bagnascopROMA, 20. «La bellezza e la necessità della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, non verranno mai meno, anche se un certo pensiero unico continua a denigrare l’istituto familiare e a promuovere altri tipi di unione, che non sono paragonabili». Parole del cardinale arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, che torna così a denunciare «la costante e crescente azione» di discredito dell’istituto familiare, quale frutto di una «visione ideologica» preconcetta.
L’occasione è la prolusione con cui, nel pomeriggio di oggi a Roma, si apre la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente. Nella consueta analisi della situazione sociale del paese il presidente della Cei individua appunto nella famiglia, nei giovani e nel lavoro le principali emergenze, che necessitano di attenzione ferma e costante da parte delle istituzioni. «Non rinunciamo a riconoscere nella politica — afferma il porporato — una forma alta di carità, cioè di servizio al popolo, attenta ad affrontare questioni quali il lavoro, la famiglia, i giovani, l’inverno demografico. C’è bisogno di politica autentica, di pace istituzionale, ed è qualunquista ghigliottinare lo stato». Bagnasco, nonostante l’esistenza di alcuni segnali positivi, cita i dati sempre più allarmanti riguardanti la disoccupazione giovanile, in particolare quella delle regioni meridionali che è arrivata al 57 per cento, mentre la media nazionale è del 40 per cento. Legata alla questione del lavoro, cresce anche la preoccupazione per la continua decrescita demografica: nel 2015 le nascite erano 486.000, nel 2016 c’è stato il nuovo record negativo di 474.000 (-2,4 per cento). Esiste, si domanda il presidente della Cei, una incisiva politica che incoraggi e sostenga la natalità? In questo senso, afferma, «sempre più siamo convinti che, oltre al lavoro, sia urgente incidere su una fiscalità più umana, e chiediamo di giungere al cosiddetto “fattore famiglia” che le associazioni, a partire dal Forum delle famiglie, propongono da anni». Quanto alla legge sul fine vita, di cui è in atto l’iter parlamentare, per Bagnasco essa è «lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato». In questo senso, «la morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia: il malato deve essere accompagnato con le cure, la costante vicinanza e l’amore». Quanto al fenomeno migratorio, Bagnasco prende atto con soddisfazione dell’impegno solidale mostrato dall’Italia e dei tentativi di cooperazione concreta a livello internazionale. Sforzi nel cui orizzonte si colloca anche l’azione della Chiesa in Italia.

© Osservatore Romano - 20-21 marzo 2017

Prolusione Card. Angelo Bagnasco del Consiglio Permanente della Cei (Roma, 20-22 marzo)

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