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Per i cristiani perseguitati

cristiani 2Il Papa ha invitato i fedeli presenti all’udienza generale a pregare per i cristiani mediorientali «perseguitati e costretti a lasciare la loro terra». Lo ha fatto salutando i gruppi di lingua araba al termine dell’incontro nell’Aula Paolo VI. «Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle» ha esortato, ricordando che «solo nell’aprire i nostri cuori al ‎Signore e ai fratelli noi permettiamo a Dio di riempirci con l’abbondanza della sua grazia».
In precedenza, proseguendo nel ciclo di catechesi dedicate alla messa, il Pontefice ha parlato della prima parte della liturgia eucaristica, mediante la quale «la Chiesa rende continuamente presente il sacrificio della nuova alleanza sigillata da Gesù sull’altare della croce». Il «primo altare cristiano», infatti, è stato «quello della croce, e quando noi — ha ricordato il Papa — ci avviciniamo all’altare per celebrare la messa, la nostra memoria va all’altare della croce, dove è stato fatto il primo sacrificio». Durante la celebrazione, ha spiegato Francesco, il sacerdote, «che nella messa rappresenta Cristo, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli nell’ultima cena: prese il pane e il calice, rese grazie, li diede ai discepoli, dicendo: “Prendete, mangiate... bevete: questo è il mio corpo... questo è il calice del mio sangue. Fate questo in memoria di me”». E il primo momento della liturgia eucaristica è costituito dalla preparazione dei doni, che corrisponde «al primo gesto di Gesù: “prese il pane e il calice del vino”». A questo proposito il Papa ha incoraggiato la pratica di affidare ai fedeli il compito di presentarli al sacerdote, perché «essi significano l’offerta spirituale della Chiesa lì raccolta per l’Eucaristia». Una volta ricevuti i doni, il celebrante li depone sull’altare, che rappresenta «il centro della messa». Così «nel frutto della terra e del lavoro dell’uomo, viene offerto l’impegno dei fedeli a fare di sé stessi, obbedienti alla divina parola, un sacrificio gradito a Dio Padre onnipotente, per il bene di tutta la sua santa Chiesa». Certo, ha riconosciuto il Pontefice, «è poca cosa la nostra offerta, ma Cristo ha bisogno di questo poco. Ci chiede poco, il Signore, e ci dà tanto. Ci chiede, nella vita ordinaria, buona volontà; ci chiede cuore aperto; ci chiede voglia di essere migliori per accogliere lui che offre se stesso a noi nell’Eucaristia». Tutto questo viene espresso dall’orazione sulle offerte, nella quale «il sacerdote chiede a Dio di accettare i doni che la Chiesa gli offre, invocando il frutto del mirabile scambio tra la nostra povertà e la sua ricchezza». Questa «spiritualità del dono di sé — ha auspicato in conclusione Francesco — possa illuminare le nostre giornate, le relazioni con gli altri, le cose che facciamo, le sofferenze che incontriamo, aiutandoci a costruire la città terrena alla luce del Vangelo».

© Osservatore Romano - 1 Marzo 2018

Udienza generale 28 febbraio 2018

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