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La morte del cardinale Sfeir

Era stato per venticinque anni patriarca di Antiochia dei maroniti 

Il cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, patriarca emerito di Antiochia dei maroniti, in Libano, è morto alle 3.15 di domenica 12 maggio, dopo alcuni giorni di ricovero a causa di una insufficienza respiratoria.

Era nato a Reyfoun, nell’eparchia di Sarba dei Maroniti, il 15 maggio 1920, ed era stato ordinato sacerdote il 7 maggio 1950. Il 19 giugno 1961 era stato eletto alla Chiesa titolare di Tarso dei maroniti e nominato, allo stesso tempo, vicario patriarcale di Antiochia dei maroniti, nomina confermata da Papa Giovanni xxiii il successivo 23 giugno. Il 16 luglio dello stesso anno aveva ricevuto l’ordinazione episcopale. Il 19 aprile 1986 era stato eletto patriarca di Antiochia dei maroniti e il 7 maggio successivo Giovanni Paolo II gli aveva concesso la «ecclesiastica communio». Dallo stesso Pontefice era stato creato cardinale e pubblicato nel Concistoro del 26 novembre 1994. Aveva rinunciato al governo pastorale del patriarcato il 26 febbraio 2011.

 

Tutto il Paese dei cedri piange il cardinale Sfeir, morto tre giorni prima di compiere novantanove anni: il Consiglio dei ministri libanese ha decretato due giorni di lutto nazionale, il 15 e il 16 maggio, rispettivamente giorno del compleanno e dei funerali, che avranno luogo alle 16 nella chiesa della Risurrezione, nel patriarcato a Bkerké. Nella circostanza gli uffici pubblici — dove saranno esposte le bandiere a mezz’asta — e privati rimarranno chiusi così come anche le scuole cattoliche. «La Chiesa maronita è orfana e il Libano è in lutto» ha detto il cardinale Béchara Boutros Raï, suo successore nella sede del patriarcato maronita, dove vi è un susseguirsi di personalità politiche e religiose per rendere omaggio al porporato che per cinquant’anni è stato ai vertici della Chiesa cattolica del Libano — per venticinque come vicario patriarcale e per altrettanti come patriarca — vivendo anche la tragica esperienza della guerra civile che tra il 1975 e il 1990 ha provocato oltre 150.000 morti nel Paese.

Sin da giovanissimo aveva curato la sua formazione, svolgendo gli studi primari e complementari nella scuola di Mar-Abda Harharaya, tra il 1933 e il 1936, e quelli secondari prima presso il seminario di Saint-Maron, Gahzir, tra il 1937 e il 1939, e successivamente presso il seminario maggiore dell’università San Giuseppe a Beyrouth tra il 1940 e il 1943. Quindi aveva compiuto gli studi filosofici e teologici nella facoltà di teologia della stessa università tra il 1944 e il 1950, anno in cui era stato ordinato sacerdote.

Nei sei primi anni di ministero aveva ricoperto gli incarichi di curato nella parrocchia di Reyfoun e di segretario della diocesi di Damas. Nominato poi segretario del patriarcato maronita, aveva svolto questo compito dal 1956 al 1961. Aveva anche insegnato letteratura e filosofia araba e traduzione presso il collegio dei Fratelli maristi a Jounieh, tra il 1951 e il 1961.

Dopo la nomina a vicario patriarcale — incarico ricoperto per ben venticinque anni — e l’ordinazione episcopale, aveva partecipato al concilio Vaticano II. Nel 1977 era stato nominato rappresentante del presidente dell’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici del Paese per Caritas-Libano e nel 1980 aveva ricevuto la nomina a consigliere della Commissione per la revisione del Diritto canonico. Nello stesso anno era divenuto anche consigliere spirituale dell’Ordine di Malta.

Eletto patriarca il 19 aprile 1986, il successivo 7 maggio aveva ottenuto la «ecclesiastica communio» da Papa Giovanni Paolo II. Presidente dell’assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici in Libano e anche del Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente (Cpco), aveva partecipato a tre assemblee generali del Sinodo dei vescovi tra il 1986 e il 1994, ed era stato presidente delegato all’Assemblea speciale per il Libano (26 novembre - 14 dicembre 1995) e presidente delegato ad honorem all’Assemblea speciale per il Medio oriente (ottobre 2010).

Tra le sue opere ricordiamo: Des Sources de l’Evangile, 1975; Des visages qui ne sont plus vol. I, 1983; vol. II, 1984; Omelie della domenica, in quattro volumi (tradotte in diverse lingue).

Il 26 febbraio 2011 aveva rinunciato al governo pastorale del patriarcato, annunciando il suo proposito di ritirarsi in preghiera e meditazione.


© Osservatore Romano - 13-14 maggio 2019