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La possibilità di credere oggi

taize 2Il priore di Taizé e le domande dei giovani oggi

TAIZÉ , 3. «I giovani non ci pongono tanto delle domande su questioni confessionali. I loro interrogativi sono molto più generali e riguardano la possibilità di credere oggi. I giovani vogliono testimoni autentici, uomini e donne che diano un’immagine viva e dinamica della fede e della relazione con Gesù, persone che incoraggino gli altri ad avvicinarsi, a incontrare e a innamorarsi di Cristo».
Fratel Alois, priore della comunità ecumenica di Taizé, in Francia, è l’invitato speciale al sinodo su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» che si apre oggi in Vaticano. In un colloquio con Anne Thibout, del Servizio nazionale per l’evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni (organismo in seno alla Conferenza episcopale francese), racconta la sua esperienza, gli incontri, le riflessioni con le migliaia di ragazzi e adulti che ogni anno raggiungono la collina della Borgogna. I giovani, consultati sulle loro aspettative prima di questo sinodo, hanno sottolineato all’unanimità la necessità di sentirsi ascoltati e accolti dalla Chiesa. Fratel Alois ricorda che le diverse conferenze episcopali che hanno partecipato alle riflessioni pre-sinodali hanno rilevato che i giovani vorrebbero una Chiesa «meno istituzionale e più relazionale», capace di «accogliere senza giudicare in anticipo», «vicina e amichevole», una comunità che sia «una famiglia che accoglie, ascolta, protegge, integra». Questa dimensione fraterna non dovrebbe essere un’opzione per i cristiani: «A Taizé i giovani scoprono uno spazio dove la disponibilità e la fiducia sono possibili. Una società senza perdono non può sopravvivere: senza perdono, non c’è futuro perché prevalgono sospetto e diffidenza». Uno dei temi che verranno discussi al sinodo è la dimensione missionaria del cristianesimo. Per il priore, «dirlo non basta più», la missione «è per contagio, non solo a parole. Dobbiamo incoraggiare il contatto personale che consente l’ascolto». Ma è il concetto di vocazione che più si lega alla chiamata alla felicità che Cristo invia a ciascuno: «Si sente spesso nei giovani un grande desiderio: la sete di un amore per sempre» che vada oltre «le tante separazioni alle quali essi assistono, nelle famiglie come nella Chiesa». Secondo Alois, la risposta alla chiamata vocazionale di ogni giovane è ancorata alla rinnovata scelta di seguire Cristo, indipendentemente dalla forma che assume questo impegno: «Spetta a noi mostrare loro che il “sì” è possibile, anche nelle nostre fragilità, se si affidano costantemente al “sì” di Dio per avere il coraggio di mantenere il gusto di questo impegno a vita. La possibilità di ritornare al “sì” di Dio, anche dopo i nostri fallimenti, i nostri errori, può far cadere le paure di quella chiamata». Come ricorda l’ Instrumentum laboris , aiutare ciascun giovane a trovare una risposta individuale alla domanda sulla sua vocazione richiede un investimento speciale da parte della Chiesa. Non è una scelta facoltativa ma un dovere e di conseguenza un diritto. Il priore di Taizé raccomanda che ogni “sì” a Cristo venga seguito e sostenuto: «La Chiesa deve trovare nuove forme di accompagnamento di tutte le fasi della vita che non si limitino al seminario o alla preparazione al matrimonio». I lavori in vista del sinodo hanno dato ampio spazio alle nuove tecnologie. Sono parte integrante della vita dei giovani e un luogo di nuova evangelizzazione (video testimonianze, omelie on line). Ma le nuove tecnologie possono essere anche luoghi di grande sofferenza, territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento, violenza. A Taizé — è una scelta precisa — non ci sono schermi, compresi quelli per i computer, né impianti audio sofisticati. «L’assenza del video permette ai giovani di rendersi conto in modo naturale della bellezza del rapporto con gli altri, dando il gusto dell’i n c o n t ro » . Come si può portare quei ragazzi a volte iperconnessi lontano, anche per pochi giorni, dai social network e da altri strumenti digitali che sono al centro della loro vita? Fratel Alois risponde con «la semplicità e la povertà» che caratterizzano la vita quotidiana della comunità ecumenica e permettono ai fratelli di porre il contatto fraterno al cuore dell’esistenza: «È quindi naturale che i giovani che visitano la collina adottino questa filosofia, profondamente cristiana». Anche l’unità dei cristiani sarà uno dei temi affrontati al sinodo. Il priore cita al riguardo l’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii gaudium : «Questo popolo di Dio si incarna nei popoli della Terra, ciascuno dei quali ha la propria cultura» (115). E ancora: lo Spirito santo «è l’armonia, così come è il vincolo d’amore tra il Padre e il Figlio», è «colui che suscita una molteplice e varia ricchezza di doni e al tempo stesso costruisce un’unità che non è mai uniformità ma multiforme armonia che attrae» (117).

© Osservatore Romano 4 ottobre 2018

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