taize milano 2005Aperto il 40mo incontro europeo di Taizé

BASILEA, 29. Che la gioia non finisca, non finisca mai, anche quando tutti saranno tornati a casa, anche quando i momenti di difficoltà appariranno insormontabili: è questo l’obiettivo che il priore di Taizé, fratel Alois, ha posto ieri sera alle migliaia di giovani convenuti nella St. Jakobshalle di Basilea per il quarantesimo incontro europeo.
«È una grande gioia stare insieme per cinque giorni, così diversi per le nostre origini, culture, confessioni. La nostra gioia è grande ma certamente — ha detto nella prima delle meditazioni serali — tutti aspiriamo ardentemente a una gioia che duri più di cinque giorni, una gioia che non finisca mai», tema che «sarà oggetto della nostra ricerca durante questo incontro e per tutto l’anno che inizia. “Rallegrati, esulta e acclama con tutto il cuore ” (cfr. Sofonia , 3, 14)». Alois ha ringraziato «coloro che ci accolgono non solo in città, ma in tutta la regione circostante, in Svizzera, in Francia, in Germania. Per la prima volta, uno dei nostri incontri europei si tiene al crocevia di tre paesi e all’incrocio di due lingue. Basilea è una città europea. Venendo qui, noi vorremmo esprimere che nella costruzione dell’E u ro p a non è possibile tornare indietro. Basilea — ha sottolineato — è una città segnata dalla Riforma protestante del XVI secolo e dove oggi si svolgono numerose iniziative ecumeniche. Riunendoci qui, è anche questo cammino verso l’unità dei cristiani che vorremmo valorizzare». Questa mattina i partecipanti hanno affrontato la prima delle quattro proposte fatte dal priore di Taizé per l’anno 2018. Ha per titolo «Scavare le sorgenti della gioia». Partendo dal testo biblico letto ieri sera, «il Signore, tuo Dio, è in mezzo a te» (cfr. Sofonia , 3, 17), fratel Alois spiega che la gioia del Vangelo «deriva dalla certezza che noi siamo amati da Dio, amati dall’amore senza limiti che Egli ha per ognuno di noi. Se, lasciando Basilea, conserverete solo la certezza di questo amore infinito di Dio, sorgente di gioia, avrete conservato l’essenziale». E, nella preghiera di stasera, «cercherò di indicare come la gioia che scaturisce dall’amore di Dio non sia in alcun modo una fuga dai problemi del nostro tempo. Al contrario, ci rende ancora più sensibili alle difficoltà degli altri». Oltre a quello di Papa Francesco, sono giunti altri messaggi. «La gioia — scrive l’arcivescovo di York, John Sentamu — è più di una semplice felicità. È più profonda, più ricca e più intimamente portatrice di vita. La gioia è il grido di tutta la creazione che proclama che esiste una risposta alle difficoltà e ai guai di questo mondo, e questa risposta è Gesù Cristo. È nella persona di Gesù che troviamo la grazia di di unirci agli altri tendendo loro una mano piena di amicizia e non di un sentimento di rivincita», conclude il primate anglicano. Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, Olav Fykse Tveit, ricorda l’importanza di aver commemorato insieme («cristiani di ogni tradizione») il cinquecentesimo anniversario dell’inizio della Riforma protestante: «Insieme abbiamo chiesto perdono per le divisioni del passato e affermato ciò che abbiamo in comune in Gesù Cristo. È stato un segno forte della nostra reciproca responsabilità in Cristo». Allo stesso modo, la comunità di Taizé deve essere considerata «pioniera su questa strada che va dal conflitto alla comunione, testimonianza di unità». Tveit mette in evidenza che a Basilea si celebra il quarantesimo raduno europeo dei giovani e che, per la prima volta, l’incontro ha luogo simultaneamente in tre nazioni: «Un richiamo della necessità ad andare al di là delle frontiere e delle divisioni, a costruire ponti e non muri. Abbiamo bisogno della partecipazione, dell’imp egno e delle idee dei giovani, oggi come settant’anni fa», conclude, ricordando che nel 2018 il Consiglio ecumenico delle Chiese festeggerà il settantesimo di fondazione con il motto «Camminare insieme, servire la giustizia e la pace». Anche Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale, oltre a sottolineare la storica celebrazione del cinquecentenario della Riforma, esprime gratitudine per l’esempio mostrato dai giovani di Taizé: incontrarsi, parlare guardandosi negli occhi assume valore particolare «in un’epoca in cui la famiglia umana sembra avere difficoltà a riunirsi, a lavorare insiem eeadialogare». È dunque un messaggio forte quello che viene da Basilea, che «si oppone a tutte le divisioni dominanti e al discorso corrosivo che al riguardo ci circonda». Saluti ai partecipanti sono giunti anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tu s k . In un editoriale, il vescovo di Moulins, Laurent Percerou, presidente in Francia del Consiglio per la pastorale dei bambini, dei giovani e delle vocazioni, torna sulla scelta di organizzate l’incontro in tre paesi: «Simbolo che manifesta l’impegno incrollabile di fratel Roger per la riconciliazione e l’unità dell’E u ro p a , oggi ancora più essenziale allorché popoli che ne fanno parte dubitano di essa e sono tentati da ripiegamenti nazionalisti».

© Osservatore Romano - 30 dicembre 2017

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