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Intervista al prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Giornata felicissima

leonardo sandriNicola Gori

Bari per un giorno è diventata un’altra Assisi. San Francesco ha passato fraternamente il testimone al vescovo san Nicola, perché la pace prenda il sopravvento sulle guerre e sulle violenze. È successo, sabato 7 luglio, all’incontro di preghiera e riflessione per il Medio oriente che ha riunito con Papa Francesco i capi delle Chiese e delle comunità della regione. È stata una giornata memorabile nel segno della condivisione, che ha fatto del capoluogo pugliese il centro dell’ecumenismo per unire oriente e occidente. Ne parla in questa intervista all’Osservatore Romano il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali.

Può tracciare un bilancio dell’incontro?
Credo che in tutta umiltà si possa dire che è stata una giornata felicissima. Il Papa insieme con i patriarchi e i rappresentanti dei patriarchi dell’Oriente ha potuto focalizzare l’attenzione di tutta la Chiesa verso questa zona di sofferenza a un livello quanto mai elevato. Pur senza trascurare le sofferenze dell’Africa, dell’America latina, dell’Asia, e quelle per le quali piangiamo anche vicino a noi, mi riferisco a quanto avviene nel Mediterraneo, ciò che soffre il Medio oriente non ha eguali. Basti pensare alle guerre in Iraq e in Siria, ai tanti conflitti che si spengono e risorgono come il fuoco dei vulcani. In questo incontro, il Pontefice ha potuto dire insieme con i capi delle Chiese e comunità mediorientali: noi vogliamo sostenere i nostri fratelli cristiani che sono vittime della guerra, delle persecuzioni, della lotta di potere che è scoppiata per interessi che sono estranei alla regione, al popolo. Ma che provoca questa ecatombe di rifugiati e infligge una ferita tremenda ai cristiani che sono diminuiti in Medio oriente da far dire al Papa: Il Medio oriente senza cristiani è un altro Medio oriente.

Durante i momenti di fraternità ha raccolto gli umori e le reazioni dei patriarchi?
Erano tutti contentissimi ed entusiasti, perché non solo hanno risposto con grande gioia a questa iniziativa del Papa, ma hanno avuto conferma che questa idea era partita da molti di loro. In particolare dai vescovi che venivano in visita «ad limina» come i caldei, come pure dai vescovi ortodossi che chiedevano al Pontefice di fare qualcosa. Ricordo che già i vescovi del Medio oriente hanno scritto al Papa chiedendo una riunione speciale di tutti, cattolici e ortodossi, in favore dei cristiani che vivono nell’area mediorientale. Vedere che sono stati ascoltati e che ciò si sia fatto in maniera veramente bella è stato per loro una gioia. Hanno apprezzato molto l’accoglienza e la partecipazione della città e dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto che li ha ospitati. Unito al fatto che si sentivano orgogliosi di stare accanto al Papa. Per quanto riguarda la competenza del nostro dicastero, la presenza dei patriarchi cattolici è stata corale. Mancava solo il patriarca melchita che per ragioni di forza maggiore non ha potuto sospendere la sua visita negli Stati Uniti d’America. Tuttavia, lo ha rappresentato un metropolita molto importante: quello di Aleppo, l’arcivescovo Jeanbart.

Si può considerare un passo avanti nell’ecumenismo?
È di fatto un passo concreto in avanti, non deciso a tavolino, ma nato dallo stare insieme. Come se si riscoprisse una nuova forma di preghiera e colloquio che possa mostrare al mondo un’unità per la quale piangiamo perché non l’abbiamo più. Quell’unità verso la quale tutti vogliamo andare. In effetti, vedendoci uniti, tutti potevano dire: «Ecco che bello e che gioioso che i fratelli stiano insieme».

Pur senza rivelare i contenuti, quali impressioni ha avuto dall’incontro a porte chiuse?
Oltre la relazione dell’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, tutti sono potuti intervenire e manifestare la propria opinione sia riguardo alla relazione stessa, sia offrendo idee e suggerimenti che potevano essere un valido contributo per risolvere certi problemi. Credo proprio che si sia trattato di un fatto unico, perché perfino il Papa e tutti sono intervenuti, dicendo le cose che li avevano impressionati della relazione dell’amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme. Credo che sia un fatto veramente nuovo che si siano potuti parlare tra di loro in questo modo e raccogliere contributi, punti di vista, apprezzamenti, che fanno presagire un lavoro comune per il futuro.

Cosa pensa della scelta di Bari quale sede dell’incontro?
Bari è un luogo di pellegrinaggio mondiale, non solo europeo, ma anche del Medio oriente e non solo cattolico. Gli ortodossi vedono nella persona di san Nicola la presenza dell’oriente nell’occidente. Questa devozione al vescovo di Myra spiega perché l’incontro è avvenuto nel suo ricordo. Ma Bari conserva anche l’icona della Madonna Odegitria. Domenica abbiamo celebrato la messa con l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, due patriarchi orientali e altri vescovi e sacerdoti nella cripta della cattedrale. Davanti si trova l’immagine dell’Odegitria, che risale ai primi secoli e che è veramente il programma di vita dell’ecumenismo. È la Madonna che ci dice con il gesto della sua mano a noi, al Papa, ai patriarchi, ecco il cammino: Gesù. Se siamo testimoni di Gesù e annunciamo la sua Parola non solo con i mezzi, ma con la nostra vita, ecco che stiamo facendo il vero ecumenismo. Devo dire che l’organizzazione, la preghiera comune, la partecipazione popolare a questo gesto in un luogo aperto all’oriente come Bari, è stata una felicissima iniziativa, della quale possiamo solo dire che ha avuto un positivo successo.

Si aprono quindi nuove prospettive?
Purtroppo, le notizie che giungono dal Medio oriente ci lasciano senza parole. Di fronte a tanta sofferenza non sappiamo che cosa dire. Possiamo però sperare che i responsabili di queste catastrofi della guerra abbiamo ascoltato il messaggio dell’incontro di Bari. Soprattutto, riguardo alle sofferenze della gente, dei più deboli, dei bambini, come ha anche accennato il Papa prima di lanciare in cielo le colombe sul sagrato della basilica di san Nicola. Possiamo sperare che sentano la voce dell’umanità che grida: pace. Su di te sia pace. Non c’è altra strada per costruire il futuro se non offrire pace e sicurezza, libertà, giustizia e progresso a queste regioni. Sono convinto che anche per l’Italia e per Bari sia stata una giornata di grande serenità. Infatti, tutti hanno visto il ruolo che esse hanno nel costruire un mondo futuro di giustizia e di pace nel nome di Cristo.

© Osservatore Romano - 11 luglio 2018

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