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La fede è più forte dell’orrore

Tawadros IIMessaggio di Tawadros II dopo la strage di pellegrini copti

IL CAIRO, 6. «Sappiamo che tali eventi non colpiscono solo i cristiani ma l’intera società egiziana, e sappiamo che la cosa più preziosa che abbiamo è la nostra unità e coesione. Come è successo in passato, tali eventi aumentano la nostra forza e rafforzano la nostra solidità».
È un messaggio di fede e speranza, insieme a una preghiera per la pace e l’unità del paese, quello contenuto nel breve video che il patriarca copto ortodosso Tawadros II ha diffuso in seguito al tremendo attacco terroristico del Minya, rivendicato dal cosiddetto stato islamico, che venerdì 2 novembre ha provocato la morte di 11 pellegrini di cui 3 bambini e 7 donne. Un evento sanguinoso, purtroppo non il primo del genere che ha sconvolto la comunità cristiana copta, per il quale domenica scorsa all’Angelus, come è noto, Papa Francesco ha espresso «dolore» insieme alla preghiera «per le vittime, pellegrini uccisi per il solo fatto di essere cristiani». Dolore e invito alla preghiera sono anche i sentimenti espressi da Tawadros II il quale sottolinea come «in questo giorno siamo sconvolti nel vedere questo incidente che ha colpito la vita dei nostri figli, martiri e feriti mentre erano in cammino verso il monastero di San Samuele il Confessore». E, tuttavia, ha aggiunto, «nella speranza della risurrezione, noi sappiamo che Dio Onnipotente vede tutte le cose e regola tutti gli eventi nelle nostre vite». Anche per questo, come riferisce l’agenzia Fides, i copti non chiuderanno le chiese e non daranno seguito agli appelli di chi invita a sospendere le ordinarie attività liturgiche e pastorali nel mese di novembre come segno di lutto e di denuncia delle violenze subire. Nel suo messaggio il capo spirituale della più numerosa comunità cristiana del Medio oriente ha poi parole di ringraziamento per il presidente egiziano AbdelFattah al-Sisi, i ministri e il personale medico, che in più ospedali ha fornito assistenza sanitaria e sociale a coloro che sono rimasti coinvolti nell’attentato. Il governo, secondo quanto riferito dagli organi di informazione, ha stanziato per ciascuna delle famiglie delle vittime un primo contributo di solidarietà pari a 100.000 sterline egiziane. Soprattutto, quello di Tawadros II , è un appello all’unità. «Alziamo i nostri cuori al cielo e preghiamo per questi martiri, per la guarigione dei feriti, per coloro che stanno soffrendo a causa di questo incidente, per la sicurezza del nostro paese e il mantenimento della pace e anche preghiamo per coloro che hanno causato questo incidente provocando dolore e angoscia». Dopo la strage dei pellegrini, come accennato, alcune organizzazioni copte avevano lanciato sui social media una campagna per chiedere di sospendere le celebrazioni liturgiche di novembre in segno di lutto e di protesta. Fonti del patriarcato copto ortodosso, nelle risposte rilanciate sui media egiziani, hanno sottolineato però che secondo la fede cristiana, i martiri uccisi in odium fidei e accolti in paradiso dal Signore vanno celebrati con affetto e gratitudine. Per questo la Chiesa, è stato ribadito, continuerà a pregare e a celebrare nella liturgia i misteri della fede, facendo anche memoria dei nuovi martiri, proprio per rimanere fedele alla propria missione. La tradizionale sequenza di celebrazioni liturgiche e momenti di preghiera nelle singole chiese copte in Egitto non verrà dunque sospesa o modificata per alcun motivo. Non solo, nel corso di una celebrazione di suffragio, Anba Macarius, vescovo copto ortodosso di Minya, ha annunciato l’intenzione di costruire una chiesa nella quale verranno custodite le spoglie dei copti uccisi nell’agguato, già celebrati come martiri. L’orrore per la strage ha coinvolto anche il mondo islamico. Ahmad Muhammad Al-Tayyib, Grande imam di Al Azhar, ha telefonato personalmente a Tawadros II per esprimere al primate della Chiesa copta le condoglianze sue e dell’intera comunità accademica e religiosa del prestigioso centro sunnita. L’attentato, come è noto, è avvenuto lungo la strada fra Sohag e Minya, che porta verso il monastero di San Samuele il Confessore. È la seconda volta che gruppi di pellegrini vengono assaltati sulla stessa strada: la prima fu nel maggio 2017, in un attacco che causò quasi 30 morti. Sempre quell’anno, un mese e mezzo prima c’era stata la strage della domenica delle palme quando, il 9 aprile, i terroristi avevano colpito la cattedrale di San Marco ad Alessandria e quella di San Giorgio a Tanta. I morti in quella occasione erano stati una cinquantina.

© Osservatore Romano - 7 novembre 2018

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