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Incontro del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico

04 Mani in preghiera miniIl 24° incontro del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico (International Catholic-Jewish Liaison Committee, Ilc) si è tenuto a Roma dal 13 al 16 maggio.
Il Comitato internazionale è l’organo di collegamento tra la Commissione della Santa Sede per i Rapporti religiosi con l’ebraismo e il Comitato internazionale ebraico per le consultazioni interreligiose (International Jewish Committee for Interreligious Consultations, Ijcic), l’associazione delle organizzazioni comuni mondiali ebraiche incaricata delle relazioni ufficiali con gli altri organismi religiosi mondiali.

L’Ilc ha tenuto il suo primo incontro nel 1971 a Parigi, segnando la storica istaurazione di relazioni tra le due religioni successiva alla pubblicazione di Nostra aetate, la dichiarazione del concilio Vaticano II che ha inaugurato una nuova era nelle relazioni tra cattolici ed ebrei.
All’incontro, ospitato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dalla Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo, hanno partecipato delegati provenienti da numerose nazioni. La sessione formale di apertura si è tenuta nel Palazzo della Cancelleria, nel cuore di Roma. Vi hanno partecipato il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, e molte altre autorità. I presidenti delle due organizzazioni che sostengono l’Ilc, il cardinale Kurt Koch e il rabbino Daniel Polish, hanno presentato i loro saluti e delineato il fine e le aspirazioni della conferenza.
Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, e la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, hanno porto i loro saluti. Ai quali sono poi seguiti quelli di rappresentanti della Chiesa di Roma e della Comunità ebraica romana.
La conferenza, che ha avuto come tema «Popoli, idee e confini in movimento», ha riconosciuto che entrambe le comunità sono interessate dalle sfide delle grandi migrazioni di persone che si spostano da un luogo all’altro. Veniamo anche chiamati in causa da ideologie, ostilità e politiche che hanno fatto precipitare e accompagnato questa catastrofe mondiale. La conferenza ha riconosciuto le scelte estreme e spesso dolorose che quanti prendono decisioni politiche, le istituzioni di servizio sociale e i leader religiosi devono compiere quotidianamente.
La giornata inaugurale ha offerto l’opportunità di esplorare la questione della migrazione in profondità. I relatori hanno contestualizzato il discorso, illustrando le diverse risposte dei governi e il modo in cui ha reagito il settore delle Ong. A volte il settore delle Ong riesce a collaborare con le agenzie e gli uffici governativi affinché i servizi siano efficaci, ed è stata elaborata una strategia più a lungo termine. In molti altri casi, le Ong che si ispirano alle due tradizioni confessionali devono operare in contrasto con le politiche e le pratiche governative per fornire un’assistenza umana e responsabile.
I relatori hanno anche portato esempi concreti dei modi spesso eroici e sempre impegnativi in cui le comunità cattolica ed ebraica hanno risposto con risorse, professionalità e creatività per far fronte a un’enorme crisi umanitaria. La durezza della crescente sfida dei popoli che attraversano le frontiere e che si muovono all’interno dello stesso territorio nazionale, dimostra che il nostro importante sforzo deve estendersi e continuare anche in futuro. I delegati hanno ribadito il mandato di continuare a trovare modi per far fronte alle sfide del movimento di popoli a livello locale, nazionale e internazionale anche dopo la conclusione dei nostri incontri.
L’Ilc ha constatato quanto è importante visitare i luoghi per rafforzare un’esposizione solo accademica delle questioni. Un pomeriggio è stato dedicato alla visita del centro rifugiati gestito e guidato dalla Comunità di Sant’Egidio. I delegati hanno potuto conoscere la sua metodologia per fornire cure e integrare gli immigranti nelle comunità in cui lavorano, e il suo impegno per alleviare le sofferenze di popolazioni migranti a rischio attraverso “corridoi umanitari”. Ai briefing sono seguiti incontri diretti con rifugiati di numerose nazioni presso la scuola di lingua e cultura gestita dalla Comunità di Sant’Egidio. I delegati sono stati sensibilizzati ancora di più alle sfide: ogni migrazione nazionale ha una storia, un carattere e una cultura unici, e al tempo stesso ci sono molte situazioni comuni che tutti devono affrontare in questo tempo di dislocazione.
A metà della conferenza, i delegati hanno avuto l’onore di incontrare Papa Francesco. L’udienza è servita per ribadire che, secondo le parole del Pontefice, abbiamo una «ricca eredità spirituale, che può e deve essere sempre più valorizzata, crescendo nella riscoperta reciproca, nella fraternità e nel comune impegno». Il Papa ha inoltre sottolineato la tempestività e l’importanza dell’incontro di fronte alle sfide dei migranti, dell’aumento dell'antisemitismo e della persecuzione dei cristiani in molte parti del mondo.
Dopo l’udienza di Papa Francesco, i delegati del Comitato di collegamento si sono di nuovo riuniti per affrontare la questione della crescita sia dell’antisemitismo sia della persecuzione dei cristiani. I fatti recenti in troppe parti del mondo, tra cui quelli dove terroristi hanno assassinato i nostri rispettivi correligionari, hanno evidenziato che non si tratta semplicemente di un argomento di studio, bensì di una sfida grave e immediata. Le guide delle due tradizioni religiose sono ben consapevoli — e i nostri correligionari sono stati spesso vittima — delle sfide alla libertà di religione in un numero crescente di paesi nel mondo.
Due sessioni successive hanno offerto una comprensione approfondita di due ambiti: la situazione delle relazioni tra cattolici ed ebrei nel paese che ha ospitato l’incontro, l’Italia, nonché l’opportunità di un aggiornamento sulle relazioni ufficiali tra la Santa Sede e lo Stato d’Israele.
Il 50° anniversario di Nostra aetate ha prodotto molteplici nuove risposte ufficiali, che hanno innalzato e intensificato la conversazione tra cattolici ed ebrei. Il Comitato di collegamento è nato in risposta alle nobili aspirazioni di Nostra aetate e il presente incontro serve come ambito opportuno per proseguire il dialogo sia sui documenti più antichi sia su quelli più recenti. Tali documenti continuano a definire e a incidere sul rapporto tra cattolici ed ebrei, e la loro analisi aiuta a definire ciò che ancora rimane per la collaborazione e la riflessione futura.
I delegati hanno formato gruppi di lavoro per decidere come implementare le intuizioni della sessione plenaria a livello locale e regionale. Le indicazioni sono state presentate durante la sessione plenaria conclusiva.
La Conferenza si è chiusa con un’affermazione dello straordinario modello di comprensione e di dialogo interreligiosi che il Comitato di collegamento rappresenta per il mondo in generale e per quello religioso in particolare. Nelle osservazioni conclusive, il cardinale Koch e il rabbino Polish hanno entrambi sottolineato la profondità del rispetto reciproco e affidato ai partecipanti il mandato di portare avanti il nostro sacro lavoro.

© Osservatore Romano - 19 maggio 2019

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