Rassegna stampa etica

Presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità

papa Francesco abbraccia malatoAlle ore 12.00 di oggi, presso l’Aula “Giovanni Paolo II” della Sala Stampa della Santa Sede, in Via della Conciliazione 54, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità, che si celebra il prossimo 3 dicembre.

Sono intervenuti all’incontro con i giornalisti: Padre Alexandre Awi Mello, ISch., Segretario del Dicastero per i Laici, La Famiglia e la Vita; il Dott. Vittorio Scelzo, Incaricato per la pastorale degli anziani e delle persone con disabilità; e la Signora Antonietta Pantone, Comunità Fede e Luce.

Riportiamo di seguito gli interventi dei relatori in occasione della presentazione:

Intervento di Padre Awi Mello, ISch.

Sono particolarmente lieto di essere qui oggi a presentare questo documento perché, per il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la pastorale delle persone con disabilità rappresenta un tema nuovo sul quale abbiamo deciso di impegnarci e di investire molte energie. È un ambito che, più di altri, manifesta come sia necessario parlare di laicato, famiglia e difesa della vita insieme, con un approccio multidimensionale. È sempre più evidente – e l’inclusione delle persone con disabilità lo dimostra in maniera chiara – che le nostre comunità ecclesiali devono abituarsi ad una pastorale trasversale capace di fare rete tra le diverse competenze e specializzazioni.

Le persone con disabilità in virtù del Battesimo sono laici, partecipi della medesima vocazione di tutti i cristiani; la loro presenza interroga la pastorale familiare e sono al centro della preoccupazione della Chiesa nella difesa di ogni vita. Ognuno dei tre ambiti di azione pastorale del Dicastero è di fatto coinvolto.

Siamo per questo lieti che, mentre ci accingiamo a percorrere un cammino che per il nostro Dicastero è nuovo, giunga questo messaggio che offre delle importanti indicazioni di riflessione e di azione. La prima è che i protagonisti di questa pastorale non sono tanto le associazioni specializzate o i caregiver, che pure meritano una rinnovata attenzione, ma le stesse persone con disabilità: il Papa, infatti, si rivolge direttamente a loro chiedendo di impegnarsi in maniera generosa nel percorso sinodale. È una scelta semplice, ma profondamente innovativa che li inserisce in maniera ineludibile nelle dinamiche del Popolo di Dio e riconosce che essi sono un soggetto ecclesiale. Fedeli laici che in forza del battesimo sono chiamati a vivere la sequela di Gesù.

È, poi, particolarmente significativo che questo testo giunga proprio in questo momento. Il primo banco di prova per una pastorale veramente inclusiva sarà quello di comprendere come ascoltare le persone con disabilità all’interno del percorso sinodale ed – allo stesso tempo – come aiutarle a prendere coscienza della chiamata che esse, come tutti i cristiani, hanno ricevuto in questo tempo particolare della vita della Chiesa.

Si tratta di una novità perché, da sempre, siamo abituati a pensare alle persone con disabilità solo a partire dalle loro necessità di assistenza e a considerare poco o nulla ciò che essi possono donare alle nostre comunità ecclesiali.

D’altro canto, il Santo Padre insiste perché, anche in merito all’assistenza, non avvengano discriminazioni e lo fa riferendosi al difficile periodo della pandemia durante il quale alcune conferenze episcopali hanno sentito la necessità di ribadire che la disabilità non può mai essere un criterio per scegliere di curare o meno.

Affermare che il Vangelo è per tutti, come fa il Papa, significa dire che quella cristiana è una via accessibile, che può essere percorsa da ciascuno. Mi piace ricordare che nell'antifona Alma Redemptoris Mater, Maria è definita pèrvia cœli portaporta accessibile del cielo - e che questa antifona è stata scritta da Ermanno di Reichenau, detto anche il Contratto a causa della sua disabilità fisica.

Questo messaggio, nel riconoscere che le persone con disabilità hanno il loro posto nel santo Popolo fedele di Dio è un grande invito, per noi del Dicastero, ma soprattutto per le realtà parrocchiali, diocesane, associative a percorrere vie nuove con creatività pastorale. È una porta che si apre a pensare una pastorale non più per, ma con e, in questo senso la gamma delle prospettive che si aprono è davvero ampia.

[01644-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento del Dott. Vittorio Scelzo

Nel messaggio che oggi presentiamo Papa Francesco afferma che se il Sinodo "sarà davvero «un processo ecclesiale partecipato e inclusivo», la comunità ecclesiale ne uscirà realmente arricchita". In qualche modo ci dice che, se la Chiesa riuscirà ad accogliere le sue figlie e i suoi figli con disabilità, sarà più bella; si popolerà dei loro sorrisi e dei loro abbracci da cui traspare l'amicizia immotivata ed esagerata di Gesù.

L'amicizia è, infatti, la categoria più adatta per cogliere il particolare modo che le persone con disabilità, in particolare quelle con una disabilità intellettiva, vivono la propria fede e la propria esperienza spirituale. È un modo gioioso ed affettivo di essere cristiani, un'alternativa a quelle che il Papa, scherzando, ma non troppo, definisce le "facce da funerale" che si vedono in certe parrocchie.

Nel messaggio, il Santo Padre ci accompagna a comprendere che quella dell'amicizia con Gesù è una via semplice, accessibile a tutti, ma nient'affatto ingenua. Egli cita Teresa d’Avila, ma ci si potrebbe riferire a molti altri santi che hanno vissuto in maniera intensa questa dimensione. Nelle parole del Papa si possono scorgere gli echi della riflessione della chiesa latinoamericana sulla pietà popolare o delle parole di Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi sulla "sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere" (EN 48).

L'Esortazione continua dicendo che questo modo di vivere la fede "comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione" (EN 48).

C’è, d'altro canto, in tutto il testo, una comprensione aggiornata della disabilità. Il Papa la esplicita quando dice che essa non è una malattia, ma il risultato dell’interazione tra le barriere che la società pone ed i limiti di ciascuno. Si tratta di un'affermazione importante, che raccoglie una riflessione ormai consolidata in ambito sia ecclesiale che civile, ma che deve diventare l'occasione per svecchiare la pastorale a partire da categorie rinnovate. Considerare le persone con disabilità come dei malati (di un morbo dal quale non potranno mai guarire) contribuisce a circondare la loro vita di un'aura di tristezza e di sofferenza. Ma la realtà, per fortuna, è molto diversa.

Questo messaggio è rivolto alle persone con disabilità, ma invita anche ciascuno di noi ad aprirsi all'ascolto e a fare un pezzo di strada insieme a loro. È quello che il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha voluto fare con la campagna #IamChurch, Io sono Chiesa, che lanceremo il prossimo 6 dicembre. Sono cinque video, cinque piccoli viaggi nell'esperienza ecclesiale di alcuni cristiani con disabilità provenienti da differenti Paesi del mondo. Racconteranno il lavoro di evangelizzazione portato avanti da alcuni giovani sordi in Messico, il monastero dove in Francia alcune suore con sindrome di Down vivono la loro vocazione, il gruppo di giovani italiani con disabilità intellettiva che partecipano alle Giornate Mondiali della Gioventù e tanto altro.

È la scoperta di un'umanità sorridente e non vittimista, di un volto attrattivo della comunità ecclesiale, un modo per illuminare, almeno un po', una delle molteplici facce di quel magnifico poliedro che è la Chiesa: quella delle nostre sorelle e dei nostri fratelli con disabilità.

[01645-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento della Signora Antonietta Pantone

Io sono Antonietta, ho 31 anni e abito nella periferia di Roma.

Grazie per avermi invitato qui, sono molto emozionata di essere con voi.

In questo messaggio di Papa Francesco mi ha colpito la presenza della parola amicizia. Tante volte. L’amicizia per me è fondamentale: essere amici e avere amici. Significa che posso contare su qualcuno e che qualcuno può contare su di me. E succede anche con Gesù, la stessa cosa.

La presenza di amici nella mia vita non è stata tanto scontata: a scuola, al catechismo non sempre ho trovato amici con facilità o ambienti davvero inclusivi.

Ho capito che Gesù era mio amico con la Comunione, mi tendeva una mano e voleva stare con me, con Antonietta, anche con le mie difficoltà.

Poi, anni più tardi ho capito che volevo confermare il mio stare con lui anche nel sacramento della Cresima.

Avere Gesù come amico è fondamentale per la mia crescita spirituale e questo ha accresciuto la mia forza interiore.

So di aver un amico accanto nelle prove della vita.

È stato importantissimo anche trovare una comunità (come Fede e Luce) con cui confrontarmi sul vangelo e pregare insieme. Con gli altri ho potuto vedere che il vangelo non esclude nessuno, che è per tutti!

Sono contenta che il Papa abbia scritto che io sono importante per la Chiesa, che c’è bisogno di me. Certo per la mia situazione ho bisogno di tante cose, ma anche io ho il mio compito come discepola di Gesù.

So che tanti nella Chiesa ci considerano degli angeli… ma io so di avere le mie pecche, come tutti. Essere considerata un angelo mi rende quasi non umana. E io voglio essere riconosciuta come essere umano.

Mi conforta che il Papa riconosca che le cose, per noi persone con disabilità e per le nostre famiglie, non sono per niente facili. E che con la pandemia sono state ancora più difficili. Abbiamo vissuto la separazione forzata anche con i nostri amici di comunità inseriti in strutture residenziali. Ci sentivamo per telefono.

L’amicizia è stata messa a dura prova in questo ultimo periodo, ma abbiamo capito profondamente l’importanza di questi contatti.

Sono sicura che tutti abbiamo una ferita, una difficoltà. Le mie si vedono, quelle degli altri no. Siamo uguali in questo.

Agli occhi di Dio so già che è così.

Spero che anche nella società sia sempre più così e che la Chiesa guidata da Papa Francesco, sia esempio per tutti in questo cammino.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 25 novembre 2021



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