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Per salvaguardare l’unità in un periodo di crisi. Incontro di primati ortodossi ad Amman

kirill teofilo iiiGiovanni Zavatta

Sei «sì», ma soprattutto otto «no». Le quattordici Chiese ortodosse autocefale hanno risposto in modo differente all’invito del patriarca di Gerusalemme, Teofilo III, a partecipare domani, 26 febbraio, ad Amman a una riunione dei primati per «iniziare il dialogo sulle sfide che la comunità ortodossa affronta in questo periodo critico», ponendo le basi di una futura cooperazione.

L’idea del vertice, annunciata il 21 novembre durante una visita di Teofilo a Mosca, è stata messa nero su bianco in una lettera inviata a dicembre a tutti i capi ortodossi: «Il dialogo e la riconciliazione tra fratelli è la sola via possibile per progredire», si sottolinea nel testo, precisando che «la nostra riunione non costituirà una sinassi ufficiale ma piuttosto un incontro fraterno» al fine di esaminare il metodo da seguire per raggiungere l’obiettivo di «salvaguardare l’unità della nostra comunità ortodossa». Unità — la lettera non lo specifica ma il motivo è noto — messa in discussione dalla concessione, nel dicembre 2018, da parte del patriarca ecumenico Bartolomeo, dell’autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina guidata dal metropolita Epifanio, fortemente osteggiata soprattutto dal patriarcato di Mosca che, riconoscendo come canonica solo la Chiesa presieduta dal metropolita Onofrio, considera Epifanio e il clero a lui fedele degli scismatici e la decisione di Bartolomeo fuori dalle sue prerogative.
Tale divergenza ha portato fra l’altro gli ortodossi russi a rompere la comunione eucaristica con Costantinopoli. Fatto sta che ad Amman, oltre al patriarca di Gerusalemme Teofilo III, ci dovrebbero essere il patriarca di Mosca Cirillo, il patriarca serbo Ireneo, delegazioni del patriarcato romeno, della Chiesa polacca e della Chiesa ceca e slovacca. Arriveranno oggi, martedì 25, e ripartiranno dopodomani, giovedì 27. L’incontro vero e proprio si svolgerà dunque nella sola giornata di mercoledì 26 e vedrà il saluto ai partecipanti del re di Giordania, Abdullah II. A parte il patriarca ecumenico, in disaccordo sia sul merito della questione sia sulla modalità di convocazione del vertice, gli altri primati hanno declinato l’invito adducendo in estrema sintesi le stesse motivazioni: pur condividendo la preoccupazione per la crisi in atto nel mondo ortodosso, manifestano il rischio che una tale riunione — mancando l’unanimità necessaria — possa, anziché favorire l’unità, accrescere le divergenze e approfondire la spaccatura. Posizione ribadita anche dal patriarca di Antiochia, Giovanni X, la cui presenza (vista la sua vicinanza a Mosca) era data per scontata e che invece, motivando il proprio «no», nella lettera di risposta sottolinea l’importanza del «consenso unanime» come regola essenziale da seguire in tutte «le decisioni generali a livello ortodosso universale». 

© Osservatore Romano - 26 febbraio 2020


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