Rassegna stampa etica

"Riceviamo caritas per dare caritas. Questo movimento è proprio quello dello sviluppo: ricevere e dare"

creazione piccolaDicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

La Caritas in Veritate è un’enciclica che parla al presente. A 10 anni dalla sua pubblicazione, i suoi insegnamenti relativi allo sviluppo dell’uomo in un’ottica integrale, e di rispetto della persona al di là dei meri aspetti economici e materiali, risultano più che mai attuali.
Occorre però recuperare e aggiornare il significato del bene comune in un’ottica plurale di “beni comuni”, di cui si deve essere custodi. In tal senso, occorre cercare di annullare la separazione che si è creata tra l’economia e la fraternità tra le persone attraverso una nuova cultura. E’ questo il messaggio emerso dalla giornata di studio promossa il 3 dicembre presso la Casina Pio IV in Vaticano dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali – intitolata “Teoria e prassi dello sviluppo”, e dedicata proprio alla Caritas in Veritate, firmata da Papa Benedetto XVI nel 2009.
“Già tra il Papa che ha iniziato il Concilio Vaticano II (San Giovanni XXIII) e il Papa che lo ha concluso (San Paolo VI) – ha detto il Card. Peter K.A. Turkson, Prefetto del Dicastero, aprendo il convegno – si è contribuito all'insegnamento sociale della Chiesa, secondo il quale il senso dello sviluppo non può essere limitato alla crescita economica e materiale, ma va esteso alle relazioni, alle aspirazioni sociali e ai bisogni spirituali”. Esiste un filo conduttore che lega il magistero della Chiesa e i documenti dei Pontefici. Infatti, ha proseguito Turkson, “questo significato di sviluppo, inteso come "sviluppo integrale e umano" a partire dalla Populorum progressio di Paolo VI (1967), è stato approfondito da San Giovanni Paolo II, in particolare, nella Sollicitudo rei socialis, come preoccupazione e missione centrale della Chiesa; successivamente, nella Caritas in Veritate, Papa Benedetto XVI ha radicato lo sviluppo umano integrale in una cultura o civiltà dell'amore, fondata nella missione di Cristo e con il volto caratteristico della gratuità. E’ un chiaro segnale contro la tendenza globalizzatrice del tempo, a cui si può rispondere radicando lo sviluppo umano integrale nella comunione d'amore del Dio trinitario, che ha creato la persona umana come essere relazionale, destinata a vivere in solidarietà per il suo bene comune. Per questo, la persona umana si presenta come quella che ha la vocazione allo sviluppo”. 
“La parola chiave – ha detto nel suo intervento il professor Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali – sta a mio avviso nel sottotitolo dell’Enciclica, ed è l’aggettivo “integrale”. Ciò significa che lo sviluppo umano accoglie tre dimensioni: la crescita (misurata dal pil); la dimensione socio-relazionale; la dimensione spirituale”. Dunque, ha sottolineato ancora Zamagni, “lo sviluppo umano è integrale quando le tre dimensioni sono prese in considerazione in modo congiunto, cioè in forma moltiplicativa e non additiva, come invece si ritiene comunemente. Se guardiamo alla storia, il XV secolo è stato il secolo del primo Umanesimo; all’inizio del XXI secolo sempre più forte si avverte invece l’esigenza di un nuovo Umanesimo”. Perciò di fronte alle sfide della società contemporanea, ha concluso il Presidente della PASS, “il mero aggiornamento di vecchie categorie di pensiero o il ricorso a raffinate tecniche di decisione collettiva non servono più. Occorre osare vie nuove. Ed è questo l’invito insistente e paterno che ci viene dalla Caritas in Veritate”.
Nelle conclusioni, ha detto l’economista Luigino Bruni, docente all’Università LUMSA di Roma, “la Caritas in Veritate è una grande lettera d’amore indirizzata prevalentemente a noi economisti, ma non solo. È possibile infatti vivere appieno il concetto di gratuità nelle nostre vite e nel nostro lavoro”. “È un movimento d’amore – ha ribadito Mons. Bruno Marie Duffè, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – infatti: riceviamo caritas per dare caritas. Questo movimento è proprio quello dello sviluppo: ricevere e dare. Andare incontro all’altro per dare e poi ricevere”. A dieci anni dalla pubblicazione dell’Enciclica, ha sottolineato ancora Mons. Duffè chiudendo il seminario, “siamo chiamati a rivedere la strada per riscoprire che siamo ricchi insieme, nell’esperienza della solidarietà e della reciprocità. Non possiamo perciò contribuire allo sviluppo umano completo, e pertanto integrale, senza questo incedere in un cammino comune”.  



Il workshop si è svolto in Vaticano, presso la Casina Pio IV, sede della PASS, il 3 dicembre 2019. Ad esso hanno preso parte circa ottanta persone, tra rappresentanti della Chiesa, delle organizzazioni internazionali e non governative impegnate nel settore umanitario e dello sviluppo, esponenti del mondo dell’accademia e della ricerca. Tra gli altri sono intervenuti Jeffrey Sachs, direttore del Center for Sustainable Development della Columbia University (Usa); Leonardo Becchetti, professore di politica economica presso l’Università di Roma Tor Vergata; Leila Farah Mokaddem, country manager dell’African Development Bank in Marocco; Mukhisa Kituyi, segretario generale dell’UNCTAD a Ginevra; Tony Castleman, direttore del Programma Agriculture, Livelihoods, Water and Microfinance del Catholic Relief Service (CRS); Michael Naughton, director del Center for Catholic Studies della University of St. Thomas (USA); Adriana Gomez Chico Spamer, rappresentante di IMDOSOC (Messico); Renè Castro Salazar, assistant director general alla FAO. 

Città del Vaticano, 3 dicembre 2019