bartolomeo agnellinoMARRAKECH , 6.

«La legittimità delle religioni oggi dipende dal loro atteggiamento chiaro rispetto alla protezione della libertà e della dignità umane, come principi fondatori nell’istituzione della pace»: lo ha ribadito il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, intervenendo alla decima edizione della World Policy Conference, che si è svolta a Marrakech, in Marocco, dal 3 al 5 novembre. «Nessuna sfida, sia essa personale o internazionale, troverà soluzione nella solitudine e nell’isolamento.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri, poiché siamo esseri di relazione, esseri di comunione che, a seconda di come ci rapportiamo, diventiamo dei veri attori di pace», ha detto il primate ortodosso. La World Policy Conference è stata lanciata nel 2008 dall’Istituto francese delle relazioni internazionali su iniziativa del suo fondatore e presidente, Thierry de Montbrial. L’obiettivo è quello di promuovere, con il coinvolgimento di esperti e leader delle più diverse branche, una riflessione sistematica tesa all’o rg a nizzazione di una gouvernance mondiale adattata alle realtà del ventunesimo secolo. Nel suo discorso di apertura, de Montbrial ha messo a confronto il passato e il futuro, «due placche tettoniche»: il primo, «con le sue innumerevoli tracce e risalite occasionali alla memoria, con credenze ancorate nelle profondità dell’umanità», il secondo, «con le sue prodigiose trasformazioni e fantastiche elucubrazioni, come l’uomo totalmente soppiantato dalle macchine da lui stesso create nell’attesa di metamorfizzarsi in Dio». Presente e passato: «Il loro conflitto può condurre al meglio o al peggio. L’umanità ha ancora la possibilità di scegliere la sua strada, a condizione — ha concluso — di cercare sempre un equilibrio fra i due versanti del presente e di non cedere mai all’eccesso». Alla conferenza ha inviato un messaggio anche il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, sottolineando tre sfide fondamentali di oggi: quella dello sviluppo, quella dell’educazione e della salute, quella del clima. Nel suo intervento, Bartolomeo ha parlato dei pericoli del fondamentalismo religioso, dei conflitti identitari, delle ingiustizie sociali. In una scena internazionale caratterizzata da profondi sconvolgimenti, in un contesto di generale insicurezza, «la religione può avere un ruolo positivo se è capace di riappropriarsi della natura del proprio messaggio. Un messaggio deviato, violentato, intrappolato dal bellicismo dei fondamentalismi. La religione, senza alcun dubbio, è stata utilizzata come uno strumento a fini politici o per interessi personali che sono, per definizione, in contrasto con essa». In tale quadro «occorre sottolineare la necessità imperiosa del dialogo per rispondere ai conflitti contemporanei, siano o no di natura religiosa. Il dialogo non si può negoziare né discutere. È una caratteristica dell’essere attraverso la quale si fonda la qualità relazionale della persona umana. Per comprendere ciò che accade nel mondo di oggi — osserva il patriarca ecumenico — dobbiamo riflettere sul ruolo della religione nell’umanità. Ciò che alcuni chiamano il “ritorno del religioso” in un mondo “p ostsecolare” non è in effetti altro che la riattivazione di una dimensione essenziale dell’umanità che, pur potentemente legata all’identità, è metafisica e spirituale». L’arcivescovo di Costantinopoli elenca tre aspetti cruciali della fede per l’esistenza e la coesistenza umane: «La religione è legata alle preoccupazioni dell’essere umano e ci aiuta a elaborare delle risposte alle questioni esistenziali in rapporto con la vita e il suo senso, con la verità e l’eternità». Inoltre «è legata all’identità dei popoli e delle civiltà. È la ragione per cui le tradizioni religiose altrui devono non solo essere conosciute e riconosciute ma anche apprezzate. Questa conoscenza è una condizione indispensabile a ogni dialogo». La religione «ha partecipato alla realizzazione delle grandi avventure culturali e di civiltà dell’umanità» e, infine, «è un fattore essenziale del processo di pace. Come scriveva san Paolo, “perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace”( 1 Corinzi , 14, 33). Per questo, al termine del suo discorso, Bartolomeo ha lodato il Marocco, «paese precursore in materia di dialogo interreligioso, all’avanguardia nella lotta contro il fondamentalismo». Fra l’altro la capitale Rabat ospiterà il 18 novembre il congresso delle minoranze religiose del paese (circa l’uno per cento della popolazione), il primo di questo genere nel regno.

© Osservatore Romano - 6-7 novembre 2017

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