Rassegna stampa etica

Al centro la famiglia

viaggio papa IrlandaUn’occasione «per riaffermare il posto essenziale che la famiglia occupa nella Chiesa e nella società», per andare incontro alle difficoltà e alle «ferite» di cui esse soffrono, ma anche per offrire un «segno di speranza» e di «apertura al futuro» in questo particolare momento in cui la Chiesa è «profondamente colpita» dal dramma degli abusi. Così — in un’intervista pubblicata on line su Vatican News la mattina del 22 agosto, al microfono di Alessandro Gisotti — il cardinale Pietro Parolin sintetizza quelli che saranno i temi portanti del viaggio che, sabato 25 e domenica 26, porterà Papa Francesco in Irlanda in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie 2018.
Quello della Chiesa sul tema della famiglia, ricorda il segretario di Stato, è un «ricco insegnamento», e il Pontefice avrà modo di riaffermarlo per sostenere la famiglia nella missione alla quale è chiamata: quella di «trasmettere e di educare alla vita» attraverso la sua «realtà di amore e di fedeltà» e la sua «capacità di generare quella felicità che oggi il mondo cerca con tutte le sue forze». È innanzitutto su questo aspetto positivo che si sofferma il porporato, sottolineando il ruolo da protagonista che la famiglia è chiamata sempre più ad assumere nella vita della Chiesa: quello, come ricorda il tema stesso dell’incontro di Dublino, «di testimoniare la gioia del Vangelo, dare una testimonianza gioiosa dell’amore di Dio che sa trasformare la vita delle persone, sa trasformare la vita delle comunità». In un’epoca in cui, fa notare il cardinale Parolin, la solitudine e l’isolamento che si soffrono tra le persone si riflettono anche nel rapporto con Dio, la famiglia cristiana ha il compito di risvegliare, sia a livello individuale che a livello comunitario, il senso di «appartenenza», di «comunione», di «rispetto». Ma la famiglia oggi, sottolinea il segretario di Stato, ha anche «tante ferite da guarire», tante «solitudini e tante rotture da ricomporre». Essa, quindi, è non solo forza attiva e propositiva nella Chiesa e nella società, ma anche oggetto di attenzione, di cura, di «accompagnamento». In questo senso la Chiesa, spiega, «ha una sua proposta da fare, una proposta che si basa sul Vangelo» e sulla testimonianza delle op ere. Riprendendo un’espressione di Papa Francesco, il cardinale auspica che la Chiesa sia davvero un “ospedale da camp o” per stare «vicina alle persone e accompagnarle in un cammino di crescita e, per quanto riguarda le ferite, anche di guarigione». Ecco allora che l’incontro mondiale in corso dal 21 agosto a Dublino è occasione per vivere insieme questo atteggiamento di accompagnamento che è «capacità di ascolto, che è capacità di dialogo, che è capacità di crescere insieme». Naturalmente, aggiunge il porporato, la centralità della famiglia presuppone anche che la comunità politica sia attenta alla realtà familiare e alle sue necessità, e risponda a esse con «provvedimenti legislativi adeguati»; ma le stesse famiglie devono essere capaci di sostenersi con le proprie gambe e, in questo senso, il cardinale ricorda l’ Amoris laetitia in cui Papa Francesco afferma che già è stato fatto molto per preparare i giovani al sacramento del matrimonio, ma «deve essere fatto molto di più». Il Papa sarà in Irlanda a quasi quarant’anni dalla visita di Giovanni Paolo II . Incontrerà una comunità cambiata che, nel frattempo, ha vissuto con dolore la terribile ferita degli abusi. La Chiesa in Irlanda, dice il cardinale Parolin ha «riconosciuto le sue mancanze, i suoi errori, i suoi peccati» e nello stesso tempo si è dotata «di una serie di misure che possano prevenire il ripetersi di queste atrocità, di questi orrori». Resta il dramma riportato alla ribalta delle cronache anche dal recente rapporto sugli abusi in Pennsylvania: «Siamo stati e continuiamo a essere — afferma il segretario di Stato — profondamente colpiti da questo fenomeno che ha avuto un’incidenza devastante anche sulla testimonianza della Chiesa». Il porporato sottolinea come il Papa abbia sempre insistito sul fatto che «il nostro primo dovere, il nostro primo impegno è quello di essere vicino alle vittime, di aiutarle in maniera tale che possano “ricostruire” la propria vita». In ogni caso, conclude, il viaggio di Francesco si svolgerà proprio «sotto il segno della speranza» che viene appunto dalla realtà familiare, dove si sperimenta «il potere liberante, trasformante, salvante dell’amore di Dio».

© Osservatore Romano - 23 agosto 2018


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