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A Hong Kong il popolo esprime chiaramente la sua volontà

elezioni CinaVatican News - Cardinale Tong: parole di pace sulla situazione a Hong Kong

Le elezioni di ieri a Hong Kong per il rinnovo dei consigli distrettuali si sono svolte in un clima pacifico, malgrado la presenza massiccia della polizia in tenuta antisommossa. David Alton, membro della Camera dei Lord britannica, nel gruppo di osservatori internazionali chiamati per vigilare sulla correttezza del voto, ha dichiarato che l’alta partecipazione «dimostra che c’è un’ondata a Hong Kong che crede nella democrazia». Dal voto è risultato che i candidati critici dell’attuale amministrazione hanno conquistato quasi il 90 per cento dei seggi in palio (396 sui 452), strappando molte roccaforti ai partiti pro-Pechino.
Eleggendo molti dei candidati simbolo della protesta, innescata a giugno dalla contestata legge sulla estradizione in Cina, gli analisti politici rilevano come sia stato inviato un chiaro messaggio al Governo di Pechino. Dopo sei mesi di proteste antigovernative, diventate spesso molto violente, la popolazione dell’ex colonia britannica si è riversata in massa alle urne. L’affluenza è stata infatti del 71,2 per cento, ha indicato la commissione elettorale. Si tratta del tasso più alto registrato dal passaggio, nel 1997, di Hong Kong sotto la sovranità cinese. Il numero dei votanti ha infatti superato non solo quello del 2015 (47 per cento, il massimo finora per il voto distrettuale), ma anche il 58 per cento raggiunto nel 2016 per le più importanti elezioni del Parlamento locale.
Tra i dati più significativi del voto si segnala il passaggio di consegne nell’importante consiglio distrettuale di Wan Chai, uno dei centri delle proteste nel cuore di Hong Kong, dove Kelvin Lam, sostenuto dall’attivista Joshua Wong (la cui candidatura è stata invalidata), ha ottenuto il 57 per cento dei consensi.
Nel primo commento dopo la pesante sconfitta, il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha detto che «il Governo ascolterà certamente con umiltà le opinioni dei cittadini e rifletterà su di loro con serietà».
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni da Pechino. «Qualunque cosa accada, e a prescindere dal risultato elettorale, Hong Kong fa sempre parte della Cina e ogni tentativo di creare caos o mettere a repentaglio prosperità e stabilità non avrà successo», ha fatto sapere da Tokyo, dove si trova in visita ufficiale, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. «Il Governo centrale supporta con determinazione la leadership di Carrie Lam nella regione amministrativa speciale di Hong Kong», ha aggiunto Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri.
Intanto, in un messaggio il cardinale John Tong Hon, amministratore apostolico di Hong Kong, ha sottolineato oggi che «le persone che sono in conflitto dovrebbero sedersi e parlare gli uni con gli altri. Possiamo ottenere la riconciliazione così da mettere in pratica ciò che il Signore ci chiede di fare: amarci e perdonare le offese altrui. Questo è il risultato della pace».
© Osservatore Romano - 25-26 novembre 2019.


Vatican News
Cardinale Tong: parole di pace sulla situazione a Hong Kong“Secondo la dottrina sociale della Chiesa – ha affermato l'amministratore apostolico di Hong Kong, il cardinale John Tong Hon, parlando oggi prima della Messa del Papa a Tokyo sulla difficile situazione a Hong Kong - la pace viene sempre da nostro Signore Gesù Cristo, e la pace dovrebbe essere prima di tutto dentro di noi. Educhiamo noi stessi con la nostra preghiera e quindi testimoniamo la pace, o possiamo essere operatori di pace attraverso le nostre parole o il nostro comportamento per contagiare gli altri affinché la pace sia diffusa. E poi, le persone in conflitto dovrebbero sedersi e parlarsi. Così possiamo ottenere la riconciliazione - ha detto il porporato - per mettere in pratica quello che il Signore ci chiede di fare: amarci e perdonare le offese ricevute. Questo è il risultato della pace".


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