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SeoulMessa per la riconciliazione nazionale nella cattedrale di Myeong-dong

Pubblichiamo l’omelia che il cardinale arcivescovo di Seoul e amministratore apostolico di P’yŏng-yang ha pronunciato il 24 aprile durante la messa per la riconciliazione nazionale che ha presieduto in vista del vertice di Panmunjeom. Al termine è stata recitata una preghiera alla Vergine che riportiamo in questa stessa pagina. I due testi sono stati tradotti dal coreano da Thomas Han.

di ANDREW YEOM SOO-JUNG

Questa sera celebriamo la santa messa per la riconciliazione del nostro popolo diviso tra il Sud e il Nord. I fedeli della nostra diocesi non hanno mai mancato di riunirsi in questa cattedrale di Myeongdong per celebrare questa messa regolarmente alle 7 di sera, ogni martedì negli ultimi 23 anni. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo celebrato anche con l’ulteriore intenzione di conservare nel nostro cuore e pregare per quelle 57 parrocchie che erano state attive nel Nord prima che il paese fosse diviso. Nel Vangelo di oggi Gesù dichiara: «Io e il Padre siamo una cosa sola» ( Giovanni , 10, 30). Queste parole ci rendono chiaramente consapevoli del motivo per cui abbiamo celebrato così ardentemente la santa messa per la riconciliazione nazionale. Svolgere la missione della Chiesa affinché tutti noi posiamo essere uno (cfr. Giovanni , 17, 21), proprio come il Padre e il Figlio, nostro Signore, sono una cosa sola, vale a dire, la missione della Chiesa di impegnarsi a realizzare la riconciliazione e l’unità del nostro popolo e la loro riconciliazione e unione con Dio (cfr. Lumen gentium , 1). Ciò diventa più chiaro alla luce delle parole del Signore pronunciate durante la messa di ieri: «Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» ( Giovanni , 10, 10). Sì, miei cari fratelli e sorelle, lo scopo di celebrare la santa messa per la riconciliazione nazionale non è altro che compiere con ardente zelo la missione che abbiamo ereditato dal Signore come suoi fedeli discepoli di lavorare sodo affinché ognuno del nostro popolo nella penisola coreana «abbia la vita e l’abbia in abb ondanza». Nell’osservare il vento della pace alzarsi recentemente nella penisola coreana, io, arcivescovo di Seoul e amministratore apostolico di P’yŏng-yang, non posso che esprimere profonda gratitudine a Dio per tale Provvidenza che l’ha reso possibile, riflettendo sul fatto che Dio sempre ricorda le ardenti suppliche che gli abbiamo offerto attraverso le messe, i rosari e le altre preg h i e re . Soprattutto in considerazione del recente addensarsi di cupe nubi di tensione e disagi sulla penisola coreana, persino con il rischio di una guerra a causa della minaccia delle armi nucleari, credo che il vertice Sud-Nord sia una preziosa opportunità di grazia che Dio offre al nostro popolo che desidera tanto profondamente la vera pace. Ciò si deve anche all’intercessione di Maria santissima che si prende cura del nostro popolo con un amore particolare. La ringrazio di cuore. E ringrazio sinceramente gli ultimi Pontefici per aver sollecitato le autorità responsabili della costruzione della pace nella penisola coreana a risolvere correttamente le questioni attuali attraverso il dialogo, chiedendo a tutti i popoli di buona volontà del mondo di pregare per questa intenzione, ogni volta che si presentava l’occasione. In particolare, diceva Papa Francesco durante l’omelia della santa messa per la pace e la riconciliazione che ha presieduto in questa cattedrale di Myeong-dong, il 18 agosto 2014, per concludere la sua visita in Corea: «Preghiamo dunque per il sorgere di nuove opportunità di dialogo, di incontro e di superamento delle differenze, per una continua generosità nel fornire assistenza umanitaria a quanti sono nel bisogno, e per un riconoscimento sempre più ampio della realtà che tutti i coreani sono fratelli e sorelle, membri di un’unica famiglia e di un unico popolo. Parlano la stessa lingua». Queste erano davvero parole profetiche che risuonano tuttora nel mio cuore. Anche all’inizio di quest’anno, in occasione dello scambio degli auguri con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, Papa Francesco ribadiva: «È di primaria importanza che si possa sostenere ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana, al fine di trovare nuove strade per superare le attuali contrapposizioni». Ringrazio di cuore il nostro Santo Padre. Ora, l’imminente vertice SudNord sarà un’opportunità storica in cui è in gioco il destino della nostra nazione. Le autorità non dovrebbero concentrarsi su altro che raggiungere un accordo per promuovere insieme il bene comune del nostro popolo e metterlo in pratica, ignorando i propri interessi politici e di partito. Dovrebbero soprattutto tenere in mente che la pace, tanto desiderata da tutto il popolo, «non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse» ( Gaudium et spes , 78). Pertanto, la pace nella penisola coreana non può essere affatto mantenuta dall’armamento nucleare. Può essere realizzata solo se si assicurano che tutte le persone vivano una vita veramente degna di un essere umano, fidandosi l’una dell’altra, sulla base dell’amore e della giustizia. Ringrazio sinceramente tutte le autorità che hanno compiuto enormi sforzi per realizzare questo storico incontro di dialogo al vertice tra il Sud e il Nord. Inoltre, mi auguro che Dio benedica e guidi tutti coloro che saranno impegnati nell’eliminare le armi nucleari e nello stabilire la vera pace in questa terra, promuovendo così la pace nel mondo. In tale impresa, prima di chiunque altro, noi, cristiani, ognuno di noi, dovrebbe impegnarsi come uno «strumento della pace, che porta l’amore, dove è l’odio; il perdono, dove è offesa; l’unione, dove è la discordia; la fede, dove è il dubbio; la verità, dove è l’errore; la speranza, dove è la disperazione; la gioia, dove è tristezza; la luce, dove sono le tenebre» (San Francesco, P re g h i e ra della pace ). La pace è soprattutto un dono di Dio. Assicuriamo il nostro Signore che noi saremo i primi a essere «gli operatori di pace» (Matteo, 5, 9) e insieme imploriamo Dio in modo che questo vertice Sud-Nord porti frutti reali e permanenti per la vera pace e per l’autentico sviluppo del nostro popolo. Affidiamo questo desiderio che abbiamo a lungo custodito nei nostri cuori a santa Maria immacolata, patrona della nostra diocesi, Madre di Dio, Madre della Chiesa, la nostra benevola Madre che ama il nostro popolo. Come diceva Papa Francesco il 28 gennaio scorso nella basilica di Santa Maria Maggiore: «Quante volte il cuore è un mare in tempesta, dove le onde dei problemi si accavallano e i venti delle preoccupazioni non cessano di soffiare! Maria è l’arca sicura in mezzo al diluvio. Non saranno le idee o la tecnologia a darci conforto e speranza, ma il volto della Madre, le sue mani che accarezzano la vita, il suo manto che ci ripara. Impariamo a trovare rifugio, andando ogni giorno dalla Madre». Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.


© Osservatore Romano 27 aprile 2018

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