il rettore informa 1«Il Papa e la Santa Sede credono fermamente che un dialogo affettivo ed effettivo sia necessario per ri-animare l’Europa». È su questa linea che si svolgeranno i lavori per individuare «il contributo cristiano al “Progetto Europa”»: dal 27 al 29 ottobre si confronteranno in Vaticano rappresentanti della Chiesa e leader politici di alto livello. (Re)Thinking Europe è il tema dell’incontro promosso dalla Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) in collaborazione con la Segreteria di Stato, e aperto dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.
I punti essenziali di questo dialogo a tutto campo sono stati presentati venerdì 27, nella Sala stampa della Santa Sede, dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, presidente della Comece, e dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. L’arcivescovo Gallagher, ricordando il «grande interesse dei Papi per l’Europa», ha insistito proprio sull’importanza di un dialogo che coinvolga anche la Chiesa. Finora, ha osservato, il Papa ha fatto riferimento «piuttosto alla realtà politica, sociale dell’Europa in generale»; e adesso «noi come Chiesa accogliamo l’opportunità di dire qual è il nostro contributo al progetto europeo». Con la speranza «che questo dialogo, che lanciamo e sperimentiamo in questi giorni, sia anche di aiuto per l’Europa e le sue istituzioni in questo momento assai critico». Oltretutto, ha affermato il presule ricordando che esiste anche «un sano nazionalismo», è proprio «il dialogo che qualche volta manca: ci sono tante parole, tanti incontri» però il dialogo è un’altra cosa. Inoltre, ha aggiunto, «Papa Francesco insiste molto sulla necessità di ringiovanire il continente, riscoprire i carismi dei padri fondatori e ri-animare le istituzioni». A riprova che «il Papa e la Santa Sede sono convinti che l’Europa è in grado di affrontare le gravi sfide di questo momento». Un quadro su realtà, prospettive, sfide e speranze del continente è stato quindi tracciato dal cardinale Marx. «Tutta l’Europa si trova ad affrontare grandi sfide che non sono limitate alla sola Europa» ha subito fatto presente. E di fronte a queste sfide, «i cittadini si aspettano dai politici e dalla politica se non proprio risposte conclusive però, almeno, chiari obiettivi e prospettive». In gioco ci sono questioni come l’ambiente, il mondo del lavoro, la «crisi dei profughi». Ma «di fronte a queste grandi sfide — ha affermato il porporato — è riconoscibile una tendenza a cercare le risposte nell’ieri, in un mal compreso ritorno alle soluzioni collaudate che spesso è solo nostalgia e trasfigurazione romantica del passato: ne sono espressione anche le correnti populiste e rivolte all'indietro». Ma, ha messo in guardia, «questa non è la nostra prospettiva: il nostro non è uno sguardo retrospettivo che abbellisce la realtà, bensì uno sguardo lucido sul nostro presente e soprattutto sul futuro». Proprio per questa ragione «il motto del nostro dialogo è (Re)thinking Europe». È un fatto che «l’Unione europea, il “Progetto Europa”, abbia ottenuto grandi risultati: negli ultimi sessant’anni ha contribuito in modo fondamentale a creare pace, solidarietà, crescita e progresso». Bisogna però anche riconoscere che, «contemporaneamente, molti cittadini dell’Unione europea hanno sviluppato un atteggiamento distaccato». In effetti «l’Unione appare sempre più tecnocratica: da una parte i cittadini si aspettano tutto “da Bruxelles”, dal punto di vista consumistico, e sono delusi se non lo ottengono». D’altra parte, però, «spesso non si aspettano proprio niente, ma contemporaneamente non sono disposti a fare di questo “Progetto Europa” il proprio progetto». Ecco che di fronte a tali sfide «si pone questo problema: come può contribuire la Chiesa a trovare risposte e cosa può fare?». In realtà, ha fatto presente il cardinale, «non abbiamo risposte e soluzioni pronte, d’altronde non facciamo politica concreta». Ma «riteniamo necessario che i cittadini dell’Unione, con le loro diverse esperienze, le loro diverse aspettative e con le loro ricche e differenti capacità, vengano messi di nuovo al centro del “Progetto Europa” e in grado di poterne essere attori». Esattamente «questo è anche il contenuto e lo scopo di questo incontro a Roma: vogliamo riaccendere il dialogo tra politici e rappresentanti della Chiesa come anche tra rappresentanti degli enti sociali, sull’Europa e l’Unione europea, sulle aspettative, le speranze ma anche sulle delusioni». «Per questo motivo — ha proseguito il porporato — la nostra manifestazione non è il “classico congresso”, bensì un dialogo». I lavori prenderanno le mosse con «una discussione introduttiva sui temi elencati da Papa Francesco nel suo discorso tenuto in occasione dell’assegnazione del premio Carlo Magno». Il cardinale Marx li ha voluti rilanciare: anzitutto l’«integrazione», pensando a «fratture e strappi dentro e tra gli Stati membri dell’Unione». Poi il «dialogo» sullo «stato delle nostre democrazie occidentali». Quindi la «capacità di generare», una valutazione su «quale forma di modelli economici avremo bisogno in futuro». Conclusa questa «discussione introduttiva», ha spiegato il porporato, «continueremo il dibattito in piccoli gruppi per sentire il maggior numero possibile di interventi e avere la partecipazione attiva di tutti». Oltretutto, ha reso noto, «queste analisi, idee, proposte vengono raccolte e ulteriormente discusse». Infatti «questo incontro a Roma non è la conclusione di un processo di riflessione e discussione sull’Europa e l’Unione europea ma un inizio: continueremo la discussione nella Comece, così come continueremo a intensificare ulteriormente il dialogo a diversi livelli tra la Chiesa, attraverso appunto la Comece, e la politica europea».

© Osservatore Romano - 27-28 ottobre 2017

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