papa francesco udienza 3Dio «converta i cuori dei violenti»: è l’appello lanciato da Papa Francesco all’indomani del tragico attentato terroristico avvenuto a Istanbul. Il Pontefice ha concluso l’udienza generale di mercoledì 13 gennaio invitando i fedeli presenti nell’aula Paolo VI a pregare per le vittime della strage. «Che il Signore, il misericordioso — ha detto — dia pace eterna ai defunti, conforto ai familiari, fermezza solidale all’intera società».
In precedenza, iniziando una nuova serie di catechesi «sulla misericordia secondo la prospettiva biblica», il Papa aveva ricordato alcuni passi dell’Antico testamento, in particolare quello del libro dell’Esodo in cui Dio, nel rivelarsi a Mosè, si autodefinisce «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà ». Parole che — ha fatto notare — evocano «un atteggiamento di tenerezza come quello di una madre nei confronti del figlio». E suggeriscono l’immagine di «un Dio che si commuove e si intenerisce per noi», con un amore che «si può definire in senso buono “viscerale”». Richiamando poi la parabola del padre che accoglie il figliol prodigo, Francesco ha parlato della misericordia come «festa» e ha indicato nella «compassione» e nella «capacità di sopportare» altri due aspetti fondamentali dell’azione di Dio descritta nelle Sacre scritture. Il Signore — ha aggiunto — «si proclama “grande nell’amore e nella fedeltà”»: una definizione nella quale si manifesta il volto misericordioso di un Padre che fa sempre «il primo passo» e va incontro a «noi così piccoli, così incapaci ». Non con un amore «da telenovela », ma con «la sollecitudine divina che niente può fermare, neppure il peccato, perché sa andare al di là del peccato, vincere il male e perdonarlo ». «Questo Dio misericordioso è fedele nella sua misericordia» ha ribadito in conclusione il Pontefice, ricordando l’assicurazione di san Paolo: «se tu non gli sei fedele, lui rimarrà fedele perché non può rinnegare se stesso». Dunque, «la fedeltà nella misericordia è proprio l’essere di Dio». E per questo egli «è totalmente e sempre affidabile: una presenza solida e stabile, la certezza della nostra fede».

© Osservatore Romano - 14 gennaio 2016

Udienza generale 13 gennaio 2016


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