patriarcato MoscaCelebrato il centenario della restaurazione del patriarcato di Mosca

di GIOVANNI ZAVATTA

«Non c’è nient’altro di simile, da un punto di vista spirituale, dell’esperienza empatica dell’unità, della preghiera insieme, della comunione del santo calice»: parole di ringraziamento quelle del patriarca di Mosca, Cirillo, rivolte ai primati delle Chiese ortodosse locali riunitisi ieri nella cattedrale di Cristo Salvatore per commemorare il centesimo anniversario della restaurazione del patriarcato, avvenuta appunto il 4 dicembre 1917 con l’intronizzazione di Tichon, venerato come santo dagli ortodossi russi.
«Che Dio ci sostenga, nella nostra unità, nella nostra comunione, nel nostro ministero comune per il popolo di Dio, la Chiesa ortodossa universale e il mondo. Tanti anni buoni», ha auspicato. Rivolgendosi a Teodoro II , patriarca di Alessandria, che ha guidato la divina liturgia in cattedrale, Cirillo ha invitato a pregare per «l’enorme gregge in tutta l’Africa, per il vostro lavoro missionario». E a Giovanni X (Yazigi), patriarca di Antiochia, ha detto che tutto il mondo ortodosso è vicino alle sofferenze dei cristiani in Iraq, in Siria, in Libano. La memoria della restaurazione del patriarcato della Chiesa russa — ha risposto dal canto suo Giovanni X —«è un grande evento, è gioia per tutti gli ortodossi, per tutte le Chiese ortodosse. È una testimonianza di amore, di unità, di pace». A Mosca, tra i primati delle Chiese autocefale, erano assenti (e non rappresentati) solo l’a rc i vescovo di Atene, Girolamo II ,e il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, che ha inviato un messaggio letto dal metropolita Ilarione, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca. Esprimendo a Cirillo rincrescimento per la mancata partecipazione, Bartolomeo ha osservato che «ciò, tuttavia, non significa che la Chiesa madre di Costantinopoli cesserà un giorno di pregare per la stabilità e prosperità della vostra santa Chiesa». E ha “abbracciato” gli altri patriarchi «con un sentimento di rispetto e d’amore». Cirillo lo ha ringraziato, augurando al patriarca ecumenico «le forze, la salute e l’aiuto di Dio per esercitare un ministero particolare legato all’interazione con le altre Chiese ortodosse». Alcuni osservatori hanno messo a confronto questa grande celebrazione per il centesimo anniversario dell’intronizzazione del patriarca Tichon, leggendovi una prova di forza di Mosca, con il concilio panortodosso del giugno 2016 a Creta, organizzato da Costantinopoli ma al quale alcune Chiese ortodosse (patriarcato di Mosca compreso) non hanno partecipato. E hanno sottolineato la presenza del presidente Vladimir Putin che, evitando di commemorare l’ingombrante centenario della rivoluzione d’ottobre, ha voluto invece personalmente incontrare ieri sera, nella sua residenza, i capi delle delegazioni convenute nella capitale russa. «Tale evento — ha detto Putin — sottolinea l’unità del mondo ortodosso, importante in sé, ma anche per il fatto che voi rappresentate la Chiesa, la quale svolge un ruolo fondamentale nella vita della società». Associare le altre Chiese ortodosse a questo centenario, ha commentato sul quotidiano francese «La Croix» il prete ortodosso Nicolas Kazarian, ricercatore all’Istituto delle relazioni internazionali e strategiche di Parigi, «è per Cirillo un modo di universalizzare ciò che ha subito la Chiesa russa nel ventesimo secolo, ovvero la più importante persecuzione nella storia del cristianesimo». Questo evento è stato preceduto dal concilio episcopale della Chiesa ortodossa russa, svoltosi dal 29 novembre al 2 dicembre. Nel discorso inaugurale, Cirillo si è soffermato sul ruolo del vescovo nella missione ecclesiale: «Il ministero episcopale è strumento visibile per realizzare l’unità della Chiesa. Solo una comunità unita, guidata da un vescovo, e non dei gruppi divisi e isolati, è una vera Chiesa». E ha ricordato l’esortazione del Salvatore: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» ( Ma rc o , 16, 15). Ma queste parole, ha sottolineato, non significano un invito per la Chiesa stessa a fondersi con il mondo fino al punto di assimilare la sua “non verità”: «Il servizio della Chiesa nel mondo è, in senso figurato, un lievito che fa fermentare tutta la pasta. È questo percorso che la Chiesa ha intrapreso fin dai tempi apostolici, ovvero la via della trasformazione morale e sacramentale delle persone, non attraverso, per esempio, il potere politico. Il nostro servizio è autentico solo quando proclama la trasformazione del mondo mediante il potere di Dio, la cui grandezza è più alta di tutte le nostre azioni. Quando la Chiesa prega per la pace nel mondo, porta questa preghiera al Padre celeste con fiducia, con profonda consapevolezza che solo Dio può dare salvezza al mondo», ha spiegato Cirillo. Per il sinodo, nella cattedrale di Cristo Salvatore si sono riuniti quasi quattrocento tra metropoliti, arcivescovi e vescovi provenienti da Russia, Ucraina, Bielorussia e altri paesi di tutti i continenti. Sono stati affrontati vari temi a partire dalla questione della ricognizione delle spoglie dei santi martiri imperiali (lo zar Nicola II e la sua famiglia) custodite a San Pietroburgo. Altri temi hanno riguardato la crescita quantitativa di chierici, fedeli e parrocchie, la proclamazione di un ulteriore gruppo di nuovi martiri e l’inserimento di alcuni nomi nel calendario dei santi russi. Sono stati inoltre esaminati i regolamenti della vita monastica, in discussione da diversi anni, e della celebrazione del matrimonio, l’insegnamento della religione nelle scuole e della teologia nelle università; l’obiettivo è favorire un dialogo più costruttivo tra la Chiesa e il mondo della cultura. Particolare rilievo è stato dato all’apertura al dialogo con Mosca fatta da Filarete, capo della cosiddetta Chiesa ortodossa ucrainapatriarcato di Kiev. Al termine dell’assemblea sono stati approvati il messaggio finale e dei decreti sui principali temi. Cirillo ha messo in guardia da chi cerca di imporre alla Chiesa una vita secondo le regole di questo mondo al fine di rendere l’istituzione ecclesiale una specie di antagonista. E «mi addolora vedere come alcuni servitori della Chiesa contribuiscono a ciò offrendo con noncuranza le cose sacre, che il Signore ci ha chiamato a preservare, per il servizio di cose momentanee, vane, in definitiva deteriorabili». Il riferimento è a quei ministri che, con il loro comportamento, fanno svanire «l’immagine del sacerdote come icona vivente di Cristo e testimone di una vita diversa, organizzata secondo leggi diverse dal mondo ordinario. L’esempio di un tale sacerdote può portare la gente a perdere di vista la natura sacramentale della Chiesa, equiparandola a organizzazioni pubbliche». Per un uomo di Chiesa, ha concluso, tutto ciò che può diventare un ostacolo alla fede (interessi personali, opinioni private, preferenze) deve essere posto in secondo piano. Il patriarca di Mosca — ricordando la grande importanza dell’incontro con Papa Francesco il 12 febbraio 2016 all’Avana, sia come simbolo dei buoni rapporti fra ortodossi e cattolici sia come appello alla comunità internazionale a intraprendere ogni azione possibile per la pace nel Vicino oriente — ha poi osservato che «è venuto il momento di riflettere seriamente sulla soluzione dei problemi davanti ai quali si troverà la Siria dopo il ristabilimento della pace nel paese. La creazione di condizioni favorevoli alla sicurezza dei cristiani e al ritorno dei rifugiati è una questione essenziale. Bisognerà presto restaurare le chiese distrutte, le infrastrutture, le case».

© Osservatore Romano - 6 dicembre 2017

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