Rassegna stampa etica

Dietro la crisi ambientale c’è una crisi spirituale

04 Mani in preghiera«La crisi ecologica non è solamente un fatto economico, politico e nemmeno tecnologico, ma rivela primariamente una crisi teologica e spirituale». È quanto sottolinea il patriarca Bartolomeo in un video-messaggio ai partecipanti al convegno ecumenico sulla custodia del creato che si è tenuto a Milano. L’incontro, durato tre giorni, si è concluso con una preghiera ecumenica nella basilica di Sant’Ambrogio, nel corso della quale i rappresentanti delle diverse confessioni hanno rinnovato la richiesta di perdono «per il modo in cui abbiamo abusato della terra sprecando le sue risorse, riducendone ampie zone a discarica e deserto». 

 

Intitolato «Il tuo cuore custodisca i miei precetti. Un creato da custodire, da credenti responsabili in risposta alla Parola di Dio», il convegno è stato promosso dall’ufficio per l’ecumenismo dell’episcopato italiano in collaborazione con la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, l’arcidiocesi ortodossa di Italia del patriarcato ecumenico, la diocesi copto-ortodossa di San Giorgio, la Chiesa di Inghilterra e la diocesi ortodossa romena. «Abbiamo ignorato la creazione — sostiene nel suo messaggio il patriarca di Costantinopoli — come un dono sacro fattoci da Dio che noi abbiamo abusato, trattando la creazione come nostra proprietà, secondo i nostri desideri e non quelli di Dio, a volte non la condividiamo con gli altri, specialmente con i poveri». E questo è il motivo, è stato rimarcato, che ha spinto Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo, da sempre in prima linea nell’opera di difesa del creato, a lavorare insieme con l’obiettivo di «far conoscere l’impatto delle implicazioni del cambiamento del clima». Infatti, «il manipolare e il controllare le limitate risorse del pianeta e la nostra avidità per il profitto del mercato — sostiene la guida spirituale ortodossa — ci hanno alienato dal proposito iniziale della creazione. Non rispettiamo più la natura come un dono da condividere, ma la consideriamo un possesso privato».

© Osservatore Romano - 23 novembre 2018


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