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La decisione della Corte suprema pakistana. Asia Bibi assolta e liberata

free Asia BibiLa corte suprema del Pakistan ha assolto oggi, in appello, Asia Bibi, la donna cattolica condannata a morte per blasfemia nel 2010. «La pena di morte viene annullata. Asia Bibi è assolta da tutte le accuse» ha detto il presidente della corte suprema, Saqib Nisar, leggendo il verdetto che ha disposto anche il rilascio immediato della donna. L’assoluzione piena è arrivata perché «sono state riscontrate contraddizioni nelle testimonianze».
Come è noto, Asia Bibi è stata picchiata e stuprata prima di finire in carcere. La donna ha sempre negato le accuse affermando di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso. Nel 2010 un giudice ha emesso la sentenza di condanna a morte. La famiglia ha immediatamente presentato ricorso alla corte suprema di Lahore. Il 16 ottobre 2014, dopo quasi quattro anni dalla presentazione del ricorso, si è pronunciata la corte suprema confermando la condanna. Il 22 luglio 2015 è stata sospesa la pena capitale dopo le denunce, da parte dei legali della donna, di gravi irregolarità. La corte suprema ha quindi deciso di riesaminare l’intero procedimento.
Ieri il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, nell’omelia della celebrazione eucaristica nella solennità di Sant’Angelo d’Acri, aveva evocato l’esempio di Asia Bibi, che «prigioniera da anni in Pakistan per il nome di Gesù, in carcere pur invocando la giustizia e la verità, ha già perdonato i suoi accusatori e coloro che la tengono prigioniera».
Il verdetto della corte è stato accolto con gioia dalla famiglia. «Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre. Le nostre preghiere sono state ascoltate» ha dichiarato subito dopo la sentenza Eisham Ashiq, la figlia minore di Asia Bibi. «È la notizia più bella che potessimo ricevere» ha detto il marito Ashiq Masih. «È stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan» ha aggiunto.
La sentenza, in effetti, ha fatto salire la tensione all’interno della società pakistana: il partito politico radicale Tehreek-e-Pakistan Labbaik (Tlp) aveva minacciato «conseguenze pericolose» se i giudici avessero dichiarato innocente Asia Bisi. Oggi sostenitori del Tlp sono scesi in strada in diverse zone del Pakistan per protestare contro la decisione della Corte suprema. I vertici del Tlp hanno invocato la morte per i giudici. Le autorità hanno schierato l’esercito per evitare il degenerare delle violenze.

© Osservatore Romano - 1° novembre 2018


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