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I nuovi cardinali

Louis Raphaël I Sako

Patriarca di Babilonia dei Caldei

Viene dal martoriato Iraq, da Zākhō, una città posta al limite settentrionale del Paese, al confine tra Turchia e Siria, il patriarca di Babilonia dei caldei Louis Raphaël I Sako. È la guida spirituale della più grande Chiesa orientale presente in terra irachena che, secondo la tradizione, è stata fondata dall’apostolo Tommaso. E ha vissuto a lungo anche in altre località che sono state, purtroppo, alla ribalta delle cronache per le devastazioni, la guerra e le atrocità commesse dal cosiddetto Stato islamico: basti ricordare Mossul e Kerkūk.

Nato il 4 luglio 1948, si è poi trasferito da Zākhō proprio a Mossul, dove ha compiuto gli studi primari. È quindi entrato nel locale seminario di Saint Jean, tenuto dai padri domenicani. Ordinato sacerdote il 1° giugno 1974, ha svolto servizio pastorale presso la cattedrale di Mossul, dove è rimasto fino al 1979, anno in cui è stato inviato a Roma per completare la formazione. Ha frequentato il Pontificio istituto orientale, dove nel 1983 ha conseguito il dottorato in patrologia orientale. Nel 1984 ha anche ottenuto la licenza in giurisprudenza islamica presso il Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica.

Successivamente si è trasferito a Parigi, all’università della Sorbona, dove nel 1986 ha conseguito il dottorato in storia. Rientrato a Mossul nello stesso anno, è divenuto parroco del Perpetuo soccorso. Dal 1997 al 2002 ha ricoperto l’ufficio di rettore del seminario patriarcale di Baghdad. Ritornato di nuovo a Mossul, ha ripreso la guida della parrocchia del Perpetuo soccorso fino alla elezione da parte del sinodo della Chiesa caldea ad arcivescovo di Kerkūk, avvenuta il 24 ottobre 2002. Giovanni Paolo II ha concesso l’assenso pontificio alla nomina il 27 settembre 2003.

Il 14 novembre dello stesso anno è stato ordinato vescovo in un luogo simbolo di Mossul: il monastero di San Giorgio dei monaci antoniani di sant’Ormisda dei caldei, la cui facciata è stata devastata dai miliziani dell’Is nel 2015 a causa della sua particolare configurazione architettonica: è stata costruita, infatti, con mattoni e aperture in modo da rappresentare una grande croce. Principale consacrante è stato l’arcivescovo emerito di Kerkūk, André Sana, co-consacranti l’arcivescovo di Mossul, Paulos Faraj Rahho e il vescovo Shlemon Warduni, titolare di Anbar dei caldei. Era da poco iniziata la guerra in Iraq, terminata solo nel dicembre 2011, quando l’arcivescovo Sako si è trovato ad affrontare i problemi legati alla violenza diffusa, all’odio e all’impoverimento della popolazione. Con l’avvento e la proclamazione dello Stato islamico, la situazione dei cristiani, specialmente nelle zone a nord del Paese, si è fatta sempre più dura. Oltre agli attacchi terroristici e alle persecuzioni, si è dovuto far fronte all’esodo massiccio dei caldei. Il presule ha sempre cercato il dialogo e la pace con la maggioranza islamica, anche nei momenti di maggior tensione, come quando chiese e istituzioni sono state obiettivo di sanguinosi attentati. Aperture al dialogo ribadite anche in occasione della prima messa domenicale presieduta nella nuova chiesa di San Paolo, eretta a dieci chilometri da Kerkūk, che è stata il primo luogo di culto cristiano costruito in Iraq dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003.

Il 31 gennaio 2013, nel corso del sinodo della Chiesa caldea convocato a Roma da Benedetto XVI dopo la rinuncia del cardinale Emmanuel III Delly, è stato eletto patriarca di Babilonia. E il successivo 1° febbraio Papa Ratzinger gli ha concesso la Ecclesiastica communio, che è stata significata pubblicamente con la celebrazione eucaristica nella basilica vaticana il 4 febbraio.

Da quando è alla guida dei caldei la sua azione si è concentrata sull’esortazione alla speranza e alla convivenza, con numerosi interventi pubblici in difesa dei cristiani iracheni. Presidente dell’assemblea dei vescovi cattolici d’Iraq, è membro del quattordicesimo consiglio ordinario della segreteria generale del Sinodo dei vescovi, della Congregazione per le Chiese orientali e del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

Ha dedicato studi e articoli ai padri della Chiesa, sui quali ha anche pubblicato alcuni libri.

Luis Francisco Ladaria Ferrer

Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Prima promuovere e poi, se necessario, tutelare la fede cattolica: è questo lo spirito con cui il gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer ha sempre vissuto e operato, da studente, da professore e negli incarichi a cui i Pontefici lo hanno chiamato per la sua preparazione teologica e il suo stile aperto di ascolto e di attenzione.

Spagnolo, è nato il 19 aprile 1944 a Manacor, la seconda città dell’isola di Mallorca dopo Palma. Ha frequentato il liceo dell’antico e prestigioso collegio Nuestra Señora de Montesión proprio nel capoluogo maiorchino. L’incontro con quella comunità di gesuiti lo ha portato a entrare, il 17 ottobre 1966, nella Compagnia di Gesù — emettendo i voti nel 1968 — dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza all’università di Madrid.

Nella capitale spagnola, alla Pontificia università Comillas, ha compiuto gli studi di filosofia, prima di trasferirsi a Francoforte, in Germania, per approfondire la teologia nella facoltà di Sankt Georgen. Lì, tra gli altri, ha avuto come docenti Alois Grillmeier, diventato poi cardinale, Otto Semmelroth e Herman Josef Sieben. Il 29 luglio 1973 è stato ordinato sacerdote dal vescovo di Mallorca, Teodoro Ubeda. Ha quindi conseguito il dottorato in teologia nel 1975 alla Pontificia università Gregoriana, con la tesi su «Lo Spirito Santo in sant’Ilario di Poitiers», seguendo l’insegnamento del patrologo Antonio Orbe, oltre che di Juan Alfaro e Zoltan Alszeghy.

Rientrato in Spagna, tra il 1975 e il 1984 è stato professore di teologia dogmatica presso la facoltà di teologia della Pontificia università Comillas. Quindi, dal 1984, è stato professore ordinario della facoltà di teologia della Pontificia università Gregoriana, dove dal 1986 al 1994 ha svolto anche il ruolo di vicerettore.

Ha ricoperto numerosi e importanti incarichi a livello internazionale. In particolare, tra il 1992 e il 1997 è stato membro della Commissione teologica internazionale, divenendone dal 2004 al 2009 segretario generale. Il 9 luglio 2008 Benedetto XVI lo ha nominato arcivescovo titolare di Tibica e segretario della Congregazione per la dottrina della fede, di cui era consultore fin dal 1995. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 26 luglio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, dal cardinale Tarcisio Bertone, che aveva ricoperto il suo stesso incarico ai tempi in cui era prefetto il cardinale Ratzinger.

Presidente della Commissione di studio sul diaconato delle donne dal 2 agosto 2016, il 1° luglio 2017 è stato posto da Papa Francesco alla guida dell’ex Sant’Uffizio. È inoltre presidente della Pontificia commissione Ecclesia Dei, della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale.

Nell’ambito della Curia romana, è consultore della Congregazione per i vescovi, del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e fa parte del comitato scientifico della fondazione vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI.

Ha pubblicato sedici libri, molti dei quali tradotti in diverse lingue, e oltre centocinquanta articoli su riviste teologiche. Gli sono stati conferiti i dottorati honoris causa dalla Pontificia università di Salamanca il 19 maggio 2014, dal Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia a Roma il 28 novembre 2012 e dalla Pontificia facoltà teologica di Varsavia il 4 ottobre 2010.

Angelo De Donatis

Vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma

e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano

“Prete romano fino al midollo”, ritratto in cui si riconosce pienamente, Angelo De Donatis è essenzialmente uomo di preghiera e di interiorità, molto vicino al clero di Roma per il suo ruolo di formatore e di padre spirituale di diverse generazioni di seminaristi e di sacerdoti. Un punto di osservazione privilegiato che Papa Francesco ha scelto di valorizzare chiamandolo a svolgere il ministero di vicario generale per la sua diocesi.

Originario del Salento, è nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, in provincia di Lecce e nella diocesi di Nardò-Gallipoli. È stato alunno prima del seminario di Taranto e poi del Pontificio seminario romano maggiore. Ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia università Lateranense e quelli teologici alla Pontificia università Gregoriana, dove ha conseguito la licenza in teologia morale.

Il 12 aprile 1980 è stato ordinato sacerdote per il clero di Nardò-Gallipoli. E dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma, pur mantenendo un forte legame con le sue radici, tanto da ricevere nel 2017 anche la cittadinanza onoraria di Casarano. Sempre nel 1980 ha iniziato il ministero romano nella parrocchia di San Saturnino, prima come collaboratore e poi come vicario parrocchiale, svolgendo anche il servizio di insegnante di religione.

Quindi, tra il 1988 e il 1990, è stato addetto alla segreteria generale del Vicariato e, al contempo, vicario parrocchiale della Santissima Annunziata a Grotta Perfetta. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di cavaliere ed è stato archivista della segreteria del collegio cardinalizio, ricoprendo l’incarico fino al 1991.

Intanto nel 1990 ha iniziato a dirigere l’ufficio per il clero del Vicariato di Roma (restandovi fino al 1996) e a svolgere il servizio come direttore spirituale al Pontificio seminario romano maggiore, dove, per tredici anni, ha avuto modo di conoscere da vicino il percorso di formazione e di crescita dei preti.

Nel 2003 è stato nominato parroco di San Marco evangelista al Campidoglio e, contestualmente, ha assunto l’impegno per la formazione permanente del clero, di cui è diventato incaricato nel 2014. Nell’ambito del Vicariato è stato anche membro del consiglio presbiterale diocesano e del collegio dei consultori. Inoltre ha ricoperto il ruolo di assistente per la diocesi di Roma dell’associazione nazionale familiari del clero e di assistente spirituale dell’associazione “Don Andrea Santoro”, il sacerdote romano fidei donum ucciso in Turchia nel 2006.

Nella Quaresima del 2014 Papa Francesco gli ha chiesto di tenere le meditazioni per gli esercizi spirituali della Curia romana, presso la casa del Divin Maestro ad Ariccia, sul tema della «purificazione del cuore».

Il 14 settembre 2015 è stato eletto vescovo titolare di Mottola e nominato ausiliare di Roma, con l’incarico di occuparsi a tempo pieno della formazione del clero. Il successivo 9 novembre ha ricevuto l’ordinazione episcopale da Papa Francesco nella basilica cattedrale di San Giovanni in Laterano. Come motto ha scelto Nihil caritate dulcius (“Niente è più dolce dell’amore”), tratto dal De officiis ministrorum di sant’Ambrogio.

Dal 2016 rettore della chiesa di San Sebastiano al Palatino, il 26 maggio 2017 è stato nominato dal Pontefice suo vicario generale per la diocesi di Roma ed elevato alla dignità arcivescovile. Ha iniziato il ministero il successivo 29 giugno, nella solennità patronale dei santi Pietro e Paolo, con una preghiera di affidamento per la diocesi composta personalmente. In questa veste è, tra l’altro, arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano, gran cancelliere della Pontificia università Lateranense e presidente dell’Opera romana pellegrinaggi. Inoltre presiede la Conferenza episcopale del Lazio.

Giovanni Angelo Becciu

Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato

e Delegato Speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta

Rappresentante del Papa in quattro continenti, poi suo stretto collaboratore come sostituto dal 2011 al 2018 e quindi come prefetto della Congregazione delle cause dei santi: è questo in sintesi l’itinerario biografico di Angelo Becciu, nato a Pattada (Sassari) da Antonio e Antonia Curzu il 2 giugno 1948. Primogenito di cinque fratelli, dopo il percorso liceale, ha studiato filosofia e teologia nella facoltà teologica di Cuglieri, retta dai gesuiti, trascorrendo l’ultimo anno formativo nel seminario e nella facoltà di Cagliari.

Ordinato sacerdote nella chiesa parrocchiale di Santa Sabina a Pattada dal vescovo Francesco Cogoni il 27 agosto 1972, ha svolto per sette anni il ministero pastorale nella sua diocesi di Ozieri. Inviato poi a Roma, ha frequentato la Pontificia accademia ecclesiastica e conseguito la laurea in diritto canonico presso la Pontificia università San Tommaso d’Aquino (Angelicum).

È entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1° maggio 1984, e per oltre sedici anni ha prestato la propria opera in sette rappresentanze pontificie di quattro continenti (successivamente, in Repubblica Centrafricana, Sudan, Nuova Zelanda, Liberia, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti d’America). Il 15 ottobre 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato nunzio apostolico in Angola e arcivescovo titolare di Roselle, antica diocesi dell’Etruria, e un mese più tardi, il 15 novembre, gli ha affidato anche la rappresentanza pontificia in São Tomé e Principe. Il 1° dicembre dello stesso anno a Pattada è stato ordinato vescovo dal segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano. La sua lunga missione in Angola, durante la quale ha tra l’altro visitato le diocesi del grande paese africano, è culminata con la visita a Luanda, dal 20 al 23 marzo 2009, di Benedetto XVI, ospitato nella nunziatura apostolica.

Quattro mesi più tardi, il 23 luglio 2009, il Pontefice lo ha nominato nunzio apostolico in Cuba, dove ha promosso lo sviluppo dei rapporti della Santa Sede con le autorità civili, sostenendo l’azione dell’episcopato e l’impegno dei cattolici.

Il 10 maggio 2011 Benedetto XVI lo ha chiamato in Segreteria di Stato come sostituto per gli affari generali, nominandolo anche, il 15 giugno successivo, consultore della Congregazione per la dottrina della fede. Al servizio diretto di due Papi, ha accompagnato Benedetto XVI nei suoi ultimi viaggi internazionali (Croazia, Spagna, Germania, Benin, Messico e Cuba, Libano). Dopo la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, durante la sede vacante, come sostituto ha assicurato la guida della Segreteria di Stato ed è stato il primo a ricevere la notizia dell’elezione del nuovo vescovo di Roma. Confermato nella carica il 31 agosto 2013 da Papa Francesco, lo ha seguito nei viaggi internazionali e in quelli italiani. Tra l’altro, nei sette anni trascorsi come sostituto in Segreteria di Stato ha affrontato con fermezza la difficile stagione della fuga di documenti riservati e in diversi interventi ha dimostrato apprezzamento per il lavoro svolto dall’intero personale, sottolineando il servizio silenzioso ed efficace della stragrande maggioranza dei dipendenti, sia ecclesiastici che laici.

Per seguire la riforma del Sovrano Militare Ordine di Malta, il 2 febbraio 2017 il Pontefice lo ha nominato suo delegato speciale presso l’Ordine.

Dopo l’annuncio della sua nomina cardinalizia, il 26 maggio il Papa lo ha scelto come prefetto della Congregazione per le cause dei santi e ha disposto che prenderà possesso del nuovo ufficio il primo settembre prossimo.

Konrad Krajewski

Elemosiniere di Sua Santità

«Non sarai un vescovo da scrivania, né ti voglio vedere dietro di me durante le celebrazioni. Ti voglio sapere sempre tra la gente. Tu dovrai essere il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi». Da quel giorno, quando Papa Francesco gli ha comunicato la decisione di nominarlo suo elemosiniere — nomina resa pubblica il 3 agosto 2013 — padre Konrad Krajewski (perché “padre” è l’unico titolo con il quale gradisce essere chiamato) gira in lungo e in largo Roma e dintorni per portare la solidarietà diretta del Pontefice agli ultimi e agli “scartati”.

Nato il 25 novembre 1963 a Łódź, in Polonia, da genitori entrambi insegnanti, da bambino aveva un carattere vivace, tanto che la sua catechista, una suora, decise di rimandare di un anno la sua prima comunione. Cresciuto nel movimento cattolico, ancora oggi ne vive la spiritualità, partecipando puntualmente ogni anno al tradizionale pellegrinaggio a piedi a Częstochowa.

Completati gli studi liceali, nel 1982 è entrato nel seminario della diocesi natale. Il 13 giugno 1987 ha incontrato per la prima volta Giovanni Paolo II: quel giorno, durante il suo terzo viaggio in Polonia, Papa Wojtyła fece tappa a Łódź, notando quel giovane seminarista a cui era stata affidata l’animazione liturgica della celebrazione e, in particolare, il momento dell’incontro con 1500 bambini che avevano ricevuto la prima comunione.

L’11 giugno 1988, dopo aver ottenuto la laurea in teologia presso l’Università cattolica di Lublino, è stato ordinato sacerdote. Per due anni ha svolto il lavoro pastorale come vicario parrocchiale, prima a Rusiec e poi a Łódź. Dal 1990 ha proseguito gli studi a Roma, conseguendo il 5 marzo 1993 la licenza in sacra liturgia all’Istituto liturgico Sant’Anselmo e il 10 marzo 1995 la laurea in teologia, con specializzazione in liturgia, alla Pontificia università San Tommaso d’Aquino. In quegli anni ha iniziato a collaborare con l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. E, forte della sua esperienza di cappellano in un ospedale psichiatrico a Łódź, è stato anche assistente spirituale nella clinica ortopedica e traumatologica dell’università La Sapienza.

Rientrato in Polonia nel 1995, è stato cerimoniere del suo arcivescovo e ha insegnato liturgia nel seminario diocesano — di cui era prefetto — e in quelli francescano e salesiano. Nel 1998 ha iniziato il servizio alla Santa Sede, nell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche, divenendo cerimoniere pontificio il 12 maggio 1999. In questa veste ha avuto modo di seguire da vicino, anche in numerosi viaggi internazionali, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.

Intanto ha organizzato una rete di solidarietà e una “mensa volante” per i poveri, soprattutto quelli che vivono per strada nella zona di San Pietro e nelle stazioni ferroviarie, insieme con alcuni volontari della Guardia svizzera a bordo del suo furgoncino bianco. Un impegno che è andato via via crescendo. Fino ad attirare l’attenzione di Papa Francesco, il quale il 3 agosto 2013 gli ha affidato l’incarico di elemosiniere — nominandolo al contempo arcivescovo titolare di Benevento — con un mandato esplicito: «A Buenos Aires uscivo spesso la sera per andare a trovare i miei poveri. Ora non posso più: mi è difficile uscire dal Vaticano. Tu allora lo farai per me, sarai il prolungamento del mio cuore che li raggiunge e porta loro il sorriso e la misericordia del Padre celeste».

Misericordia è l’essenziale motto scelto al momento dell’ordinazione episcopale, avvenuta il successivo 17 settembre. Con una sorpresa: il Pontefice ha partecipato personalmente alla celebrazione presieduta dal cardinale Giuseppe Bertello, sedendosi nei banchi dei fedeli e imponendo le sue mani sul capo del nuovo presule.

L’elemosineria è divenuta con lui un vulcano di iniziative di carità e misericordia. Si è recato, tra l’altro, a Lampedusa tra i migranti e nei luoghi dei terremoti nell’Italia centrale per portare la benedizione e la solidarietà del Pontefice. Sono continue e sempre originali le iniziative di accoglienza dei più poveri e in particolare dei senzatetto, per dare loro «dignità e anche occasioni di svago»: dalle docce al servizio barberia sotto il colonnato del Bernini, dagli ambulatori medici itineranti alla distribuzione di cibo, sacchi a pelo e tessere telefoniche. Oltre alle gite al mare, al circo e persino allo stadio.

Joseph Coutts

Arcivescovo di Karachi (Pakistan)

Quando è nato, il 21 luglio 1945, Amritsar, città sacra per i sikh, faceva parte dell’India britannica. E il Pakistan non esisteva ancora. Oggi il municipio che ha dato i natali a Joseph Coutts è al di là del confine, in territorio indiano, nella diocesi di Jullundur. Per questo l’arcivescovo “con la barba bianca”, come amano chiamarlo affettuosamente i fedeli pakistani, punta tutto il suo ministero sull’“armonia”, parola messa al centro del motto episcopale. Passato attraverso le diverse e tormentate fasi della storia della sua nazione, ha visto con i propri occhi da un lato la crescita della piccola comunità cattolica e dall’altro la progressiva islamizzazione del Paese, avvenuta non senza violenze.

Ha imparato questo stile di presenza pastorale centrato sull’armonia e il dialogo dalla testimonianza evangelica di James Cornelius van Miltenburg, il missionario olandese primo vescovo di Karachi, che ha celebrato il matrimonio dei suoi genitori e che ha seguito spiritualmente Joseph da giovane prete.

Formatosi al seminario maggiore Cristo Re di Karachi e ordinato sacerdote il 9 gennaio 1971, per il clero di Lahore, ha poi perfezionato gli studi a Roma tra il 1973 e il 1975. Rientrato a Karachi, è stato professore di filosofia e sociologia nel seminario maggiore e rettore del seminario minore di Lahore, oltre che, tra il 1986 e il 1988, vicario generale a Karachi.

Il 5 maggio 1988 è stato nominato vescovo coadiutore della diocesi di Hyderabad, nella provincia del Sindh, nel Pakistan meridionale. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 16 settembre dello stesso anno. Succeduto per coadiuzione a Hyderabad il 1° settembre 1990, ha subito impostato la propria missione con l’obiettivo di costruire la pace nella società, secondo lo spirito evangelico, e di contribuire alla crescita e allo sviluppo del popolo, attraverso opere sociali, scuole e ospedali che sono «espressione concreta della carità cristiana». Un progetto pastorale rilanciato anche nella diocesi di Faisalabad — alla guida della quale è stato trasferito il 27 giugno 1998 — che gli è valso riconoscimenti internazionali come il premio Shalom, conferitogli nel 2007 dall’università cattolica di Eichstätt-Ingolstadt in Germania. E che poi è stato riproposto a Karachi quando, il 25 gennaio 2012, è stato promosso arcivescovo della città portuale e metropolitana con venti milioni di abitanti, dove i cattolici sono in aumento soprattutto nelle periferie. Qui si è impegnato nella costruzione di nuove chiese e scuole, sempre con l’intento di dare un contributo allo sviluppo armonico della nazione e con un’attenzione particolare ai più poveri. Presidente della Conferenza episcopale pakistana dal 2011 al 2017, ha sempre svolto un ruolo di primo piano soprattutto nella Caritas pakistana, coordinando in prima persona anche le iniziative di soccorso in occasione di calamità naturali.

Questa sua azione gli è valsa l’apprezzamento anche dei non cristiani. Una stima che gli ha consentito di promuovere occasioni di incontro con i musulmani. A capo della commissione dell’episcopato del Pakistan per il dialogo interreligioso, ha promosso un lavoro di conoscenza reciproca portato avanti sia a livello di base, per sensibilizzare la gente comune, sia con i leader religiosi e politici.

Forte sostenitore del rispetto dei diritti umani, la sua è una voce autorevole sempre pronta a levarsi contro l’uso improprio della controversa legge sulla blasfemia, spesso strumentalizzata per colpire le minoranze religiose. In questo senso non ha esitato a prendere posizione in difesa delle comunità cristiane ingiustamente aggredite — come avvenuto più volte con tragiche conseguenze — esprimendo profonda preoccupazione per la crescita dell’intolleranza e dell’estremismo. Alle violenza ha risposto costruendo ponti di fiducia, rispetto e tolleranza tra le persone di tutte le religioni per abbattere i muri di discriminazione. E chiedendo che in Pakistan i cristiani non siano più considerati cittadini di seconda categoria a causa della loro fede.

António Augusto dos Santos Marto

Vescovo di Leiria-Fátima (Portogallo)

Pastore di spiritualità e di dottrina, António Augusto dos Santos Marto ha legato indissolubilmente la propria missione a Fátima: come vescovo ha accolto nel santuario mariano Benedetto XVI nel 2012 e Francesco nel 2017 per la conclusione del centenario delle apparizioni della Vergine, avvenute tra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917, e la canonizzazione dei due pastorelli Francisco e Giacinta. Ma è anche nella quotidianità di ogni giorno che il presule portoghese rilancia di continuo “la novità di Fátima” come invito alla conversione, con una particolare attenzione ai più deboli.

È nato il 5 maggio 1947 a Tronco, comune di Chaves, nel territorio della diocesi di Vila Real. Dopo aver completato gli studi preparatori nel locale seminario minore, ha seguito i corsi di filosofia e teologia all’università cattolica portoghese, come alunno del seminario maggiore di Porto. Tra il 1970 e il 1977 ha perfezionato la preparazione a Roma, specializzandosi in teologia sistematica alla Pontificia università Gregoriana, dove ha anche conseguito il dottorato con la tesi: «Speranza cristiana e futuro dell’uomo. Dottrina escatologica del concilio Vaticano ii». Sempre a Roma, il 7 novembre 1971, è stato ordinato presbitero del clero di Vila Real.

Rientrato in Portogallo, è rimasto stabilmente nella città di Porto. Qui ha insegnato nella facoltà di teologia — ricoprendone anche l’incarico di vicedirettore — e nella facoltà di diritto dell’Università cattolica, della cui Società scientifica è stato membro. Inoltre, fino al 2000 si è dedicato alla formazione dei candidati al sacerdozio nel seminario maggiore, come educatore e prefetto degli studi. Ed è stato anche responsabile dei seminaristi della diocesi di Vila Real.

Dal 1977 ha esercitato l’attività di docente in vari ambiti: è stato professore di diverse aree della teologia nell’Istituto di scienze umane e teologiche e nel Centro di cultura cattolica. In entrambe le istituzioni accademiche con sede a Porto ha fatto parte di diverse commissioni.

Eletto vescovo titolare di Bladia e nominato ausiliare di Braga il 10 novembre 2000, ha ricevuto l’ordinazione episcopale l’11 febbraio 2001 dal vescovo di Vila Real, Joaquim Gonçalves. Ha scelto il motto paolino: «Collaboratori della vostra gioia» (2 Corinzi 1, 24). Il 22 aprile 2004 è divenuto vescovo di Viseu. E nel 2006, sempre il 22 aprile, è stato trasferito alla diocesi di Leiria-Fátima, facendovi ingresso il successivo 25 giugno.

Per la Conferenza episcopale portoghese — di cui è stato vice-presidente nel triennio 2008-2011 e lo è tuttora dal 2014 — ha ricoperto l’ufficio di delegato nella Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) dal 2011 al 2017.

È autore di numerosi articoli specialistici su varie pubblicazioni periodiche, in particolare sulle riviste «Humanística e teologia», «Communio» e «Theologica». In collaborazione con dom Manuel Pelino, ha scritto il libro sulla formazione cristiana degli adulti Catequese para o Povo de Deus. E, divenuto vescovo, ha dato alle stampe numerosi volumi di argomento pastorale e missionario, approfondendo in particolare il messaggio mariano: l’ultimo lavoro pubblicato nel 2015 è dedicato a Maria, Mãe da Ternura e de Misericórdia.

Pedro Ricardo Barreto Jimeno

Arcivescovo di Huancayo (Perú)

Ha «i piedi nelle Ande e il cuore in Amazzonia». E la sua è una delle voci che oggi nella Chiesa incarna con maggiore forza il tema della difesa dell’ambiente come via per uno sviluppo rispettoso dei popoli indigeni. Ecco il profilo del gesuita Pedro Ricardo Barreto Jimeno, arcivescovo della città andina di Huancayo, proprio ai confini con quell’Amazzonia peruviana da dove — a Puerto Maldonado nel gennaio di quest’anno — Papa Francesco ha aperto il cammino di preparazione al sinodo speciale dedicato a quest’area del mondo, che si svolgerà nell’ottobre 2019.

Nato il 12 febbraio 1944 a Lima, ha seguito nella capitale del Perú i corsi secondari come aspirante alla vita religiosa nel noviziato dei gesuiti, in cui è entrato nel 1961. Ha compiuto gli studi filosofici nella facoltà della compagnia di Gesù ad Alcalá de Henares, in Spagna, e quelli teologici nella facoltà pontificia e civile di Lima, ottenendo poi il titolo di educador all’istituto pedagogico Champagnat.

Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1971, ha emesso la professione perpetua il 3 ottobre 1976. E ha iniziato subito la sua missione, nell’ambito della famiglia religiosa di sant’Ignazio, come assistente del maestro dei novizi, oltre che come professore e direttore spirituale del collegio Cristo Rey di Tacna. Quindi è stato parroco e superiore della medesima comunità di Tacna; responsabile della pastorale vocazionale della provincia; direttore spirituale del collegio Francisco Javier da Lima; superiore del noviziato, parroco e superiore della comunità Nuestra Señora de los Desamparados a Lima; socio del provinciale e consultore della provincia; parroco e superiore della comunità di Ayacucho; parroco e superiore della comunità di Tarma.

Il 9 novembre 2001 è stato eletto vescovo titolare di Acufida e nominato vicario apostolico di Jaén, nel nordest del Paese. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 1° gennaio 2002. Quindi il 17 luglio 2004 è stato promosso arcivescovo di Huancayo, la città sulle montagne centrali del Paese andino. A contatto coi popoli che abitano la foresta ha dato vita a un magistero coraggioso sul tema della custodia del creato. Si deve a lui l’idea di un tavolo di dialogo per una «soluzione integrale e sostenibile al problema di salute ambientale e lavorativa» nella città di La Oraya e nella conca del fiume Mantaro, con il coinvolgimento di oltre sessanta istituzioni statali e civili della regione Junín, da lui coordinate. Ha svolto, tra l’altro, i ruoli di presidente del tavolo di dialogo ambientale di Junín (Mediarej), di mediatore del tavolo di dialogo per il reinsediamento della popolazione di Marococha e di coordinatore del tavolo inter-istituzionale di riflessione e azione per la pace. Un impegno non privo di rischi, tanto che ha ricevuto anche minacce di morte.

Nell’ambito della Conferenza episcopale peruviana, è stato secondo vicepresidente dal 2015 al 2018 ed è stato eletto quest’anno primo vicepresidente, incarico che manterrà fino al 2021. Ha ricoperto inoltre l’ufficio di presidente della commissione di azione sociale.

Quinto porporato nella storia del Perú, è una figura molto conosciuta in America latina, anche per il suo ruolo come membro e poi presidente della commissione giustizia e solidarietà del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). In questa veste ha portato il suo contributo alla conferenza di Aparecida nel maggio 2007.

È inoltre vicepresidente e coordinatore della Rete ecclesiale panamazzonica (Relam), fondata e presieduta dal cardinale brasiliano Cláudio Hummes. Per questo motivo figura tra i membri del Consiglio pre-sinodale scelto da Francesco in vista dell’appuntamento del 2019, che avrà per tema «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale». In Vaticano ha già preso parte all’assemblea del sinodo del 2005 dedicata all’Eucaristia. E nel 2012 è stato nominato membro del Pontificio consiglio della giustizia e della pace.

Per la sua azione sociale gli sono state attribuite numerose onorificenze in patria: tra queste, il premio nazionale di diritti umani “Ángel Escobar Jurado” nel 2010, soprattutto «per il suo deciso sostegno ai poveri»; la medaglia d’onore, con il titolo di cavaliere, del Congresso peruviano nel 2011 per la «tutela dei diritti fondamentali della famiglia» e il «contributo alla soluzione dei conflitti sociali»; e la massima onorificenza dell’Istituto nazionale di sviluppo e azione sociale per la «lotta contro la povertà» e in favore della pace.

Désiré Tsarahazana

Arcivescovo di Toamasina (Madagascar)

Quarto cardinale malgascio — dopo Jerôme Rakotomalala, Victor Razafimahatratra e Gaëtan Razafindratandra — Désiré Tsarahazana è una figura centrale e un punto di riferimento per le attese del popolo dell’isola africana. Lo testimonia anche il suo ruolo nella Conferenza episcopale, di cui è stato vicepresidente tra il 2006 e il 2012 per poi esserne eletto presidente nel 2012, incarico confermato nel 2015.

Nato il 13 giugno 1954 ad Amboangibe, nel territorio dell’arcidiocesi di Antsiranana, è figlio di Régis Tsarahazana e di Pauline Lahady. Entrato nel seminario minore di Mahajanga, dove ha seguito il primo ciclo di formazione dal 1970 al 1976, ha completato il secondo in quello di Antsiranana dal 1976 al 1978.

Conseguito il diploma liceale, è entrato nel seminario maggiore di Antananarivo dove, dal 1979 al 1982, ha studiato filosofia. Successivamente, tra il 1983 e il 1986, ha portato a termine anche gli studi teologici nell’università della capitale del Madagascar. E più tardi si è specializzato in teologia all’Università cattolica di Lione, in Francia. Dopo aver ricevuto il diaconato ad Andapa il 15 agosto 1985, è stato ordinato sacerdote nel suo villaggio natale il 28 settembre 1986. Vicario parrocchiale a Mananara-Nord, dal 1987 al 1990 ha ricoperto il ruolo di educatore e docente nel seminario di Diego-Suarez, oltre che di corrispondente diocesano dei seminaristi e dei sacerdoti di Antananarivo e di responsabile del ciclo propedeutico.

Quando è stata creata la nuova diocesi di Fenoarivo Atsinanana, ne è stato nominato primo vescovo il 30 ottobre 2000. Il 18 febbraio 2001 ha ricevuto l’ordinazione episcopale dall’arcivescovo di Antsiranana, Michel Malo. Il 24 novembre 2008 è stato trasferito alla Chiesa di Toamasina come quinto pastore della diocesi, divenendone primo arcivescovo con l’elevazione al rango di sede metropolitana il 26 febbraio 2010.

Forte del suo motto paolino «Vincere il male con il bene», ha accolto la porpora come segno e occasione per «dare più speranza alle persone che aspirano a una vita dignitosa» e aprire nuove strade per «sostenere la popolazione sofferente». Anche grazie alla sua opera, oggi la Chiesa cattolica in Madagascar è una «tra le istituzioni più credibili» e, dunque, sempre più persone si rivolgono a essa per trovare conforto. Proprio per questo non si stanca di esortare i cattolici a «essere degni» di incarnare la Chiesa di Cristo e, in particolare, i sacerdoti a ritrovare le motivazioni interiori per continuare a vivere accanto ai più poveri, condividendone attese e debolezze.

Giuseppe Petrocchi

Arcivescovo dell’Aquila (Italia)

Una porpora che parla di vicinanza alle sofferenze dei terremotati. È stato lo stesso arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, a sottolinearlo all’annuncio della sua nomina a cardinale: «È una città icona che esprime la sofferenza e l’attesa di tutte le popolazioni colpite dalla sequenza sismica che dal 2009 al 2017 ha devastato l’Italia centrale»; perciò la scelta di Papa Francesco «è segno di un amore che dona coraggio e apre prospettive di speranza per il futuro». Prospettive che il presule si è sempre impegnato ad alimentare grazie a un’efficace capacità organizzativa e a un ministero vissuto nella prospettiva di una Chiesa missionaria prossima agli ultimi.

Nato il 19 agosto 1948 a Venagrande, nel comune e in diocesi di Ascoli Piceno, ha compiuto gli studi superiori nel seminario vescovile della città marchigiana, conseguendo la maturità classica. Nel 1967 il vescovo Marcello Morgante lo ha inviato presso il Pontificio seminario romano maggiore. E alla Pontificia università lateranense ha conseguito il baccalaureato in filosofia e la licenza in teologia dogmatica. Successivamente si è laureato anche in filosofia presso l’ateneo statale di Macerata e in psicologia alla Sapienza di Roma.

Ordinato sacerdote il 14 settembre 1973 ad Ascoli Piceno, ha iniziato il ministero pastorale prima come vicario della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo fino al 1981 — operando in questi anni anche nell’ambito della pastorale giovanile e svolgendo l’ufficio di direttore del centro diocesano vocazionale — poi come parroco di piccolissime comunità di provincia: Cerreto di Venarotta, dal 1981 al 1986, e Trisungo, dal 1986 al 1998. Un lungo periodo in cui ha accostato a una pastorale fatta di vicinanza quotidiana alle singole persone, un impegno formativo e pedagogico nel vicino capoluogo della provincia, dove è stato, in diversi periodi, docente presso la scuola diocesana di formazione teologica per laici, collaboratore del consultorio familiare di ispirazione cristiana, membro dei consigli pastorale diocesano e presbiterale, animatore principale del movimento diocesano dell’Opera di Maria, insegnante di religione presso il liceo scientifico statale e di filosofia, pedagogia e psicologia presso la sezione magistrale del liceo classico statale, e anche caporedattore del bollettino diocesano. Dal 15 febbraio 1998 fino all’elezione episcopale è stato parroco dei Santi Pietro e Paolo, sempre ad Ascoli Piceno.

Nominato vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno il 27 giugno 1998, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 20 settembre nella basilica di San Francesco ad Ascoli Piceno. Nella diocesi laziale a lui affidata il presule ha promosso da subito la maturazione di una spiritualità di comunione. Un progetto pastorale rilanciato anche in occasione della visita all’intera diocesi tra il 2002 e il 2008, che ha avuto come obiettivo la formazione di una “coscienza diocesana” in un territorio caratterizzato da una profonda frammentazione. In particolare ha incentivato una migliore organizzazione del lavoro e un’articolazione più efficace del centro pastorale diocesano. Ha puntato molto sul contatto con le comunità e sullo scambio reciproco di informazioni, favorendo, tra l’altro, un’amministrazione ordinata dei beni, e dando vita a varie iniziative caritative e a numerose opere per un aiuto concreto ai più poveri.

L’8 giugno 2013, quattro anni dopo il sisma e nel pieno del complicato cammino della ricostruzione, Papa Francesco lo ha promosso arcivescovo metropolita dell’Aquila. L’ingresso nell’arcidiocesi si è svolto il successivo 7 luglio, in un luogo fortemente simbolico, la basilica di Santa Maria di Collemaggio. È rimasto amministratore apostolico di Latina-Terracina-Sezze-Priverno fino al 15 dicembre 2013.

Thomas Aquino Manyo Maeda

Arcivescovo di Osaka (Giappone)

Un prete che nasce a Nagasaki e poi diviene vescovo a Hiroshima porta in sé per sempre l’eredità delle sofferenze causate dalla catastrofe atomica, dalle quali attinge forza per intensificare l’impegno per la pace e la riconciliazione. Anche per questo Thomas Aquino Manyo Maeda ha scelto come motto episcopale Misericordia, parola che ben esprime il suo sentimento personale e quello della sua gente.

Nato il 3 marzo 1949 a Tsuwasaki, Kami-Goto, nel territorio dell’arcidiocesi di Nagasaki, ha terminato gli studi nel liceo Nanzan della città martire della follia nucleare. Quindi è entrato nel seminario maggiore di San Sulpizio a Fukuoka. E il 19 marzo 1975 è stato ordinato sacerdote a Nagasaki.

Ha trascorso gli inizi del ministero pastorale in diverse comunità della sua arcidiocesi: è stato vicario parrocchiale a Fukue e poi parroco a Hamawaki, Hoki, Rawara e a San Francesco Saverio di Hiradio. Sempre a Nagasaki, è stato direttore del bollettino diocesano e incaricato della commissione per le comunicazioni sociali, oltre che vicario foraneo.

Anche grazie alla sua esperienza nel campo dei media, nell’aprile 2006 è divenuto segretario generale della Conferenza episcopale giapponese. Un servizio svolto per cinque anni con particolare attenzione alle questioni educative, ecumeniche e del dialogo con le religioni maggioritarie. Questioni a cui ha continuato a riservare attenzione anche quando è stato eletto vescovo di Hiroshima, il 13 giugno 2011. Il successivo 23 settembre ha ricevuto l’ordinazione episcopale dal vescovo Joseph Atsumi Misue.

Dopo tre anni trascorsi nella città teatro del primo bombardamento atomico della storia, il 20 agosto 2014 è stato promosso arcivescovo metropolita di Osaka, facendovi ingresso il successivo 23 settembre. Dal 2016 è anche vice presidente della Conferenza episcopale del Giappone.

Particolarmente attento ai diritti e alla dignità delle persone con disabilità, è un pastore di profonda cultura, oltre che appassionato di pesca. È anche un maestro della breve forma poetica giapponese chiamata haiku e alle sue poesie attinge spesso per i suoi interventi pubblici, i suoi articoli e le sue omelie.

Alle sue radici, che affondano in una terra e in un popolo segnati dalla tragedia della seconda guerra mondiale, ha anche attinto le motivazioni per lavorare alla beatificazione dei “cristiani nascosti", i cosiddetti kakure kirishitan, che nel paese del Sol levante — a partire dagli inizi del xvii secolo fino alla metà del XIX — hanno vissuto la fede in totale clandestinità per sfuggire alle persecuzioni. Una pagina di storia davvero particolare, molto cara a Papa Francesco, di cui si il presule si è fatto interprete per rilanciarne i contenuti di attualità.

Sergio Obeso Rivera

Arcivescovo emerito di Jalapa (Messico)

È stato sempre un promotore del dialogo e dell’incontro, puntando a valorizzare tutto ciò che unisce e respingendo ciò che divide. L’arcivescovo Sergio Obeso Rivera lo ha dimostrato durante i ventotto anni alla guida della Sede metropolitana di Jalapa — una realtà difficile segnata da tanti contrasti — e anche nel contributo offerto per la ripresa, nel 1992, delle relazioni diplomatiche tra Stato e Chiesa messicana, interrotte da oltre cento anni.

Nato a Jalapa, nello stato di Veracruz, il 31 ottobre 1931, figlio di Emilio Obeso, originario delle Asturie, in Spagna, e di Estela Rivera, originaria di Las Vigas de Ramírez, al termine dell’istruzione primaria, il 23 gennaio 1944, è stato ammesso in seminario. Dopo aver concluso gli studi umanistici, è stato inviato per la formazione filosofica e teologica alla Pontificia università Gregoriana a Roma, città dove ha risieduto nel Pontificio collegio Pio latino americano e dove, dopo aver conseguito la laurea in filosofia e il dottorato in teologia, è stato ordinato sacerdote il 31 ottobre 1954.

Al suo ritorno in Messico, per diciassette anni, dal 1955 al 1971, ha prestato servizio nel seminario come prefetto di filosofia e di teologia, direttore spirituale e rettore. Al contempo è stato cappellano del convento delle monache cappuccine del Santissimo Sacramento (oggi missionarie eucaristiche francescane). Il 30 aprile 1971 è stato nominato vescovo di Papantla da Paolo vi e il 29 giugno successivo ha ricevuto l’ordinazione episcopale. Dopo aver guidato la diocesi per due anni, il 15 gennaio 1974 è stato trasferito alla Sede titolare di Uppenna col titolo personale di arcivescovo, come coadiutore con diritto di successione dell’arcivescovo di Jalapa, monsignor Emilio Abascal y Salmerón, al quale è succeduto per coadiuzione il 12 marzo 1979.

Il 18 novembre 1982 è stato eletto presidente della Conferenza episcopale messicana (Cem) per il triennio 1983-1985. Alla scadenza è stato rieletto presidente per un secondo mandato, fino al novembre 1988. In quell’anno è stato nominato presidente della commissione del clero in seno alla Cem, svolgendo anche questo incarico per due trienni. Eletto per la terza volta presidente dell’episcopato messicano per il periodo 1995-1997, nel novembre 2000 è divenuto presidente della commissione di pastorale sociale per il triennio 2001-2003 e poi rieletto per il periodo 2004-2006. Per motivi di salute, nel novembre 2005 ha lasciato l’incarico e il 10 aprile 2007 Benedetto XVI ha accettato la sua rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Jalapa per raggiunti limiti di età. Attualmente si dedica soprattutto a tenere ritiri spirituali e conferenze.

Toribio Ticona Porco

Vescovo prelato emerito di Corocoro (Bolivia)

È sempre stato in prima linea nella difesa dei diritti dei minatori e dei contadini delle zone rurali boliviane. Una scelta di campo fatta da Toribio Ticona Porco fin dagli inizi del suo sacerdozio e proseguita con maggior vigore dopo l’ordinazione episcopale nei venti anni in cui ha guidato la prelatura territoriale di Corocoro.

Nato il 25 aprile 1937 ad Atocha, nella diocesi di Potosí, proviene da una famiglia molto povera. I genitori lavoravano nelle miniere e anche lui da bambino ha dovuto guadagnarsi da vivere con mestieri umili: lustrascarpe, venditore di giornali nelle strade e minatore.

La sua esistenza è stata radicalmente segnata dall’incontro con i missionari belgi che Pio XII inviò in quei territori per sostenere la formazione cristiana e aiutare le fasce più bisognose delle popolazioni indigene. Grazie a loro, ha potuto frequentare il seminario di Sucre e mantenersi agli studi di filosofia e teologia, al termine dei quali ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 29 gennaio 1967, quasi trentenne. Ha inoltre svolto studi complementari nell’istituto di pastorale del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e il biennio di pastorale catechetica presso il centro Lumen vitae di Bruxelles, in Belgio.

Destinato come parroco a Chacarilla, si è ritrovato anche a essere per quattordici anni sindaco della località a più di tremilacinquecento metri sul livello del mare e a centosettanta chilometri di distanza da La Paz, la capitale governativa della Bolivia nonché la metropoli con la maggior altitudine nel mondo. La sua attività missionaria si è concentrata in particolare sulla promozione umana e l’evangelizzazione di un migliaio di persone costrette a sopravvivere in una realtà drammatica segnata dalla miseria, vittime anche di un incessante esodo migratorio che si è accentuato in maniera esponenziale dopo la grande siccità del 1982. La domenica celebrava la messa per tutti gli abitanti, svolgendo una pastorale incentrata su tre principi: vedere, giudicare e agire. E durante il suo mandato il “parroco-sindaco” è stato anche incaricato dalle autorità statali di difendere i minatori dagli abusi dell’impresa straniera che li sfruttava.

Nominato da Giovanni Paolo II, il 5 aprile 1986, vescovo titolare di Timici e al contempo ausiliare della diocesi di Potosí, il 31 maggio successivo ha ricevuto l’ordinazione episcopale. Trasferito il 4 giugno 1992 alla prelatura territoriale di Corocoro, vi ha fatto ingresso il successivo 1º agosto. In una realtà segnata dalle enormi distanze tra i villaggi indigeni, con scarsissime vie di comunicazione, “padre Toribio” — così ha continuato a farsi chiamare anche da vescovo — ha affrontato numerose difficoltà pur di mantenere i contatti e il dialogo con tutti. Anche per questo ha imparato tutti gli idiomi amerindi parlati nelle varie comunità. E nella sua pastorale di prossimità con gli ultimi, ha partecipato alle missioni d’accompagnamento degli emigrati boliviani nella capitale argentina, dove ha conosciuto il cardinale Jorge Mario Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires.

Pur avendo rinunciato al governo della prelatura il 29 giugno 2012, è ancora oggi considerato una delle personalità più carismatiche della Chiesa in Bolivia.

Aquilino Bocos Merino

Arcivescovo titolare di Urusi

Missionario figlio di quella Spagna profonda che ne ha delineato il temperamento, Aquilino Bocos Merino è stato un instancabile promotore della vita consacrata e dell’annuncio evangelico, in particolare negli anni del rinnovamento conciliare. Ripercorrendo il carisma di sant’Antonio Maria Claret, fondatore della congregazione dei figli del Cuore Immacolato, a cui appartiene, ha impresso un forte impulso alla missione ad gentes.

Nato il 17 maggio 1938 a Canillas de Esgueva, Valladolid, a dodici anni è entrato nel postulandato claretiano di Segovia e ha svolto il noviziato a Ciudad Real, emettendo la prima professione nel 1956. Dopo aver studiato filosofia a Sigüenza (1956-57) e a Segovia (1957-59), ha pronunciato i voti perpetui nel 1959. Successivamente ha completato la formazione teologica a La Calzada e a Salamanca, città nella quale è stato ordinato sacerdote il 23 maggio 1963. Ha insegnato filosofia a Segovia per un anno, poi ha vissuto a Salamanca, dove è stato direttore spirituale per tre anni del collegio maggiore maronita, dei missionari marianisti libanesi (1964-1967), e per altri sei del teologato claretiano (1967-1973). Durante questo periodo ha conseguito la laurea in filosofia presso la Pontificia università di Salamanca e un diploma in psicologia clinica.

Intanto dal 1971 gli era stata affidata la direzione della prestigiosa rivista spagnola «Vida Religiosa», che ha guidato fino al 1980. Trasferitosi a Madrid, è stato cofondatore dell’Istituto teologico di vita religiosa e iniziatore e organizzatore delle settimane nazionali di vita consacrata, di cui si è occupato tra il 1972 e il 1980. Inoltre è stato anche docente di filosofia per lunghi anni negli istituti di studi superiori della sua congregazione.

Dal 1976 al 1979 ha diretto la scuola di formazione teologico-catechetica Regina Apostolorum e dal 1981 al 1985 è stato presidente della Federación española de religiosos de la enseñanza (Fere), attuale Escuelas católicas. Nel frattempo i claretiani gli avevano affidato vari incarichi di sempre maggiore responsabilità: superiore della comunità di Buen Suceso a Madrid dal 1977 al 1980 e di nuovo dal 2007 al 2013; provinciale di Castiglia dal 1980 al 1985; consigliere generale dal 1980 al 1991. In quest’ultimo anno è stato eletto superiore generale per un sessennio, allo scadere del quale l’incarico gli è stato rinnovato per un altro mandato fino al 2003. Durante i dodici anni del suo governo, ha impresso una forte svolta espansiva, portando la congregazione in molti paesi dove non era presente, specialmente in Asia, Africa ed Europa orientale. Ha voluto anche dare un contributo alla formazione iniziale e permanente dei missionari, convinto che l’istituito dovesse «impegnarsi nel percorrere il cammino della interculturalità», considerata come un «processo in cui sono interessate tutte le aree della vita missionaria: spiritualità, vocazione, formazione». Alla ricerca del carisma originario, ha interpretato la missione non solo come azione, ma anche come contemplazione e ringraziamento.

Sempre dal 1991 al 2003, per quattro trienni, è stato membro del consiglio dell’Unione dei superiori generali. Nello stesso periodo, per dieci anni (dal 1994 al 2004), è stato membro della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, e ha partecipato a tre Sinodi dei vescovi: a quello sulla vita consacrata (1994), alla seconda assemblea speciale per l’Europa (1999) e a quello sul ruolo e sulla missione del vescovo (2001). Dal 2007 al 2012 la conferenza dei provinciali d’Iberia gli ha affidato la cattedra San Antonio Maria Claret, presso la Pontificia università di Salamanca. Attualmente, è membro del consiglio direttivo di «Vida Religiosa». Professore invitato presso l’Istituto di vita consacrata di Madrid e apprezzato conferenziere, collabora con varie riviste.

Dopo l’annuncio del concistoro, il 31 maggio scorso gli è stata assegnata la sede titolare di Urusi. E il successivo 16 giugno è stato ordinato arcivescovo nella parrocchia di Sant’Antonio María Claret, nella capitale spagnola. Diventa il terzo porporato claretiano nel collegio cardinalizio.

© Osservatore Romano - 29 giugno 2018

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