baratroNel novembre 2016 i ricercatori dell’università di Oxford hanno rilevato la fondamentale e insostituibile importanza della figura paterna, sopratutto nei primi anni di vita. In particolare è stato positivamente associato allo sviluppo emotivo e ai comportamentali positivi nei bambini. Nel settembre 2016 il prof. Walter Schumm, docente presso la Kansas State University ha pubblicato lo studio intitolato A Review and Critique of Research on Same-Sex Parenting and Adoption. In esso ha documentato come la maggior parte degli studi a favore dell’omogenitorialità sono imperfetti, non conclusivi, basati su piccola scala e quasi tutti condotti su coppie istruite e benestanti.
E molte questioni preoccupanti, inoltre, non raggiungono mai i media. Ad esempio, l’instabilità del rapporto sembra essere più elevato tra coppie di genitori gay e lesbiche e potrebbe essere un fattore di influenza negativo per i bambini, inoltre è stato osservato che la maggior parte dei ricercatori ritiene che molte, se non la maggior parte, coppie gay e lesbiche non sono monogami e questo è un altro fattore negativo per la salute dei bambini. Nell’aprile 2016 la Pediatric Academic Societies (PAS), schierata politicamente a favore dell’omogenitorialità, ha presentato uno studio con il quale vorrebbe giustificare la sua posizione sulla tematica. Il campione utilizzato sono 732 padri gay contattati tramite un sondaggio online, i quali hanno risposto sul rendimento scolastico, l’autostima e le relazioni tra pari dei loro figli. Le risposte date sono state più che prevedibili: l’88% ha detto che “non era vero” che il loro bambino è infelice o depresso e così via. Lo studio è stato presentato sotto al titolo: “I figli di padri gay sono ben adattati”. Un esempio perfetto di come vengano realizzate le ricerche a favore dell’omogenitorialità: campione irrilevante, sondaggi online e risposte dei genitori rispetto a cosa pensano dei loro figli. Nell’agosto 2015 sul British Journal of Education, Society & Behavioural Science sono stati riesaminati 3 precedenti studi pubblicati tra il 2004 il 2008 dal Dr Jennifer Wainright e dalla Dr.ssa Charlotte Patterson, forse tra i più citati a sostegno della genitorialità omosessuale in quanto hanno utilizzato per la prima volta un campione rappresentativo, concludendo che i bambini che crescono con genitori dello stesso sesso non hanno svantaggi rispetto a quelli che crescono con genitori di sesso opposto. La revisione dei dati ha tuttavia rilevato che dei 44 casi di coppie lesbiche che costituivano il campione, ben 27 erano in realtà genitori eterosessuali male identificati (un errore presente nell’Add Health survey consultato dai due autori), cioè erano bambini che vivevano con una madre e un padre. Dopo la correzione dell’errore fatale, la ri-analisi del campione ha rivelato che gli adolescenti cresciuti con genitori dello stesso sesso sperimentano una significativamente minor esperienza di autonomia e livelli maggiori di ansia rispetto ai bambini con genitori di sesso opposto. Analizzando i dati del campione di adolescenti cresciuti con famiglie omosessuali è emerso inoltre che se i due genitori dello stesso sesso erano sposati, i bambini mostrano sintomi ben maggiori di crisi di depressione, di pianto e attacchi di panico rispetto a quelli cresciuti con genitori non sposati. Il 25 gennaio 2015 sul British Journal of Education, Società & Behavioral Science è stato pubblicato uno studio intitolato “Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition”. Come abbiamo mostrato anche su UCCR, basandosi su un campione più ampio rispetto a quelli di qualsiasi altro precedente studio è stato mostrato che vi sono «problemi emotivi maggiori per i bambini con genitori dello stesso sesso rispetto a quelli con genitori di sesso opposto addirittura con una incidenza più che doppia».

Fonte: ontologismi su Facebbok
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