di Renzo Puccetti via Facebook
Un pochino dopo che la polvere si è sedimentata, vi trasmetto alcuni pensieri.
1) Il suicidio assistito è una auto-eutanasia.
2) Assistito, o meno, l'ultimo atto volontario del suicida, e dunque moralmente responsabile, è l'omicidio di se stessi.
3) Molto spesso il suicidio è espressione di una condizione depressiva che attenua la responsabilità morale dell'atto fino a poterla annullare, ma quanto per ciascuno può saperlo solo Dio.
4) È piuttosto improbabile (non impossibile) che una tale condizione mentale affligga contemporaneamente due persone inducendole a compiere lo stesso gesto.
5) Mi pare, ma è solo quanto si può cogliere dall'esterno, che quello delle Kessler sia piuttosto l'ultimo atto volontario di una vita senza Cristo. Dove la vita è stata spremuta fino all'ultima goccia di nettare dolce e poi buttata via perché non aveva altro da dare.
6) È stato detto che l'hanno fatto perché l'una non concepiva di vivere senza l'altra. Questo non allevia, ma accresce la desolazione di una vita che non è stata capace di espandere relazioni significative. Due metà di un gheriglio rimasto intonso nel guscio.
7) Come medico ho visto e ho sfiorato la comprensione del dolore immane, lacerante di chi resta, quando un figlio, un padre, una madre si toglie la vita. Ma qui non ho visto niente di tutto ciò. Nessun affetto a trattenere, nessun amore per cui soffrire, nessun Calvario da salire, nessuna croce da abbracciare. Niente. Nessuno.
8) Ma non posso andare oltre, anzi, ho il timore di averlo già fatto. Rimedio invocando anche per loro l'intercessione della Santissima Vergine.