sindone 1 voltoISLAMABAD, 30. «Abbiamo pregato, ci siamo tenuti per mano, abbiamo acceso candele in segno della accorata richiesta a Dio ma anche di un impegno personale». Così il cappuccino Francis Nadeem, segretario della Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo in seno all’episcopato pakistano, spiega il senso dell’incontro ecumenico di preghiera che nei giorni scorsi, nel contesto dell’ottavario per l’unità dei cristiani, si è svolto al confine con l’India, in località Ganda Singh Wala, nei pressi di Kasur.
Una preghiera rivolta a Dio, un silenzio orante, un canto comune per invocare il dono della pace, auspicando «il rispetto reciproco e la promozione dell’armonia e dello sviluppo tra Pakistan e India». Pur avendo da poco festeggiato i settant’anni di indipendenza dal dominio britannico (15 agosto 1947) i due paesi vedono alimentare i sentimenti di un acceso nazionalismo che finisce per strumentalizzare anche il fattore religioso, in particolare nel rapporto tra musulmani e indù. Del resto, la “partizione” tra i due stati fu un evento vissuto in modo traumatico, e India e Pakistan, sin dal primo giorno della loro esistenza, furono teatro di uccisioni e violenze che negli anni successivi divennero autentica guerra quando gli eserciti delle due nazioni si scontrarono nella valle del Kashmir, zona montuosa che entrambi i paesi rivendicano come propria. Nell’area, dalla metà degli anni Ottanta a oggi, la guerriglia pakistana e la repressione indiana hanno causato più di 40.000 morti. E adesso la presenza, sulla scena politica dei due paesi, di forze marcatamente nazionaliste alimenta l’ostilità insieme al rischio di un confronto tra due potenze nucleari. Di qui, da parte dei cristiani, l’impegno nel favorire occasioni di incontro e di dialogo tra i popoli e le religioni. Come nel caso, appunto, dell’appuntamento ecumenico promosso in occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Una delegazione, informa l’agenzia Fides, ha fatto visita alla chiesa cattolica di Kasur, guidata da padre Bashart Exupare, missionario degli oblati di Maria Immacolata, che sorge proprio nelle vicinanze del confine indo-pakistano. Presenti anche i pastori presbiteriani, i sacerdoti anglicani e responsabili locali dell’Esercito della salvezza. «A 70 anni dall’inizio della loro rivalità, una riconciliazione è possibile», dice padre Inayat Bernard, portavoce della Commissione per il dialogo interreligioso e l’ecumenismo, il quale ricorda come «India e Pakistan hanno molto in comune e possono raggiungere un accordo che porti reciproci benefici alle rispettive popolazioni».

© Osservatore Romano - 31 gennaio 2018

Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn


"L'articolo e le immagini sono state prese dal web al solo scopo di condividere il buono ed il bello, per il Vangelo, su questo sito, senza scopo di lucro. Nel caso di violazione del copyright, siate gentili, cortesemente, contattateci ed il materiale sara' subito rimosso. Grazie."

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.