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Tre colonne per la vita consacrata

Istituti vita consacrata e Società vita apostolica foto darchivioPreghiera, povertà, pazienza: sono le tre «colonne» della vita religiosa riproposte dal Papa venerdì mattina, 4 maggio, nel discorso rivolto ai partecipanti a un convegno internazionale promosso dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Ricevendoli in udienza nell’aula Paolo VI , il Pontefice ha offerto loro una lunga riflessione a braccio, che ha preso le mosse dalla necessità del «discernimento» e dall’esigenza di individuare «quali sono le cose che lo Spirito vuole si mantengano forti nella vita consacrata». Proprio in questa chiave Francesco ha suggerito un triplice impegno.
A cominciare dalla preghiera che, ha detto, è come «tornare sempre alla prima chiamata» riscoprendo la «radicalità» della scelta religiosa: «lascio tutto per Te». E «la preghiera — ha ribadito — è l’aria che ci fa respirare quella chiamata, rinnovare quella chiamata. Senza quest’aria non potremmo essere buoni consacrati». Quanto al secondo aspetto, la povertà, il Papa ha ribadito che essa è «la madre» da cui scaturisce la «fecondità nella vita consacrata» e, allo stesso tempo, è «il muro» che «difende dallo spirito di mondanità». Una tentazione, quella della «mondanità religiosa», che secondo Francesco passa attraverso «tre scalini»: l’attaccamento alle ricchezze, la vanità e la superbia. Venendo infine al terzo punto, la pazienza, il Pontefice l’ha indicata come un atteggiamento che deve partire «dalle piccole cose, dalle piccole tolleranze, dai piccoli gesti di sorriso» per arrivare «fino al sacrificio di sé stessi, della vita». Senza «capacità di patire», ha ammonito, «una vita consacrata non può sostenersi, sarà a metà». Per il Papa la pazienza è necessaria non solo «davanti alle sofferenze del mondo» ma anche «davanti ai problemi comuni della vita consacrata». E fra questi Francesco ha evidenziato soprattutto la «scarsità di vocazioni», di fronte alla quale c’è la tentazione di cedere al pessimismo e di intraprendere il cammino dell’«ars bene moriendi» che porta a una sorta di «eutanasia spirituale di un cuore consacrato».

© Osservatore Romano - 5 maggio 2018

Udienza ai partecipanti al Convegno internazionale promosso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, 04.05.2018


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