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America Latina: attesa per il videomessaggio di Papa Francesco ai politici cattolici della regione che sarà diffuso oggi

video messaggio la grazia© Il Sismografo

I politici cattolici in America Latina ovvero le sfide della coerenza tra fede e impegno al servizio del bene comune. 
(LB-RC) "Essere cattolico nella politica non significa essere una recluta di qualche gruppo, organizzazione o partito, bensì vivere dentro un’amicizia, dentro una comunità. Se tu, nel formarti nella Dottrina sociale della Chiesa, non scopri nel tuo cuore il bisogno di appartenere a una comunità di discepolato missionario veramente ecclesiale, in cui puoi vivere l’esperienza di essere amato da Dio, puoi correre il rischio di lanciarti un po’ da solo nelle sfide del potere, delle strategie, dell’azione, e finire nel migliore dei casi con un buon posto politico, ma solo, triste e con il rischio di essere manipolato."

Così, lo scorso 4 marzo, Papa Francesco disse ad una trentina di giovani latinoamericani che sotto la guida della Pontifica Commissione per l'America Latina (CAL) presieduta da Gúzman Carriquirry, a Roma dove per alcuni giorni avevano discusso e riflettuto sull'impegno politico del cattolico nel mondo di oggi. Si trattò di un'altra tappa di un percorso intrapreso tempo fa per iniziativa congiunta della CAL e del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano) nell'ambito della formazione del laicato ma anche della coerenza tra fede e politica in una regione dove la stragrande maggioranza degli abitanti si riconoscono nel cattolicesimo.
Sulle grandi questioni di queste sfide Papa Francesco aveva già parlato, nel marzo 2016, nella Lettera ai laici latinoamericani. In questo documento Papa Francesco ha voluto osservare con chiarezza: "Molte volte siamo caduti nella tentazione di pensare che il laico impegnato sia colui che lavora nelle opere della Chiesa e/o nelle cose della parrocchia o della diocesi, e abbiamo riflettuto poco su come accompagnare un battezzato nella sua vita pubblica e quotidiana; su come, nella sua attività quotidiana, con le responsabilità che ha, s’impegna come cristiano nella vita pubblica. Senza rendercene conto, abbiamo generato una élite laicale credendo che sono laici impegnati solo quelli che lavorano in cose “dei preti”, e abbiamo dimenticato, trascurandolo, il credente che molte volte brucia la sua speranza nella lotta quotidiana per vivere la fede."

In queste ore, fino a venerdì 12 prossimo, nelle vicinanze di Asunción, capitale del Paraguay, si concretizza un altro passo di questo percorso. Quasi cento persone, divise fra vescovi e politici del Brasile, Paraguay, Uruguay, Argentina e Cile, sulle orme di un analogo incontro continentale svoltosi a Bogotá (dicembre  2017), s'incontrano per discutere e approfondire gli insegnamenti di Francesco.
Punti centrali delle discussioni saranno le tre sfide sottolineate dal Papa, "le donne, i giovani e i più poveri", e la dialettica democratica, il pluralismo e la Dottrina sociale della Chiesa nella vita quotidiana dei popoli. Nell'incontro, al quale Papa Francesco invierà oggi nel primo pomeriggio, alle ore 9 del mattino in Paraguay, un videomessaggio, ci saranno due tavole rotonde di per se molto significative dello spirito dell'iniziativa: una su “cosa dicono i politici ai pastori?” e un'altra su “cosa dicono i pastori ai politici?”
Negli ambienti cattolici, non solo dei Paesi coinvolti direttamente nell'Incontro ma anche in altre Nazioni, esiste molto interesse per quello che saranno le riflessioni del Papa, in particolare nel momento in cui la regione vive situazioni di gravi conflitti (Venezuela e Nicaragua) e nelle quali la Chiesa cattolica si è vista coinvolta direttamente in diversi tentativi per favorire il dialogo tra parti politiche contrapposte. A ciò, come è noto, si aggiunge una severa crisi economica, un aumento della povertà e dell'iniquità sociale e una perdita di fiducia nella democrazia con la conseguente tentazione di affidarsi a "uomini forti e carismatici", propagandisti della paura, anticamera di ogni dittatura come lo ha spiegato recentemente il Santo Padre. Ecco le parole di Francesco su questo fenomeno che in America Latina è ricorrente nella sua storia:  "La paura è l’origine della schiavitù. (...) È anche l’origine di ogni dittatura, perché sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori." (15 febbraio 2019).