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Non accade anche oggi?

libia giovani e nonA cura de Il Sismografo

«Quando i governi rispediscono indietro chi era riuscito a mettersi in salvo, i trafficanti li mettono in quelle carceri, dove si praticano le torture più orribili. Per questo è importante che lei parli della sua esperienza di prigionia. La gente deve sapere che significa. È bene che ne parli. Noi oggi ci strappiamo le vesti per quello che hanno fatto i comunisti, i nazisti e i fascisti… ma oggi? Non accade anche oggi? Certo, lo si fa con guanti bianchi e di seta!» 
(NdR) Nel corso dell'incontro con i gesuiti dei Paesi Baltici Papa Francesco risponde a un confratello imprigionato 35 anni fa dal KGB e riflette sulle odierne situazioni in cui gli uomini sono privati della libertà e dei diritti fondamentali, torturati e sfruttati come accaduto in passato, soprattutto nel corso dei totalitarismi del XX secolo. Riportiamo le parole di mons. Tamkevičius e la risposta del Pontefice dall'articolo apparso su La Civiltà Cattolica.
Prende la parola mons. Sigitas Tamkevičius: «Se 35 anni fa, quando sono stato imprigionato nel carcere del Kgb, che lei ha visitato poco fa, avessi immaginato che un Papa sarebbe venuto un giorno proprio lì, sopportare la sofferenza sarebbe stato molto più facile. Grazie, Santo Padre! Per me è un sogno. Lei è venuto a visitare il Golgota lituano!».
Voglio dirvi questo: noi diciamo che Gesù è disceso agli inferi, e io vi consiglio di non aver paura di discendere negli inferi delle persone. Alle volte, questo addirittura significa entrare nel campo del diavolo. Ma le sofferenze umane, sociali, quelle delle coscienze… bisogna scendere agli inferi, bisogna scendere lì. Toccare le piaghe. E toccando le piaghe delle persone, tu tocchi le piaghe di Cristo. Il gesuita non deve aver paura di questo. È una grazia che si riceve dalla mano del Signore. E queste ferite non si sono aperte solamente a Vilnius e nel passato. La stessa cosa accade proprio oggi in tante situazioni sociopolitiche del mondo. Sto pensando a un filmato che testimonia la situazione di alcune carceri del nord Africa costruite dai trafficanti di persone. Quando i governi rispediscono indietro chi era riuscito a mettersi in salvo, i trafficanti li mettono in quelle carceri, dove si praticano le torture più orribili. Per questo è importante che lei parli della sua esperienza di prigionia. La gente deve sapere che significa. È bene che ne parli. Noi oggi ci strappiamo le vesti per quello che hanno fatto i comunisti, i nazisti e i fascisti… ma oggi? Non accade anche oggi? Certo, lo si fa con guanti bianchi e di seta! Quando Ignazio ci propone la terza settimana, c’è una cosa che sembra troppo volontarista, ma non lo è: è solamente molto umana. Lo sapete, sant’Ignazio ci chiede di sforzarci di provare dolore, di piangere per Cristo che soffre la passione. Questo non è pelagianesimo, no! Ignazio conosceva la resistenza che noi abbiamo a mettere dentro il nostro cuore i dolori degli altri. Per questo ci chiede di sforzarci. Per questo è importante meditare la passione del Signore. Devo farvi una confidenza. Io sempre porto con me questa Via Crucis tascabile, per ricordare la passione del Signore [e la tira fuori dalla tasca]. È la passione di tanta gente che oggi è carcerata, torturata. Mi fa bene meditare la Via Crucis. Grazie, padre! Grazie per la sua testimonianza!

17 ottobre 2018


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