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La visita del cardinale segretario di Stato in Montenegro e in Serbia

Si è concluso nella serata di domenica 1° luglio il viaggio nei Balcani occidentali del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.
Dal 27 al 29 giugno scorsi il porporato, accompagnato da monsignor Giovanni Gaspari, officiale della sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, ha visitato il Montenegro, su invito del presidente del Governo, Duško Marković. Successivamente, dal 30 giugno, si è recato in Serbia rispondendo all’invito dei vescovi della Conferenza episcopale internazionale dei santi Cirillo e Metodio e del ministro degli Affari esteri serbo, Ivica Dačić.
Giunto all’aeroporto di Podgorica nella mattinata di mercoledì 27, il cardinale Parolin è stato ricevuto dal ministro degli Affari esteri montenegrino Srđan Darmanović, dall’ambasciatore presso la Santa Sede Miodrag Vlahović e da funzionari del protocollo di Stato, nonché dal nunzio apostolico in Montenegro arcivescovo Luigi Pezzuto, dall’arcivescovo di Bar e dal vescovo di Kotor.
Condotto a Vila Gorica, residenza governativa dove era ad accoglierlo il premier Marković, il segretario di Stato ha avuto tre successivi colloqui, con il medesimo presidente del Governo, con il presidente della Repubblica, Milo Đukanović, e con il presidente del Parlamento, Ivan Brajović. I principali temi dei colloqui sono stati le storiche relazioni tra Santa Sede e Montenegro, di cui è segno anche l’Accordo bilaterale entrato in vigore nel 2011; la realtà multietnica e multireligiosa del Paese; l’impegno del Governo per la pace e la stabilità regionale; il progetto di legge sulla libertà religiosa in discussione in Parlamento; la prospettiva di allargamento dell’Unione Europea ai Balcani occidentali. È stata anche annunciata l’apertura di una sede stabile della nunziatura apostolica in Montenegro.
Nella dichiarazione alla stampa il segretario di Stato ha ricordato, tra l’altro, che i cattolici in Montenegro sono impegnati «a perseguire un dialogo fraterno con l’ortodossia, come anche ad avere rapporti cordiali con gli appartenenti all’islam e ad altri gruppi religiosi del paese».
Gli incontri con le autorità di montenegrine sono proseguiti a Cetinje, antica capitale del Montenegro dove, giovedì 28 giugno, il ministro della Cultura, Aleksandar Bogdanović, ha accompagnato il cardinale Parolin in una visita guidata alla Galleria d’arte, che conserva la celebre icona della Madonna di Fileremo, e al Museo del re Nikola i, che era la residenza dei reali del Montenegro. È stata un’occasione per approfondire la conoscenza della storia del Paese e della sua caratteristica di essere luogo di incontro di popoli, culture e religioni.
Prima di lasciare Cetinje, il segretario di Stato ha fatto visita alla casa provinciale delle suore francescane dell’Immacolata Concezione, religiose di fondazione austriaca presenti con le loro comunità in Montenegro, Albania e Kosovo, dove si distinguono per le attività nelle parrocchie e nei settori dell’educazione e della sanità.
A tutti il cardinale Parolin ha portato il saluto e la benedizione di Papa Francesco, che è vivamente atteso in Montenegro, come hanno avuto modo di ribadire in più occasioni i rappresentanti sia del Governo sia della Chiesa.
Nel pomeriggio del 28 giugno, nella parrocchia Madre del Buon Consiglio di Tuzi, il segretario di Stato, accolto dall’arcivescovo di Bar Rrok Gjonlleshaj, ha incontrato il clero, i religiosi e le religiose dell’arcidiocesi, ai quali ha offerto una riflessione sulla gioia e la bellezza della vita consacrata, seguita da un tempo di dialogo con i presenti.
Nella mattinata di venerdì 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, il porporato ha celebrato l’Eucaristia nella cattedrale di Bar. Erano presenti autorità civili e religiose e un gran numero di fedeli, in buona parte di etnia albanese. All’omelia, il cardinale ha sottolineato il compito di essere costruttori di unità, facendo riferimento al prefazio del giorno, dove è messo in evidenza che i due santi apostoli, «uniti in gioiosa fraternità, con diversi doni hanno edificato l’unica Chiesa». Lo stesso giorno si è recato a Kotor, dove è stato accolto dal vescovo Ilija Janjić, e dai rappresentanti della municipalità. In serata, nell’antica cattedrale di San Trifone, il segretario di Stato ha celebrato la messa con tutto il clero di Kotor. Nell’omelia, rivolgendosi ai fedeli, in buona parte di etnia croata, il porporato ha rievocato l’ardore apostolico dei santi Pietro e Paolo e ha richiamato l’impegno cristiano per la santità della vita, prendendo spunto dalla solennità liturgica, dall’esortazione apostolica di Papa Francesco, Gaudete et exsultate, e dalla figura di san Leopoldo Mandić, nativo di quella diocesi.
La giornata si è conclusa con una visita al santuario della Madonna dello Scalpello, su un isolotto all’interno delle Bocche di Cattaro, dove la tradizione popolare venera l’omonima icona del XV secolo.
Nella prima mattinata di sabato 30 giugno il segretario di Stato si è trasferito in Serbia per una visita di due giorni. È stato accolto all’aeroporto di Belgrado dal presidente della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio Ladislav Német, vescovo di Zrenjanin, e dal ministro degli Affari esteri della Repubblica di Serbia, Ivica Dačić, nonché dal nunzio apostolico, l’arcivescovo Luciano Suriani.
Nella stessa mattinata del 30 giugno il segretario di Stato, accompagnato dal nunzio apostolico, è stato ricevuto, nei rispettivi uffici, dal presidente della Repubblica di Serbia Alexandar Vučić, dal ministro degli Affari esteri Dačić, e dal primo ministro Ana Brnabić.
I temi affrontati nei colloqui sono stati sintetizzati in una dichiarazione rilasciata alla stampa, nella quale si ricordano i legami di collaborazione e amicizia esistenti tra la Serbia e la Santa Sede e la volontà di consolidarli ulteriormente. Inoltre, il segretario di Stato ha ringraziato le autorità statali per i passi compiuti per la giusta salvaguardia delle legittime aspirazioni della comunità cattolica in Serbia e ha espresso l’auspicio che le relazioni proseguano sui temi di comune interesse, nel rispetto delle specificità proprie della Chiesa e dello Stato. Si è discusso anche della situazione politica e sociale, con una particolare attenzione a quella regionale.
Accennando alle questioni aperte tra lo Stato e la Chiesa cattolica in Serbia, è stato riaffermato che la comunità cattolica locale, pur avendo dimensioni numericamente ridotte, ha dato e intende continuare a dare il suo contributo a servizio dell’intera società. È stato pure sottolineato che i vescovi, i sacerdoti e i fedeli cattolici si impegnano a stringere rapporti cordiali con gli appartenenti a tutte le religioni e in modo particolare a intrattenere un dialogo fraterno con la Chiesa ortodossa serba, come il cardinale Parolin ha confermato successivamente al patriarca Irinej, nella cordiale visita di cortesia compiuta presso la sede del patriarcato nel primo pomeriggio del 30 giugno. Subito dopo, il segretario di Stato ha visitato l’imponente chiesa ortodossa di San Sava, in via di completamento e destinata a essere la futura cattedrale patriarcale di Belgrado, accompagnato dal vescovo Stefan, ausiliare del patriarca Irinej.
Nella mattinata di domenica 1° luglio, il cardinale Parolin ha celebrato l’Eucaristia nella cattedrale del Nome di Maria, a Novi Sad, nella provincia autonoma della Vojvodina. Nella chiesa, gremita di fedeli, erano presenti tutti i vescovi della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio, alla quale appartiene la Serbia, numerose autorità civili, e buona parte del presbiterio di Novi Sad.
Nell’omelia il segretario di Stato, prendendo spunto dal brano evangelico, ha sottolineato come la fede cristiana non consiste in un’ideologia, né è frutto di un’etica di valori, ma scaturisce dall’incontro personale con Dio. All’assemblea il cardinale Parolin ha portato il saluto e la benedizione di Papa Francesco auspicando che possano crearsi le condizioni per una sua visita in Serbia, che è molto desiderata dall’episcopato locale, come anche dalle autorità civili.
Successivamente, sempre a Novi Sad, è seguita la cerimonia di inaugurazione della nuova sede della Conferenza episcopale internazionale dei Santi Cirillo e Metodio. Era presente anche il vescovo ortodosso del luogo, Irinej. Nel discorso che ha preceduto la benedizione del nuovo edificio, il segretario di Stato ha messo in evidenza che la sede della Conferenza episcopale rappresenta «un luogo di lavoro per la diffusione del Regno di Dio, di servizio alle comunità cristiane e di incontro con tutti i credenti in Cristo e le persone di buona volontà». Il cardinale Parolin ha avuto anche un breve incontro con i presuli della medesima Conferenza e, subito dopo la benedizione della nuova sede, ha risposto ad alcune domande dei numerosi giornalisti presenti.
In ambedue i Paesi, a maggioranza ortodossa, la visita del segretario di Stato è stata da tutti definita “storica” sul piano sia del consolidamento dei rapporti con la Santa Sede sia dell’incoraggiamento per le Chiese cattoliche locali, che, pur essendo un piccolo gregge, manifestano una singolare vitalità.

© Osservatore Romano - 4 luglio 2018

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