenalizzare l’ab orto non sia «il risultato di dibattiti profondi ma di negoziazioni politiche e di politici che hanno cambiato idea all’ultimo minuto sotto pressioni di partito». Tuttavia «la speranza è sempre presente» e «bisogna ricordarsi delle parole di Gesù: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”». Secondo l’arcivescovo di La Plata, Víctor Manuel Fernández, «il governo ha permesso questo dibattito senza aver individuato soluzioni reali ai problemi delle donne. Speriamo che i nostri senatori facciano la differenza», auspica, esprimendo «profonda tristezza» per il fatto che «non è stato nemmeno definito un sistema di accompagnamento per gravidanze non desiderate, di facilitazione per l’adozione e di tante altre possibilità che risolverebbero questo problema senza la morte dei piccoli». Nessuno, ha osservato il presule, si è occupato delle donne che affrontano la gravidanza (molte di esse muoiono) «denutrite o malate», in conseguenza del loro stato di povertà, e invece «è stato votato un progetto di legge che consente l’aborto gratuito anche alle donne ricche». Si è ricorsi a «una ricetta facile», ha concluso monsignor Fernández, perdendo l’opportunità di pensare a «una legislazione integrale con un pizzico di creatività. Non si tratta di dogmi ma di umanesimo». Duro il commento di padre José María “Pep e” Di Paola, referente dei sacerdoti per la pastorale nelle villas de emergencia : «Esiste una grande truffa morale su questo argomento» da parte dei legislatori, perché dire «che le donne povere vogliono l’aborto legale è una falsità. Questa classe ideologizzata usa i poveri. Nelle villas la nascita dei bambini è vista piuttosto come una benedizione. L’aborto è un male ma utilizzare i poveri per promuoverlo è ancora peggio».

Giovanni Zavatta

© Osservatore Romano - 16 giugno 2018


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