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Concluso a Yangon il forum Religions for peace

arcobaleno perfettoYANGON, 6. «Il futuro del Myanmar si basa sulla ricca storia e tradizione di convivenza multireligiosa e multietnica. A livello più profondo, questo promettente futuro è assicurato dai valori e dalle virtù della compassione, del benessere condiviso e della giustizia presenti nelle grandi tradizioni religiose del Myanmar»: è quanto affermano i leader religiosi del paese asiatico riuniti nel forum Religions for peace, guidato dal cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, in una speciale lettera alla popolazione.
Nel testo si legge: «Come leader buddisti, cristiani, indù e musulmani del Myanmar e di tutta la regione, vi scriviamo in solidarietà con la speranza di pace. Siamo uniti ora in un momento cruciale, in cui si determina il futuro di questa nazione. Attraverso gli instancabili sforzi di innumerevoli uomini e donne, vi siete sforzati di superare la sofferenza e guarire le ferite del passato. Il Myanmar ha mostrato al mondo che era possibile una transizione pacifica del potere». La lettera — diffusa dall’agenzia Fides — ricorda che «durante il grande disastro del ciclone Nargis nel 2008 i monaci buddisti salvarono le persone colpite in tutti i villaggi; le agenzie umanitarie cristiane distribuirono aiuti a coloro che soffrivano; indù, musulmani e altri gruppi si unirono per aiutare i loro compatrioti. La compassione e la vita comune sono i valori fondamentali della gente del Myanmar e l’unità nella diversità è la forza di questa nazione». I leader religiosi ribadiscono il loro rifiuto dell’uso «improprio della religione e dell’etnia per dividere il nostro popolo» e si impegnano a dare il loro contributo «per risolvere i conflitti intercomunitari e per fare progredire la riconciliazione nazionale», esprimendo «preghiere per la pace» in modo da rafforzare «la transizione dalla dittatura alla democrazia, dal conflitto alla pace». Nella lettera, inoltre, i leader prendono atto delle «crescenti ostilità e grandi spostamenti di persone negli stati Kachin e Shan, che indeboliscono ulteriormente il processo di pace e riconciliazione, impegnandosi a lavorare con il governo per raggiungere un accordo nazionale sulla base di un sistema federale democratico in Myanmar». I responsabili religiosi sono concordi nel condividere «una visione dello sviluppo in Myanmar, che si basa sulla nozione di dignità umana, diritti umani e bene comune. Alla base della pace sostenibile c’è il rispetto e la realizzazione della dignità umana, l’innegabile e sacra essenza radicata nella nostra natura di esseri umani e di popoli». Inoltre, esortano a ricordare che «la profonda eredità spirituale del Myanmar si esprime negli insegnamenti delle grandi religioni del mondo praticate in questo paese», buddismo, cristianesimo, islam e induismo, tradizioni religiose che insegnano «compassione e riconciliazione», come ha ribadito Papa Francesco nella sua visita del paese. Condannando «l’incitamento all’odio sui social media che viola i principi spirituali fondamentali di tolleranza e rispetto», i leader inoltre «implorano il governo a intraprendere le azioni necessarie per assicurare la pace e il benessere delle popolazioni sfollate ed emarginate», citando la difficile situazione di tutte le comunità che vivono nello stato di Rakhine. In quella situazione, si invitano le Nazioni Unite «a facilitare il processo per dare vita alla pace, allo sviluppo, all’istruzione e ai diritti umani per tutte le comunità nello stato di Rakhine», auspicando «una soluzione basata sulla dignità umana e sul benessere condiviso. Il futuro del popolo del Myanmar è nelle nostre preghiere».

© Osservatore Romano - 7 giugno 2018


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