Rassegna stampa etica

#Gender, la farsa del Miur sulle 'linee guida'

miurSono molti mesi che si stanno aspettando le fantomatiche linee-guida del ministero per l’Istruzione riguardo al gender nelle scuole: alla formazione della commissione – che non appariva in alcun modo equilibrata – va aggiunta l’inspiegabile lungaggine nel pubblicare il documento. Il 5 luglio scorso il Fonags avrebbe dovuto valutarlo con attenzione, e si è trovato davanti invece tre membri della commissione che ne illustravano i contenuti “a voce”, genericamente. Fabrizio Azzolini, presidente Fonags, ha significato una nota di rammarico per il meeting a base di aria fritta propinato dal Ministero

di Giusy D’Amico
C’èancora qualcuno che dice il “gender non esiste”, a dirlo sono rimasti davvero in pochi...il gender è ovunque...Gender Studies a parte, che ne certificano l’esistenza, il successo della confusione gender è dato dall’uso di tantissimi termini criptati e ambigui con cui si esprime, che ne celano la parte più inquisita . Proporre l’autodeterminazione del proprio orientamento sessuale, in un’ampia scelta delle varie opzioni di identità di genere proposta in rete e dai media, ormai sembra non fare più neanche notizia... I linguaggi sembrano moderni, accattivanti perché ispirati alla libertà di costumi ormai stendardo del relativismo imperante.
Anche nella scuola questa ambiguità non fa sconti e molti vorrebbero far credere al grande pubblico, che abbiamo capito male, che le segnalazioni senza numero di progetti dove si dice a bambini e ragazzi che è normale, essere maschio femmina o altro, che si può cambiare identità come si cambia un taglio di capelli piuttosto che modificare la gobba di un naso che non piace, sono frutto di immaginazione, che l’educazione di genere su cui avremmo dovuto avere indicazioni dal Ministero, riguarderà soltanto il rispetto per il genere femminile e maschile, posti sullo stesso piano in ordine alla sacrosanta parità dei sessi. Noi ci auguriamo sinceramente di trovare solo questo nelle Linee Guida al comma 16 della Legge 107, un ‘educazione alla parità dei sessi intesa come parità di opportunità, diritti e dignità. Queste Linee teorico/attuative avrebbero dovuto essere oggetto di lettura e attenta valutazione il 5 Luglio da parte del Fonags prima della loro ufficializzazione, ma la delusione espressa dai rappresentanti delle maggiori Associazioni accreditate presso il Miur è stata subito palese, esprimendo tutta la sorpresa di essersi trovati davanti tre esperti della Commissione che ha elaborato il testo, che hanno solo illustrato a voce i contenuti... Praticamente un incontro a base di aria fritta. Coinvolgimento nel nulla di fatto. Piena solidarietà al coordinatore del Fonags Fabrizio Azzolini e presidente nazionale dell’Age per il rammarico espresso. Sosteniamo l’impegno che porteranno avanti nel rispetto della tutela alla Libertà educativa delle famiglie. Anche le consulte studentesche presenti sono rimaste prive del testo promesso e su cui siamo invece ancora alle parole. Il Miur ha parlato di un impegno ad inviare tra qualche giorno il documento, una volta esauriti tutti i passaggi formali, ovvero il vaglio del Ministro e del capo di Gabinetto. Purtroppo c’è da chiedersi se dopo il vaglio dei suddetti, vi possa rimanere spazio per un’ampia e doverosa discussione rispetto a contenuti ancora oscuri e su cui difficilmente si potrà modificare quanto nella sostanza apparirà ancora ambiguo, ma già vagliato dal Ministro. Noi come Associazione Non Si Tocca La Famiglia insieme al Comitato Difendiamo i nostri Figli, abbiamo seguito il tavolo di lavoro istituito presso il Miur dal mese di Ottobre. Lo hanno fatto anche molti amici di alcune associazioni di genitori e docenti perché è appunto da Ottobre che si parla di un misterioso tavolo tecnico la cui composizione è ancora sconosciuta e non si sa bene perché, visto che deciderà cosa sarà insegnato ai nostri figli. A proposito, ma è stato spiegato anche alle famiglie dei tantissimi immigrati e anche di altre religioni, alle quali diamo pasti differenziati, ore alternative alla religione cattolica, che a loro insaputa verrà insegnato ai figli qualcosa su cui potrebbero non essere d’accordo? Perché il problema di tanto clamore sollevato il 20 giugno in quella piazza, riempita per lo sforzo e la generosità di Kiko Arguello, era sostanzialmente uno : evitare che attraverso la nobile lotta alle discriminazioni tra uomo e donna venisse offerto in modo ambiguo, ai nostri bambini e ragazzi la scelta del proprio orientamento sessuale scisso dalla propria identità sessuata come proposta “ moderna e inclusiva “ per introdurre un’ identità fluida, aperta ad un pericoloso indifferentismo sessuale. Inutile girarci intorno, questo non vogliono le famiglie del 20 giugno e del 30 Gennaio, date in cui quella folla sconfinata di cittadini ha detto stop gender nelle scuole. Di certo quel milione di cittadini accorsi nelle due piazze, non sono stati visionari, non temono l’educazione al rispetto per ogni persona, sanno che esso è un valore che oltretutto appartiene al nostro paese molto più che ad altri, che appartiene all’essenza del vivere umano, civile e costituzionale e tantomeno vorrebbero interferire con tale impegno per cui la scuola si fa carico insieme alla famiglia. Si preoccupano solo dell’ingerenza di uno Stato che per fare questo deve almeno chiedere : permesso. Se si riferisse solo e veramente a questo, non solo le famiglie non sarebbero scese in piazza a loro spese, ma l’educazione alla parità tra i sessi, non avrebbe raccolto l’allarme di tanti genitori preoccupati del nulla, purtroppo le scuole con progetti di dubbio contenuto hanno veicolato proprio molto altro in ordine alla parità dei sessi e spesso hanno messo in evidenza un’identità maschile e femminile senza differenze, che invece a livello biologico rappresentano proprio il deposito di ricchezza e di complementarietà tipico del maschile e del femminile e necessario alla crescita di ogni bambino. Inquisire il rosa e il celeste come stereotipi è davvero singolare, io ho adorato il rosa forse da prima che nascessi... Ma non è neanche obbligatorio adottarlo per le femmine, sebbene sia da loro ovunque ricercato. Mia sorella che è femmina e madre di eccellenza con tre figli, non lo ha mai potuto sopportare tantomeno indossare, ama colori scuri, veste in modo neutro e inusuale e la figlia che guardando allo stereotipo di sua madre avrebbe dovuto procedere per imitazione, adora il rosa, pizzi e corone e non può farne a meno...i miei nipoti non vedono televisione e questo li espone molto meno rispetto ad altri bambini, al bombardamento mediatico di giocattoli e accessori sessisti...nonostante questo amano giocattoli da maschi e da femmine e amano scambiarli, nsomma non so avrebbe potuto essere mia figlia... ma è semplicemente una bambina che segue le cose che piacciono a moltissime bambine...bambole, smalti, fiocchi e altro ...è così, bisognerà farsene una ragione . Ma è altrettanto normale non amarli, ma perché demonizzarli per il solo fatto che si identificano con le preferenze di un grandissimo numero di donne? Proporre ossessivamente la decostruzione di stereotipi legati a colori sessisti, linguaggi, giocattoli e mestieri...non è la via più equilibrata e rispettosa per riflettere sulle vere emergenze di stereotipi davvero negativi che meritano la nostra ferma condanna. Il grande schermo ad esempio continua a privilegiare l’immagine di giovani e belle donne in abiti succinti come vallette, presentatrici, testimonial cui affidare ruoli la cui visibilità è usata e finalizzata a mostrare corpi da guardare. Le grandi riviste e il grande mondo della rete propongono modelli di ragazze anoressiche o con corpi rifatti da interventi di chirurgia estetica che umiliano decisamente l’immagine della donna. Gli stereotipi negativi sono comunque da scoraggiare, lo stereotipo dell’uomo macho, tutto muscoli, tatuaggi e aggressività che sembra imprimere alla società l’unico modello di attrazione possibile è qualcosa su cui confrontarsi seriamente... Questi sono esempi chiari di stereotipi di cui è necessario parlare. Anche tutto il mondo della moda per i piccoli in qualche forma percorre strade che andrebbero scoraggiate, minigonne per bambine che appaiono vestite da piccole donne talvolta anche provocanti, insomma parliamone...ma non parliamo in modo vago di decostruzione degli stereotipi anche nelle scuole, quando qualcuno ha avuto il coraggio di affermare davanti al grande pubblico che il padre e la madre sono categorie che fluttuano tra lo stereotipo e il pregiudizio... Negare la straordinaria ricchezza di questo patrimonio significa azzerare un valore dalla portata incalcolabile. Non si puo negare quanto sia vitale per la crescita globale di un bambino vivere con il riferimento madre padre, maschio femmina, proprio in termini di riferimento ad una sana identificazione e differenziazione con i due sessi, questo conferisce alla sua vita una completezza nel suo percorso formativo che oscurarne la portata antropologica affermando il contrario, significherebbe dire che egli potrebbe farne assolutamente a meno. Come si fa a credere ed insegnare questo? Purtroppo con tutte le buone intenzioni del caso, il gender così inteso non è educazione di genere al maschile al femminile, ma è procurare danni in ordine alle poche certezze che ha il bambino, destabilizzando la sua identità. Le linee guida al comma 16 devono spiegare chiaramente cosa e come si intende decostruire alcuni stereotipi e soprattutto quali stereotipi. È necessario specificare che il genere è maschile e femminile. Che la tutela alla persona è sempre al centro delle sollecitudini educative, ma la scuola in particolare, nel difendere gli uomini e le donne di domani, non può manipolare il loro pensiero. Mia sorella quando dice che la sua bambina è affascinata dal mio modo di vestire e di usare orecchini e scarpe particolari, pur non avendo avuto nella madre modelli da imitare, sta inconsapevolmente affermando l’ infondatezza di assunti che vogliono spesso passare per Vangelo...e ritenere stereotipi da abbattere quelli che risultano essere solo elementi affini al proprio sentire e in cui piacevolmente riconoscersi. Inquisire i giocattoli per maschi e per femmine come pregiudizi imposti solo da logiche di mercato sembra un po’ esagerato, anche se gli estremismi negativi nel commercio sono certamente da rivedere . I miei figli maschio e femmina (un altro è in cielo) si sono sempre scambiati Barbie e Big Jim, senza che io avessi mai sentito la necessita’ di partecipare ad un convegno sul gender per spiegarmi cosa stesse accadendo fra loro... Rivalutare la donna ad esempio attraverso la visione modernista che già affronta nella scuola , i tanti traguardi raggiunti dalle donne nei diversi ambiti del vivere sociale, pubblico, politico, culturale e lavorativo, significa chiedere alla società che ne riconosca sempre più il valore e l’apporto di grande ricchezza affidato alle donne da sempre. Questa educazione chiamata a sensibilizzare ogni forma di rispetto verso l’universo femminile e maschile non deve sbilanciare la visione della donna che a tutti i costi deve superare l’uomo in una sterile gara a chi è più forte o forte uguale, questo può lasciare così vuoti interpretativi dove alla fine tutto sembra uguale a tutto. L’uomo e la donna non sono uguali, sono uguali nei diritti, nelle opportunità, nella dignità, ma sono assolutamente diversi nell’essenza biologica del loro essere , del loro porsi, del loro manifestarsi. Il mondo ha assoluta necessità di affermare queste differenze per esaltare che è proprio questo che fa la differenza nelle relazioni che oggi appaiono annacquate prive di punti di riferimento. Il gender ha riempito il vuoto prodotto da queste relazioni sempre più in crisi di identità, identità che in parte il femminismo radicale ha sottratto alla vera natura della donna. Dare la vita. La maternità sembra essersi ridotta ad un dettaglio marginale di cui occuparsi verso i quarantacinque anni ad orologio di natura scaduto, per cui un figlio deve essere programmato, sano, unico e se malato valutare cosa farne. Oggi la confusione dei ruoli ha prodotto pochi figli, fragili, disorientati, che cercano sicurezze per vivere e che spesso trovano nei luoghi e nelle persone sbagliate solo opportunità per sopravvivere . Allora andiamoci piano con queste proposte di educazione alla Parità dei sessi con annessa decostruzione degli stereotipi, perché se viene alterato il significato profondo di una giusta propedeutica al rispetto della persona, cadiamo nella rete gender ampiamente documentata e che genera dubbi esistenziali da cui non ne usciremo facilmente. Quando nel comma 16 si parla di lotta alle discriminazioni di genere si deve specificare come gli insegnanti dovranno avviare i bambini a decostruire stereotipi negativi e lesivi della dignità dell’uomo e della donna, è necessario utilizzare termini chiari, specifici, che non lascino zone d’ombra facilmente manipolabili. È necessario che si diano dati statistici reali sulle vere emergenze di casi di discriminazione nel nostro paese, sul fenomeno immigrazione e problematiche connesse alla lingua e ai fenomeni di xenofobia, sulla disabilità, bullismo, emarginazione sociale, perché le scuole e gli insegnanti prima di veder piovere milioni per finanziare quel progetto o quell’altra proposta, devono sapere che non saranno abbandonati in aule scolastiche dove l’iperattività, il disagio socioculturale, la totale estraneità alla lingua italiana per bambini stranieri , la disabilita’ sono oggetto di discriminazione e causa di maggior destabilizzazione delle classi, ad oggi non prevedono aiuti e sostegni specifici. Il docente di sostegno è previsto solo per casi gravi. Lo stesso organico di potenziamento quest’ anno non rivestirà più la funzione di aiuto alle classi in sofferenza. Allora pensiamo alle tante e reali emergenze, perché per dire che le bambine possono amare il calcio come i maschi, non è necessario predisporre un percorso educativo specifico. Ad esempio nella mia classe terza elementare sarebbe davvero inutile, perché Giuditta giocatrice accanita e bravissima di calcio (nome di fantasia a tutela della privacy) è lasciata libera di farlo senza che per questo io abbia mai assistito ad un solo giudizio da parte delle sue compagne e compagni. Le lagne e i litigi in genere sono soltanto finalizzati a denunciare atti di prevaricazione, di violenza verbale o fisica tra compagni, che solitamente avvengono per cose davvero più serie. Per dire che anche i maschi possono essere bravi collaboratori nel pulire e tenere ordinata la classe piuttosto che disegnare fiori, paesaggi o ancora meglio amare raccogliere fiori in giardino, giocare con peppa pig piuttosto che con spider man, non devo avviare un progetto sull’educazione di genere, devo fare quel che faccio da vent’anni e quel che fa ogni educatrice di solo buon senso : lasciare che si esprimano liberamente senza letture forzate e intervenire solo ..e al limite in casi da 118... Insomma voglio dire... per riconoscere che le donne hanno diritto al voto, a lavorare, a diventare presidenti, vincitrici di olimpiadi, manager etc, non è necessario investire tempo, energie esagerate, finanziamenti da capogiro, e spargere pure dubbi esistenziali sulla propria identità, è già sotto gli occhi di tutti, ne parliamo e continueremo volentieri a parlarne. Lo faremo perché non solo è giusto continuare a farlo, ma è importante aver presente che le ragazze di oggi sono già proiettate verso una personale affermazione legata agli studi piuttosto che al mondo del lavoro, dello sport, della politica e quant’altro, con particolare attenzione anche alle loro aspettative di donne chiamate un giorno a conciliare anche il ruolo di madri. Il femminismo ha già prodotto questi passi in avanti, non senza comportare anche i suoi danni, se pensiamo all’inno “sull’utero è mio e lo gestisco io” ...certo in relazione a questo, l’aborto non è stata una conquista per la dignità della donna, ne ha segnato una libera scelta ma l’omicidio è sempre un abominio. Il divorzio( per non parlare di quello breve e del prossimo “express..”) ha prodotto quell’esercito di infelici che sono gli innumerevoli figli senza più fissa dimora, con padri sempre più frustrati e definitivamente privati della loro dignità nel non poter più essere riconosciuti come veramente al centro di un valore, che solo la famiglia riusciva a dare loro in pienezza. Per questo il gender ha trovato terreno fertile in una generazione segnata dal crollo delle reti familiari che davano sicurezze nella costruzione della persona, stabilità di affetti e di certezze sul come costruire e credere nella forza della famiglia, dove certamente molti ruoli sono stati opportunamente rivisti ma non senza la perdita di orientamenti che passando drasticamente dal padre padrone ( comunque da condannare in casi limite) al padre Inutile, certamente non hanno favorito relazioni dove situare i propri ruoli in maniera serena. Le famiglie felici esistono ancora, ve ne sono una quantità smisurata, ma il bene non fa notizia e noi dovremmo incaricarci proprio di questo, parlare delle relazioni stabili, sicure, che offrono speranza e voglia di somigliarvi. La scuola dovrebbe favorire spazi dove parlare del bello, dell’ovvio, di quanto sembra in disuso e invece continua ad avere un suo valore nel tempo. Insomma per tutelare i nostri figli dalle innumerevoli proposte di educazione affettiva, sessuale e sentimentale di matrice ideologica, l’unica cosa che possiamo fare è vedere riconosciuto il diritto di dare Consenso o meno alla partecipazione a tali corsi, soprattutto quando non ci convincono, perché anche se il Ministro ha sottolineato che nessuna ideologia Gender sarebbe entrata nella legge 107, e questo vorremmo fosse nuovamente presente e ben esplicitato nelle Linee Guida, dovrà pur ammettere che le moltissime segnalazioni ricevute, sono il segno che qualcosa deve essergli pure sfuggito... Poiché non può sfuggire più qualcosa su cui si è dato l’allarme, allora siamo in attesa di azioni chiare e inequivocabili da parte del Miur. Siamo convinti che aver ricondotto pian piano i genitori dentro la scuola per una fattiva e attiva partecipazione, sia stato il primo vero grande traguardo delle Piazze del 20 giugno e del 30 gennaio. Sabato 25 Giugno alle 11,30 davanti al Ministero della Pubblica Istruzione si sono riuniti i rappresentanti delle Associazioni che avevano aderito al Manifesto Educativo del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. Manifesto che presenta richieste precise e chiede pronunciamenti ufficiali da parte del Ministero in ordine alla Libertà educativa delle famiglie, sancita non solo dal nostro dettato Costituzionale, ma anche dall’Articolo 26 della Dichiarazione Universale sui diritti dell’uomo che recita testualmente “ i genitori hanno il diritto di priorità sul genere di istruzione da impartire ai propri figli”. Dichiarazione sottoscritta dall’Italia nel 1948, dopo che le guerre mondiali avevano posto in luce gli effetti devastanti dell’educazione di Stato. La sorpresa dell’evento è stata l’inaspettata presenza di circa trecento persone giunte non solo da Roma ma anche da Verona, Perugia, Mantova, Napoli, tanti genitori, bambini, nonni, docenti, educatori, specialisti dell’educazione e della ricerca che hanno dato vita ad un coloratissimo e gioioso sit-in davanti le gradinate di viale Trastevere. Le numerose bandiere, volantini del manifesto educativo, striscioni, palloni e zainetti colorati sono stati una coreografia bellissima, che sapeva di collaborazione, di presenza attiva e soprattutto personale coinvolgimento di quanti hanno scelto quel sabato per “esserci” fisicamente e non solo a parole. Qualcuno ha detto che “è facile protestare sotto i palazzi” noi invece diciamo che per quella folla di eroi non è stato facile per niente trovare il tempo e la motivazione per essere presenti nella capitale di sabato mattina alle 11,30 con 40 gradi, a proprie spese, con bambini piccoli e grandi, in una delle più calde giornate in cui piuttosto si pensa ad andare al mare, ma si è scelto di testimoniare come un dovere e un diritto, il proprio coinvolgimento in prima persona. Quella presenza inaspettata di circa trecento persone, dice molto in ordine alla presa di coscienza dei genitori che di solito mandano i sindacati a far baccano, stavolta hanno sentito che spontaneamente era importante dire.. c’ero anch’io. Le famiglie dopo innumerevoli convegni, incontri, percorsi di sensibilizzazione da parte di tante associazioni come la nostra di cui sono presidente , Non Si tocca La Famiglia, hanno recepito a partire dal 20 giugno, il vero messaggio delle due grandi piazze : stop gender nelle scuole, allarmi fondati, da non esasperare, ma che impongono vigilanza attiva, aprire la nuova stagione del coinvolgimento dei genitori, della formazione permanente, del controllo su metodi e contenuti promossi nelle scuole, per continuare a coltivare la fiducia nelle istituzioni scolastiche che devono rimanere luogo di confronto e accoglienza del pluralismo culturale, soprattutto coltivando con perseveranza l ‘intenzione di riprendere in mano l’educazione dei propri figli. È scaduto il tempo dei grandi mandati firmati su cambiali in bianco, si sta passando consapevolmente ai grandi progetti di corresponsabilità educativa, per esercitare diritti e doveri, nei confronti dei propri figli. Questo il grande risultato : aver spinto le famiglie a riappropriarsi del ruolo educativo troppo spesso dato in appalto alle Istituzioni. La commissione scuola nata con la piazza del 20 giugno per dare voce alle istanze di quel milione di cittadini, ha vigilato, segnalato, inoltrato al Ministero della Pubblica Istruzione, tutti i casi analizzati sul territorio nazionale, avendo cura di studiarne tutti gli aspetti di criticità e di possibile connessione con l’ideologia gender, avvalendosi del contributo di esperti di altissimo valore accademico e di legislazione scolastica, abbiamo indirizzato le famiglie, i docenti piuttosto che i singoli genitori a far riferimento agli organi scolastici preposti per il controllo delle situazioni a rischio e abbiamo indicato gli specifici Uffici Scolastici provinciali e regionali nelle zone da cui provenivano le segnalazioni. Questa Commissione in seno al comitato Difendiamo i Nostri figli ha segnalato al Miur le criticità presenti nei macro progetti proposti a bambini e ragazzi sul territorio Nazionale, come quelli di W l’Amore in Emilia Romagna, in Umbria il percorso lettura In Vitro e lo spettacolo teatrale Fa AFafine , nei quali i moltissimi riferimenti all’ideologia gender imponevano la raccomandazione a genitori e dirigenti scolastici di vigilare e approfondire i contenuti proposti, avendo cura conoscere nel dettaglio quanto sarebbe passato in modo inosservato. Siamo ancora in attesa di una risposta ufficiale in ordine alle Controdeduzioni inviate al Ministero sul Caso del Friuli, dopo aver ricevuto risposte non soddisfacenti in ordine al rifiuto dell’USR su legittime richieste di Consenso Informato Preventivo da parte delle famiglie Non è una concessione particolare , da parte del Ministero, accogliere le richieste di Consenso Informato Preventivo da parte delle famiglie, è un suo dovere. Quando si trattano temi etici sensibili, la scuola non può prevaricare il loro diritto, neanche qualora decidesse di far rientrare tali educazioni in modo trasversale ai curricoli nazionali. Gli aspetti sensibili dell’educazione nei minori, devono rimanere priorità della famiglia. Su questo, la Petizione Nazionale sul Manifesto educativo che abbiamo lanciato il 25 giugno ha già raccolto oltre trentamila firme. Aver creato reti di collaborazione con tante associazioni di genitori, aver tessuto canali di continua sensibilizzazione attraverso i social, gli atenei, le scuole e le parrocchie i giornali, ha prodotto in termini di coinvolgimento la presenza di moltissimi genitori che gia’ quest’anno si sono candidati rappresentanti di classe, di Istituto, hanno creato circuiti di buone prassi educative da proporre nelle proprie scuole . Molte sono state le Associazioni impegnate sul fronte scuola che hanno elaborato e promosso itinerari educativi di Lotta alle discriminazioni, educazione affettiva e sessuale, intercultura e linee educative di contrasto al bullismo da offrire negli istituti scolastici di appartenenza. Aver prodotto come Comitato Difendiamo I nostri Figli, documenti utili a servizio di tutti, per la corresponsabilità educativa, averli diffusi attraverso la rete e negli itinerari di formazione scuola/famiglia ha aperto un nuovo vissuto della famiglia in seno alla scuola . Aver elaborato e inviato al Miur contributi di valore scientifico per offrire una riflessione per l’elaborazione delle Linee Guida al Comma 16, che ci auguriamo di riscontrare...credo sia stato il segno di un continuo e progressivo confronto nel tentativo di collaborare, costruire intese, rispondere alle famiglie e al mondo associativo per giungere insieme a quelle richieste sul Consenso Informato Preventivo quale unico traguardo su cui avere garanzie di ufficialità da parte del Ministero. Richiesta presentata il 25 giugno nel presidio organizzato. Sono davvero moltissimi i riferimenti al primato educativo della famiglia e in base ai quali la scuola ha il dovere di riconoscere, valorizzare e promuovere questo diritto. La stessa L. 107 della Buona Scuola, sottolinea quanto e come, valorizzare questa ricchezza. Purtroppo accade in molte scuole che tale strumento del Consenso Informato venga rifiutato. Perché una scuola dovrebbe rifiutare il dissenso motivato da parte di un genitore che non condivide percorsi educativi dai contenuti dubbi e talvolta palesemente in contrasto con il deposito, etico, filosofico, quand’anche religioso della famiglia? A volte perché non vuole intrusioni nel proprio operato, perché disconosce la priorità educativa ai genitori, a volte perché non trova nulla di strano nelle proposte educative offerte, su cui non di rado pone scarsa attenzione a chi le propone, come le propone e quali operatori intervengono nel percorso. Il dossier su casi di abuso didattico educativo elaborato da Pro Vita Notizie a cui abbiamo collaborato come Associazione Non Si Tocca La Famiglia e il Comitato art. 26 di Roma, raccoglie moltissime segnalazioni oltre quelle che abbiamo curato come Osservatorio Nazionale Difendiamo i Nostri Figli. In quel dossier si evince quanto in parte è passato nelle scuole. Ci auguriamo di non trovare scarsa attenzione nelle prossime linee guida al rispetto di quella presenza essenziale e insostituibile che sono i genitori chiamati ad istruire e educare i proprio figli, come contemplato nella nostra Costituzione al cap.29. Ci auguriamo inoltre non vi siano interferenze da parte dell’Unar che nel 2013 fu al centro di moltissime critiche in ordine alla produzione e alla diffusione, con l’autorizzazione di nessuno, dei famosi libretti “Educare alla Diversità” pagati da noi contribuenti all’insaputa di tutti. Per non parlare della Strategia Nazionale contro le Discriminazioni che usufruì dell’ingente finanziamento con firma Fornero della modica cifra di diecimila euro per il triennio dal 2013 al 2015 introducendo il gender e che fu elaborata da 29 associazioni LGBT senza che una sola associazione dei genitori fosse stata coinvolta. A questo proposito stiamo ancora raccogliendo le firme da Novembre come associazione Non Si Tocca La Famiglia insieme al Comitato DNF e tantissimi amici affinché quella Strategia venga totalmente rivista e messa nelle mani di altrettante associazioni di genitori ed insegnanti. Stiamo tenendo sotto controllo anche l’iter della commissione cultura della camera, gli 8 DDL sull’educazione sentimentale( non sanno piu’ come chiamarla questa intrusione a piedi pari nella scuola) chiediamo siano attentamente valutati, poiché da una lettura sommaria, solo uno ci sembra che rispetti i dettami di quanto chiediamo, il 3423 proposto da Castiello. Su quelli restanti faremo appello ai deputati di non votare la proposta di legge. Ovviamente se nelle stanze del palazzo si è deciso che tale imbroglio debba passare, saranno costretti ancora una volta a ricorrere al voto di fiducia. Grande vergogna per questo parlamento umiliato da un governo che continua a imporre quanto poi ottiene con la forza in ordine a temi etici di cosi rilevante importanza. Le famiglie hanno il diritto di essere, coinvolte, direttamente interpellate ascoltate e rispettate, in ordine ai temi delicati e talvolta divisivi legati alle sfere più intime del percorso di crescita dei propri figli, l’educazione affettiva e sessuale su cui nessuno, neanche la scuola, può argomentare senza aver ricevuto consenso dalle famiglie ad operare in tal senso. Come Associazione Non Si Tocca La Famiglia continueremo a tenere alta la vigilanza, l’attenzione, la sensibilità in ordine alla tutela sulla libertà educativa e su tutti quei “ valori antropologici non negoziabili “per i quali abbiamo lavorato in questi anni in stretta collaborazione con altre associazioni, realtà che sono cresciute e che ora di quei valori ne hanno fatto una bandiera politica e partitica come il Popolo della Famiglia al quale va tutta la nostra stima per aver raccolto attorno a sè moltissime sensibilità e personalità dalla forte spinta motivazionale e che in breve tempo hanno aderito alle molte strade da percorrere per la tutela di quei valori. Chi se ne intende di politica sa bene che dare al popolo una voce dentro il palazzo è ciò che serve per poter sperare di portare a casa qualche risultato. Le istanze del Popolo della Famiglia sono le stesse di quanti hanno iniziato questo percorso insieme, alla tutela e alla valorizzazione dell’umano, così come sta facendo il Comitato DNF anche sensibilizzando al no sul referendum di Ottobre. Abbiamo perso alcune battaglie ma molte sono ancora davanti a noi. Tanti di noi sono a servizio della sensibilizzazione per la custodia dei valori non negoziabili altri si occupano di amplificarne la voce. Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio, dice San Paolo...ma di questi tempi anche tra i cattolici queste citazioni cominciano ad avere un loro peso... Per noi no. Per questo va recuperato il senso dell’unione per continuare a credere che insieme siamo più forti, meno attaccabili e più credibili. Auguro agli amici di pdf e dnf con cui mi sento in piena unita’ di intenzioni, di proseguire la buona battaglia guardando a tanti di noi come sostenitori delle loro azioni per il bene dei bambini, delle relazioni uomo donna, della libertà di educazione e di questa generazione sempre più in pericolo ed esposta alle logiche del pensiero unico.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 7 luglio 2016

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