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La giornata ecumenica del 7 luglio a Bari. Come un volo di colombe

sannicolaLa giornata di riflessione e preghiera ecumenica per la pace in Medio oriente, alla quale partecipa Papa Francesco, sabato 7 luglio a Bari, ha «le note di un gesto forte nella sua essenzialità». È caratterizzata da due grandi momenti: la preghiera sul lungomare insieme ai fedeli e il momento di riflessione e ascolto tra il Papa e i capi delle Chiese e comunità ecclesiali del Medio oriente. Lo ha sottolineato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, durante la presentazione svoltasi nella Sala stampa della Santa Sede, martedì mattina, 3 luglio, alla presenza anche del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.
L’idea di un incontro come quello di Bari «viene da lontano e viene da più voci», ha detto Sandri. Infatti, diverse Chiese o i loro Patriarchi hanno rivolto direttamente la richiesta al Pontefice nel corso delle loro visite a Roma. In proposito, il porporato ha ricordato quelle dei rappresentanti della Chiesa caldea e assira d’Oriente e l’appello scritto nel febbraio 2016 dal Patriarca maronita, cardinale Béchara Boutros Raï, a nome degli altri Patriarchi cattolici del Medio oriente riuniti in assemblea. Ricevendo l’approvazione e la disponibilità a intervenire anche da parte di alcuni capi di Chiese non cattoliche della stessa regione. L’appuntamento di Bari viene introdotto da una relazione affidata a monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, a cui seguiranno interventi liberi. Tutta questa parte, ha spiegato il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, si svolgerà a porte chiuse. È previsto che il Papa rivolga una parola all’inizio della preghiera pubblica e al termine dell’incontro. In quel momento verranno riaperte le porte della basilica di San Nicola, in modo che il Pontefice con gli altri presenti possano recarsi sul sagrato, dove libereranno nel cielo alcune colombe che saranno state consegnate loro da bambini. Si tratta di un «gesto profetico», perché soprattutto ai bimbi e alle giovani generazioni del Medio oriente «dobbiamo restituire quella speranza che azioni cattive o la semplice indifferenza in questi anni ha loro sottratto». Poi, il cardinale ha fatto notare come Bari, città che custodisce le reliquie del santo vescovo di Mira, e venera la Madre di Dio sotto il titolo di Odigitria, sia «luogo simbolico: presenza dell’Oriente in Occidente, luogo di pellegrinaggio e approdo di speranza». Il cardinale Sandri ha annunciato che saranno presenti tutti i Patriarchi delle Chiese orientali cattoliche del Medio oriente, (copto, siro, maronita, caldeo, armeno), eccetto il melkita che sarà rappresentato dal metropolita di Aleppo. Il porporato ha sottolineato come sia nota a tutti l’attenzione che, «nel solco dei suoi predecessori», Papa Francesco «ha riservato all’Oriente sin dall’inizio del suo pontificato». Tale attenzione si sviluppa su tre dimensioni: quella dell’Oriente già nella piena comunione della Chiesa cattolica, quella dell’Oriente ortodosso e ortodosso orientale e quella del dialogo interreligioso. Nella regione, infatti, anche «gli stessi credenti islamici sono feriti e soffrono per coloro che hanno usato violenza profanando il nome di Dio, che è pace». Anche loro «sono stati costretti a lasciare le loro case e le loro terre, insieme alle minoranze, non solo cristiana ma anche yazide in Iraq».
Da parte sua, il cardinale Koch ha sottolineato come la terra di origine del cristianesimo occupi «un posto unico nel movimento per l’unità dei cristiani». I promotori dell’ecumenismo, infatti, sono da sempre convinti che «approfondendo le loro radici comuni, i cristiani possono trovare percorsi di unità». Non è quindi un caso che l’avvenimento che «ha segnato l’inizio del “dialogo di carità” tra cattolici e ortodossi abbia avuto luogo a Gerusalemme». Il riferimento è al pellegrinaggio che Paolo VI e il Patriarca Atenagora fecero insieme il 6 gennaio 1964. «Nella terra dove Cristo fondò la sua Chiesa e versò il suo sangue per essa, — ha aggiunto il presidente del dicastero ecumenico — i due Primati si scambiarono il bacio della pace, ascoltarono la lettura del capitolo XVII del Vangelo di Giovanni e recitarono insieme la preghiera domenicale, impegnandosi insieme e in modo irreversibile sulla via dell’unità».
Ma il Medio oriente, ha fatto notare il porporato, è anche «una delle regioni del mondo in cui la situazione dei cristiani è più precaria». A causa di guerre e di persecuzioni, molte famiglie abbandonano «la loro patria storica alla ricerca di sicurezza e un di futuro migliore». Per questo, la percentuale dei cristiani nell’area mediorientale «è diminuita drasticamente nell’arco di un secolo». Rappresentavano il venti per cento della popolazione avanti lo scoppio della prima guerra mondiale, ora sono solo il quattro per cento. Eppure questa regione martirizzata, è anche «un luogo dove le relazioni ecumeniche sono più forti e promettenti, in particolare tra ortodossi e cattolici».
Il cardinale ha infine ribadito quattro principi della Chiesa cattolica sui cristiani in Medio oriente: essi rimarranno nella regione solo se la pace sarà ristabilita, non è possibile immaginare l’area senza cristiani, la necessità di proteggere i diritti di ogni persona e di ogni minoranza e l'urgente necessità di proseguire il dialogo interreligioso.

© Osservatore Romano - 4 luglio 2018


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