Rassegna stampa etica

Convegno ecumenico sulla produzione e il commercio delle armi. Nessuno si senta assolto

armi africaÈ necessario lavorare perché si possa aprire «una nuova stagione di coraggiose proposte contro la crescita degli armamenti e per la loro riduzione». È l’auspicio espresso del cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Gualtiero Bassetti in un messaggio inviato ai partecipanti a un convegno promosso dalle Chiese cristiane e svoltosi nei giorni scorsi a Roma presso il Palazzo dei gruppi parlamentari sul tema «Produzione e commercio di armamenti: le nostre responsabilità.
Le Chiese e la società civile per un’economia di pace».Un’occasione, dunque, per stimolare il confronto tra rappresentanti delle istituzioni, delle Chiese e della società civile su un tema assai scottante e gravido di conseguenze a livello mondiale. Un’opportunità preziosa, sottolineata dal cardinale Bassetti: «In clima di dialogo ecumenico tra le Chiese e di dialogo costruttivo tra tutti gli uomini di buona volontà, auspico che possiate contribuire a creare una cultura della pace, davvero alternativa a quella che affida alle armi il tema della sicurezza sociale».
«Servono armi di giustizia», ha sottolineato in un altro messaggio Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), per il quale «le Chiese e la società possono costruire un’economia di pace e cooperazione, dove le armi della giustizia portino i loro buoni frutti: riconversione dell’industria bellica; ripudio della guerra come indicato nella nostra Carta costituzionale; istituzione di organismi civili internazionali non armati di mediazione diplomatica». In questo senso, ha assicurato il presidente della Fcei, «come protestanti siamo da sempre impegnati, in Italia e all’estero, per l’educazione alla pace e alla non-violenza».
Si tratta allora di proporre diversi modelli di sviluppo. «Noi non possiamo essere neutrali, non possiamo rimanere in silenzio, perché diventiamo complici dell’oppressione e quindi colpevoli di sostenere un sistema legato all’economia e ai soldi», ha spiegato il pastore protestante Herbert Anders. Infatti, ha sottolineato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, «la produzione e il commercio di armi scatenano un circuito vizioso che alimenta i conflitti nel mondo e crea le premesse per l’insicurezza e l’instabilità democratica». Anche perché, ha aggiunto, «non c’è ragione né etica né umana né spirituale che possa giustificare questa folle corsa». Per la Chiesa la corsa agli armamenti è «una struttura di peccato, cioè una scelta che ha molteplici conseguenze negative e distruttive sull’uomo e sulla società», ha affermato don Bignami che ha citato il «modello positivo avanzato da Rondine - Cittadella della Pace grazie alla campagna “Leaders for Peace”» con la quale «si chiede ai governi di sottrarre una cifra simbolica dal proprio bilancio della difesa e indirizzarla alla formazione di altrettanti leader globali in grado di intervenire nei principali contesti di conflitto del mondo, per promuovere lo sviluppo di relazioni sociali e politiche pacificate».
Da parte sua, ha osservato monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura - Gravina -Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi, la Chiesa «deve continuare a formare, educare ed informare, perché la disinformazione su questi temi non fa bene, non crea dialogo, confronto, dà una verità di chi ha interessi da salvare». In questo senso, il dialogo tra le religioni e tra le Chiese cristiane gioca un ruolo fondamentale perché, ha aggiunto il presule, «abbattere le forme di contrapposizione e di conflitto è il nostro compito, che è quello di seminare nei solchi difficili della storia il germe di un mondo nuovo che è possibile solo nella pace».


© Osservatore Romano - 7 marzo 2019

 

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