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Preghiera per la Siria

santuario divino amore«Inizierò il mese mariano con un pellegrinaggio al santuario della Madonna del Divino amore. Reciteremo il rosario, pregando in particolare per la pace in Siria e nel mondo intero»: lo ha annunciato il Papa al termine del Regina caeli del 29 aprile, con i trentamila fedeli presenti a mezzogiorno in piazza San Pietro. Invitandoli a «unirsi spiritualmente e a prolungare per tutto il mese di maggio la preghiera del Rosario per la pace» il Pontefice ha anticipato i temi della visita al santuario mariano di Castel di Leva, in programma nel pomeriggio di mercoledì 1° maggio.
In uno dei luoghi simbolo della devozione dei romani alla Madre di Dio, il Papa incontrerà anche gli anziani ospiti della casa di riposo annessa al Divino Amore e le mamme con i bambini. Ma la sollecitudine pastorale di Francesco non si limita alla martoriata popolazione siriana e si estende laddove sono presenti situazioni di sofferenza: infatti al Regina caeli domenicale ha anche espresso le proprie speranze «per una Penisola coreana libera dalle armi nucleari» e la propria vicinanza alla «comunità cristiana della Nigeria nuovamente colpita con l’uccisione di un gruppo di fedeli, fra i quali due sacerdoti». Riguardo all’esito positivo del summit inter-coreano, il Pontefice ha assicurato di accompagnare con la preghiera «il coraggioso impegno assunto dai leader delle due parti a realizzare un percorso di dialogo sincero» affinché «le speranze di un futuro di più fraterna amicizia non siano deluse». Con il successivo auspicio che «la collaborazione possa proseguire portando frutti di bene per l’amato popolo coreano». Infine ha affidato i cristiani nigeriani «al Dio della misericordia affinché aiuti» le loro «comunità così provate a ritrovare la concordia e la pace». In precedenza, il Papa aveva commentato il vangelo della quinta domenica di Pasqua, in cui Gesù si presenta come la vera vite e invita a rimanere uniti a Lui per portare frutto ( Giovanni 15, 1-8). «Si tratta — ha spiegato — di rimanere con il Signore per trovare il coraggio di uscire da noi stessi, dalle nostre comodità, dai nostri spazi ristretti e protetti, per inoltrarci nel mare aperto delle necessità degli altri e dare ampio respiro alla nostra testimonianza cristiana nel mondo». Del resto, ha aggiunto, «uno dei frutti più maturi che scaturisce dalla comunione con Cristo è l’impegno di carità verso il prossimo». Infatti, è la logica premessa, «il dinamismo della carità del credente non è frutto di strategie, non nasce da sollecitazioni esterne, da istanze sociali o ideologiche, ma dal rimanere in Gesù». Temi questi riecheggiati nel tweet lanciato lunedì 30, al termine dell’udienza a un’associazione che si occupa di malattie rare: «Siate sempre di Cristo nella preghiera, nella cura dei fratelli più piccoli, nella ricerca della pace», ha scritto Francesco.

© Osservatore Romano - 30 aprile 1 maggio 2018

Regina Caeli 29 aprile 2018


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