Lista rassegna stampa mondo

Nessuna confisca dei beni ecclesiastici

· ​Il presidente dello stato di Israeliana rassicura i cristiani ·

 «Lo Stato di Israele non intende indebolire i diritti di proprietà delle Chiese»: parole del presidente della Repubblica israeliana, Reuven Rivlin, che il 27 dicembre, ricevendo nella sua residenza ufficiale i capi delle Chiese locali per rivolgere loro gli auguri di Natale, ha tenuto a rassicurarli affermando che Israele non vuole attentare a tali diritti inficiando la capacità delle Chiese di conseguire «utili a sostegno delle proprie attività. Non lo faremo mai», ha sottolineato. Si tratta in effetti di una conferma. Il 23 ottobre scorso il ministro per la cooperazione regionale, Tzachi Hanegbi, ha infatti detto che «il governo israeliano non ha intenzione di confiscare le terre delle Chiese o di causare loro alcun danno economico». Da quasi un anno Hanegbi è incaricato dal primo ministro Benjamin Netanyahu di coordinare le consultazioni con i leader cristiani su una proposta di legge in materia di compravendita di terreni di proprietà ecclesiastica (proprio la normativa a cui ha fatto riferimento anche il presidente israeliano).

 

Secondo quanto riporta il sito in rete Terrasanta.net, che da mesi sta seguendo la vicenda, a partire dall’estate 2017 il disegno di legge è stato rievocato più volte, non senza polemiche. Secondo i promotori del provvedimento, si tratterebbe di permettere allo stato ebraico di confiscare le terre che in Israele vengono vendute dalle Chiese a speculatori privati. Lo scopo dichiarato del disegno di legge è di proteggere i residenti che a Gerusalemme Ovest abitano in stabili edificati su terreni di cui in passato le Chiese cedettero il diritto di enfiteusi pur conservandone la proprietà. Nel momento in cui ora si approssima la scadenza dell’enfiteusi, alcune di quelle terre vengono messe in vendita, in particolare dal patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, lasciando nell’incertezza i residenti riguardo le decisioni dei nuovi proprietari. Da questa incertezza nasce l’idea di un’apposita normativa che doti lo stato di strumenti legali per interventi di tutela.

© Osservatore Romano - 5 gennaio 2019