Rassegna stampa etica

ETÀ BIOLOGICA E RISCHIO COVID: UNA CONNESSIONE INATTESA

telomeri colorati in verde

Dr. Alberto Beretta - via facebook

I meccanismi che possono spiegare l’aumento del rischio Covid grave con l’avanzare dell’età sono molteplici.
Oggi parliamo di una ricerca tutta italiana che ha svelato un nesso molecolare finora insospettato fra invecchiamento e rischio di Covid grave.
E lo facciamo parlando non dell’età cronologica ma dell’età biologica, quella che conta veramente.
L’età biologica è la “vera” età del nostro organismo, quella determinata dallo stato di salute dei nostri sistemi, che non necessariamente coincide con l’età cronologica e che può essere misurata con test biologici piuttosto complessi ma già disponibili.
Iniziamo con un dato ormai di dominio pubblico: il virus entra nelle cellule sfruttando la molecola ACE2 che funziona come porta di entrata dopo l’aggancio alla Spike del virus.
Con l’età i livelli di ACE2 aumentano in modo lineare. Sono bassi nei bambini e alti negli anziani. Anche questo è un dato noto. Ma il perché ACE2 aumenta con l’età era finora un mistero.
La ricerca, diretta da Fabrizio D’Adda di Fagagna all’IFOM di Milano, ha svelato un nesso molecolare fra i meccanismi che regolano la quantità di ACE2 presente sulle nostre cellule e l’invecchiamento. E ha svelato che una delle caratteristiche più conosciute e studiate della cellula che invecchia, l’accorciamento dei telomeri, è la causa principale dell’aumento di ACE2.
I telomeri sono sequenze di DNA posizionate all’estremità dei cromosomi che funzionano come dei veri e propri “cappucci” stabilizzando il DNA. Mano a mano che le cellule si dividono i telomeri si accorciano destabilizzando il DNA. Con il passare degli anni i telomeri della maggior parte delle nostre cellule si accorciano al punto che la loro lunghezza viene oggi impiegata per misurare l’età biologica della persona.
Età che può essere più o meno “giovane” dell’età cronologica in base a come viviamo, cosa mangiamo e quanta attività fisica facciamo. E’ noto da anni che gli stili di vita possono accorciare o allungare i telomeri e di conseguenza determinare l’età biologica della persona e aumentare o diminuire i rischi di patologie croniche legate all’età.
Ma torniamo a ACE2 e Covid. Il gruppo dell’IFOM ha scoperto che, quando si accorciano, i telomeri stimolano una risposta molecolare molto complessa che tutte le cellule mettono in atto quando il loro DNA è minacciato. In termini scientifici si chiama DDR (DNA damage response), leggi “risposta al danno del DNA”. Ebbene, questa risposta riesce, con un meccanismo molto complesso sul quale non mi dilungo, ad aumentare l’espressione di ACE2 sulla cellula e, di conseguenza, facilitare l’ingresso del virus. Ne segue che tutti i fattori che incidono sulla lunghezza dei telomeri e sulla stabilità del nostro DNA possono convergere a determinare insieme il rischio di sviluppare forme più severe di Covid-19.
Questa scoperta, oltre a illuminare un meccanismo molecolare finora sconosciuto, ci insegna, una volta ancora, che con gli stili di vita possiamo giocarci una carta importante contro il Covid.
Numerose ricerche dimostrano infatti che basta un’attività fisica regolare (senza esagerare..) per allungare i telomeri. Altre dimostrano che i telomeri sono molto sensibili all’ambiente ossidativo della cellula sul quale possiamo intervenire con dieta e integrazione alimentare.
Ma ancora più interessante in questa direzione è un lavoro pubblicato sulla rivista Cell Metabolism del 2019 dove si dimostra che l’accorciamento dei telomeri ha un effetto nefasto sull’attività delle Sirtuine, i geni della longevità indispensabili al funzionamento ottimale delle cellule. E dimostra anche che con la somministrazione di una classe particolare di molecole, i cosiddetti NAD boosters, si riesce a riattivare le sirtuine e a stabilizzare i telomeri.
Si chiamano NAD boosters perché generano NAD, una molecola essenziale al funzionamento di più di 500 enzimi del nostro corpo. I livelli di NAD diminuiscono con l’età e sono influenzati dal fenomeno dell’accorciamento dei telomeri.
I NAD boosters sono tre molecole che appartengono al gruppo della Vitamina B3, attualmente al centro di intense attività di ricerca particolarmente negli Stati Uniti, in modo particolare a Harvard e MIT di Boston dove David Sinclair e Lenny Guarente già cinque anni fa hanno dimostrato che sono molto efficaci a ristabilire i livelli ottimali di NAD e rilanciare le funzioni più importanti delle cellule.
E’ possibile impiegare i NAD boosters per ridurre il rischio Covid? Non lo sappiamo ancora ma vi sono molti studi in corso e probabilmente a breve avremo qualche risultato.
Nel mio piccolo, ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare sui NAD boosters in epoca pre-Covid perché mi interessavano molto per i loro effetti sull’invecchiamento del sistema immunitario. Per sapere se e come funzionano ho sviluppato, insieme ai colleghi ricercatori di Solongevity, test che misurano i livelli di NAD nel sangue, l’attività delle sirtuine, la lunghezza dei telomeri e l’età biologica.
Pochi mesi fa è stata pubblicata una ricerca che dimostra come il virus, quando entra nelle cellule, si porta via tutto il NAD disponibile per costruirsi le sue proteine. Quando ho letto quell’articolo ho pensato subito a un possibile impiego dei NAD booster per la cura del Long Covid. Il dubbio che i sintomi del Long Covid siano in qualche modo legati da una parte alla permanenza del virus nelle nostre cellule (torno su questo argomento fra pochi giorni perché sono usciti nuovi dati molto importanti), dall’altra alla deplezione di NAD, è legittimo.
A breve inizierà all’Ospedale Sacco uno studio clinico randomizzato sugli effetti di un NAD booster in 170 pazienti long Covid. Ne riparlerò presto. Nel frattempo non dimenticate tutto quello che abbiamo imparato su stili di vita, telomeri e Covid.
Per chi desidera approfondire allego nei commenti i link alla ricerca dell’IFOM e all’articolo di Cell su NAD e telomeri.
Nella figura trovate raffigurati i telomeri colorati in verde.


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