dagostino rai 1di Renzo Puccetti © www.lanuovabq.it - 30 luglio 2017

Per la gravità delle affermazioni e per la caratura del personaggio non possono passare inosservate le considerazioni del professor Francesco d’Agostino, già presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica, espresse nella trasmissione Uno Mattina (Rai Uno) il 26 luglio sul caso del piccolo Charlie (clicca qui).

Dato il prestigio che avvolge la persona del presidente dei Giuristi Cattolici, tenterò di svolgere alcune considerazioni sforzandomi di rispettare l’etichetta accademica. Richiesto dal giornalista Tiberio Timperi se per Charlie “c’è il rischio di accanimento terapeutico”, il professor D’Agostino ha risposto che tale rischio è per lui “plateale”, aggiungendo poi che “sicuramente Charlie da molti mesi è sottoposto ad accanimento terapeutico”.

Continua qui
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-caso-charlie-ecco-la-via-cattolica-all-eutanasia-20618.htm




Alcune considerazioni a margine da parte della nostra redazione:

Curioso sentire parlare di "Alleanza terapeutica" Filomena Gallo dell'Associazione Luca Coscioni. Identiche parole sentite in bocca a qualche prelato.
Alleanza terapeutica da ricercare con equilibrio, senza dubbio, e che sarebbe anche auspicabile in un mondo ideale senza peccato originale e senza interessi economici e di "buon intenzionismo". In un mondo in cui la dimensione giusnaturalistica non sia solo una leggera velina, come ci avviamo ad avere anche qui in Italia.
Da noi, se non facciamo ferma chiarezza, le cose saranno ben peggiori che in Inghilterra. Per le quali, certe sentenze, nella loro struttura di Law, sono quasi inevitabili.
Da noi, con il nostro equilibrio cattolico, la presenza di Pietro e la presenza di una forte cultura giusnaturalistica, solidale e sussidiaria, sarebbe il capolavoro della "scimmia che beffa". Voglia Dio che non avvenga.
In secondo luogo bisogna distinguere, tra abbandono terapeutico (che è ciò che è accaduto a Charlie a cominciare da quando la famiglia ha fatto rihiesta di protocolo di cura), accanimento terapeutico, eutanasia passiva, eutanasia attiva ed omicidio. Come ricorda giustamente Alez Benigniz diamo la definizione di Eutanasia (Treccani):

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Azione od omissione che, per sua natura e nelle intenzioni di chi agisce (eutanasia attiva) o si astiene dall’agire (eutanasia passiva), procura anticipatamente la morte di un malato allo scopo di alleviarne le sofferenze. In particolare, l’eutanasia va definita come l’uccisione di un soggetto consenziente, in grado di esprimere la volontà di morire, o nella forma del suicidio assistito (con l’aiuto del medico al quale si rivolge per la prescrizione di farmaci letali per l’autosomministrazione) o nella forma dell’eutanasia volontaria in senso stretto, con la richiesta al medico di essere soppresso nel presente o nel futuro.
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** L’uccisione medicalizzata di una persona senza il suo consenso, infatti, non va definita eutanasia, ma omicidio tout court, come nel caso di soggetti che non esprimono la propria volontà o la esprimono in senso contrario**.
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Cominciamo dunque a chiamare le cose con il loro nome prima di avere dialoghi, anche sottobosco, con le pressioni che vogliono l'eutanasia di stato con tutte le patinature possibili e perpetuare quella "cultura dello scarto" di cui chiaramente parla Pietro nel suo magistero
(Laudato si', 17).
Nessun piatto di lenticchie vale lo stravolgimento delle cose e soprattutto il disprezzo della vita delle persone, specie se disabili.
Nessun piatto di lenticchie vale lo stravolgimento della cellula primaria che è la famiglia

(Familiaris Consortio, 42).

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