Rassegna stampa etica

Condividere la ricchezza della diversità

migrantiRiccardo Burigana

Una proficua collaborazione tra cristiani in Europa può dare un grande aiuto ai migranti: è stato questo il tema centrale dell’incontro «Les chrétiens et l’accueil de l’autre en Europe» che si è tenuto a Parigi lo scorso 12 ottobre a Saint-Esprit, tempio della Chiesa protestante unita di Francia. L’incontro, promosso sotto l’egida del Conseil d’Églises chrétiennes en France, è stato l’occasione per una riflessione ecumenica sulla questione dei migranti che costituisce, anche per la sua complessità, una sfida per i cristiani del XXI secolo poiché li pone singolarmente, ma soprattutto nel loro cammino ecumenico, di fronte a una conversione spirituale che apre tante prospettive non solo nel rapporto con la società contemporanea ma anche dentro le singole comunità locali.

Si tratta non solo di prendere posizione nel dibattito tra il rifiuto categorico a qualsiasi tipo di accoglienza e il promuovere un’accoglienza senza alcun tipo di discernimento, ma di costruire una cultura dell’accoglienza che consenta di condividere la ricchezza della diversità che non è incarnata solo dal migrante.
Nel costruire questa cultura i cristiani devono confrontarsi con le paure e le ignoranze che alimentano un clima di intolleranza che non ha niente a che vedere con la testimonianza cristiana, ma attraversa la società in Europa; si deve riflettere su quali modelli di accoglienza proporre, nei quali far confluire istanze teologiche ed esperienze pastorali che hanno caratterizzato, in tanti paesi, la vita dei cristiani negli ultimi anni.
Tra i numerosi relatori dell’incontro, che rappresentavano tradizioni cristiane diverse, il vescovo ausiliare di Lille, Antoine Hérouard, membro della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (Comece), ha sottolineato la “sfida” che i migranti pongono ai cristiani d’Europa perché con la loro stessa presenza chiedono un ripensamento radicale di una testimonianza che deve riscoprire la dimensione dell’accoglienza, in ogni gesto quotidiano. Per monsignor Hérouard le parole e le azioni di Papa Francesco aiutano i fedeli a vivere questa dimensione, con un continuo richiamo alle sacre Scritture e alla tradizione della Chiesa, tanto più che il Pontefice si muove su una strada già tracciata da Giovanni Paolo II per il quale l’incontro con l’altro costituiva una ricchezza spirituale da scoprire giorno dopo giorno.
Il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, ha raccontato l’esperienza dei corridoi umanitari che ha consentito di mettere in salvo migliaia di persone, creando un clima nuovo tra i cristiani tanto da aprire canali di collaborazione anche con ambienti della società civile. Il pastore ha parlato anche dell’imminente convegno ecumenico nazionale, previsto per il mese di novembre a Roma, che sarà dedicato al tema del ruolo delle Chiese nell’accoglienza dei migranti, con un’ampia partecipazione di confessioni cristiane presenti in Italia. Negro ha sottolineato anche la profonda sintonia che esiste tra i cristiani in Europa sull’accoglienza dei migranti e che costituisce una fonte preziosa per il cammino ecumenico in grado di valorizzare le diversità in una prospettiva di unità.
Spazio particolare è stato dedicato alla condivisione di esperienze di accoglienza, utile per ricordare da una parte, sempre e a tutti, che dietro ogni uomo e donna, di qualunque età, c’è una storia che va conosciuta come primo passo per costruire un dialogo, e dall’altra che queste esperienze sono stati momenti di conversione spirituale che hanno arricchito la vita dei singoli e di conseguenza delle comunità locali.

© Osservatore Romano - 21-22 ottobre 2019


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