Sui continui allarmi ambientalisti in merito al riscaldamento globale anche un inesperto riesce ad intuire che si tratta di un catastrofismo propagandistico che non ha nessuna base scientifica. Ho appena finito di leggere “La Grande bugia verde”, col sottotitolo: “Gli scienziati smontano, con dati reali, i dogmi dell’allarmismo climatico”.
Un testo curato dal giornalista Nicola Porro, edito da Liberilibri, 2024 (246 pagine; 19,00 euro) Un testo altamente documentato con una nutrita bibliografia alla fine di ogni capitolo. Sostanzialmente Porro raccoglie le ricerche di alcuni autorevoli specialisti (fisici, geologi, climatologi, meteorologi, economisti e ingegneri) in pratica esperti che smontano le falsità green. Soprattutto che il cambiamento climatico non è dovuto al ruolo e all’influenza dell’uomo. Tra le varie falsità smontate, c’è quello dello scioglimento dei ghiacciai artici, dell’aumento del numero dei morti a causa dei disastri naturali, dei fenomeni estremi in aumento. Nessuna catastrofe planetaria nel prossimo futuro. Il libro smaschera la propaganda green che punta il dito contro l’uomo occidentale e il suo modello di sviluppo, reo di aver causato il cambiamento climatico. Un libro atteso perché finalmente dà voce a quegli scienziati, ai loro studi, troppo spesso silenziati nel dibattito pubblico dominato da un’unica opinione, diventata dogma di fede ecologista. Per il momento mi fermo con il libro di Porro, e lascio lo spazio ad un post apparso sul profilo facebook di Roberto Riccardi in merito all’Earth overshoot day 26, del 30 luglio. Moriremo tutti. Da ieri “l'umanità ha consumato tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un anno”. Una bufala ripetuta dal TG1 della Rai, del 30 luglio, parlando dell'Earth Overshoot Day (giorno dello sforamento della terra). Quaranta gradi in due città e la giornalista apre con la sentenza: “sono gli effetti dei cambiamenti climatici, lo ricorda il WWF”. Non un climatologo del CNR. Non l'Aeronautica militare che le temperature le misura davvero. Il WWF. Un'associazione che protegge i panda, non che studia il clima. Ora promossa a fonte scientifica dal servizio pubblico. “Abbiamo sfruttato aria, acqua, carbone e minerali più di quanto ci possiamo permettere, servono quasi due pianeti per mantenerci”. Poi il colpo finale: “In Italia questa data è arrivata persino prima: il 3 maggio”. Tre bugie in un minuto e mezzo.
L'Overshoot Day, tradotto dal gergo delle ONG al linguaggio dei fatti, misura una cosa sola, quanta foresta servirebbe per riassorbire la CO₂ che emettiamo. Non ha niente a che fare con l'acqua. Niente con i minerali. Niente con l'aria. Niente con il carbone. Il comunicato stampa del WWF, pur gonfiando i dati, si limitava a parlare genericamente di risorse naturali e servizi ecosistemici. Intanto i ricercatori scientifici di mezzo mondo hanno demolito l'Overshoot Day come concettualmente difettoso. Ma non basta: il Breakthrough Institute lo ha liquidato come trovata pubblicitaria. Insomma, una bufala da ONG rilanciata dal principale telegiornale della Rai con gli interessi. Ma la saldatura più insidiosa è un'altra. Il servizio parte dal meteo e vi incolla sopra la catastrofe climatica come se un picco estivo fosse la prova di qualcosa. Un singolo picco estivo non dimostra nulla. Per attribuire un'ondata di calore al cambiamento climatico servono serie storiche, modelli, studi di attribuzione. Non basta mettere quaranta gradi sullo schermo e chiamare il WWF. Il catastrofismo però non ha bisogno di prove: ha bisogno di paura. E quaranta gradi in due città, il 30 luglio, con l'Overshoot Day pronto in tasca, erano l'occasione perfetta per saldare il meteo alla fine del mondo. Naturalmente il TG non è la malattia. Ripete la melassa verde. La malattia si chiama industria dei profeti di sventura, una macchina che prospera sul senso di colpa secondo lo stesso schema di ogni altra declinazione della cultura woke: convincere l'Occidente che la propria esistenza sia una colpa da espiare. Funziona così: si produce paura, la paura genera senso di colpa, il senso di colpa genera donazioni e finanziamenti, i finanziamenti generano potere politico. Chi esce dal cerchio viene marchiato come negazionista. Chi tra i ricercatori resta dentro viene sovvenzionato. Il prodotto più visibile di questa macchina si chiama Ultima Generazione. Ragazzi che abbandonano gli studi per incollarsi all'asfalto, bloccare strade e imbrattare le fontane del Bernini. Più di uno psicologo vi ha riscontrato dinamiche da setta: adesione a una narrativa apocalittica incontestabile, iniziazione attraverso atti illegali che cementano l'appartenenza, polarizzazione totale tra chi salva il pianeta e chi lo distrugge. Hanno smesso di bloccare le strade per due ragioni molto concrete. La prima: gli automobilisti esasperati avevano cominciato a trascinarli via di peso, a sferrargli calci e schiaffi, a forzare i blocchi con le auto. La tolleranza si era esaurita prima delle risorse del pianeta.
La seconda: il decreto Sicurezza del 2025 ha trasformato il blocco stradale da illecito amministrativo a reato penale, fino a due anni di reclusione se commesso da più persone. Quando rischi il carcere, l'Apocalisse climatica diventa improvvisamente meno urgente. Il 28 luglio, una decina di militanti ha inscenato una spiaggia con ombrelloni e asciugamani davanti a Palazzo Marino a Milano per protestare contro il caldo. Dai blocchi autostradali agli asciugamani da mare: la parabola è tutta qui.
Perso lo strumento della provocazione violenta, hanno perso la ragione stessa di esistere. Adesso boicottano i supermercati, protestano contro le spese militari, sfilano per la Palestina, partecipano alla Flotilla. Quando si combatte tutto non si è più identificati con nulla. Il clima era il pretesto, non la causa.
Il sistema catastrofista si regge su un ultimo pilastro: il conformismo accademico.
Un ricercatore che non segue la corrente non vede il becco di un quattrino. I finanziamenti vanno a chi conferma la narrazione dominante, i paper dissidenti faticano a trovare riviste disposte a pubblicarli. E chi non pubblica non esiste.
Intanto il giro d'affari esplode. Secondo Verdantix la consulenza verde valeva quattordici miliardi tre anni fa, ne varrà quarantotto entro il 2028. E il colpo di scena finale lo ha servito il gran sacerdote in persona. Larry Fink, il padrone di BlackRock, undicimila miliardi in gestione, nel 2020 scriveva sostenibilità trentasei volte nella sua lettera annuale agli investitori. Nel 2025: zero. Ha smontato l'altare che aveva costruito, ha incassato e se ne è andato. Auguri e figli maschi. Ma la macchina della paura ormai cammina da sola. Ed è così che un comunicato stampa del WWF diventa verità rivelata per il TG1. Quando il servizio pubblico rinuncia a verificare una fonte e la amplifica aggiungendoci cose preoccupanti di propria iniziativa, non fa più informazione. Fa catechismo. Il catechismo verde che ogni giorno, a reti unificate, chiede agli italiani di sentirsi colpevoli per il crimine imperdonabile di vivere in un paese sviluppato. Mentre il Bangladesh, che non ha un Overshoot Day perché non ha nulla, viene certificato come modello di sostenibilità.
Il paradosso perfetto: nel mondo dei profeti di sventura, la miseria è virtù. E chi costruisce, chi produce, chi tiene in piedi un paese, è il nemico del pianeta.
Torino, 1 agosto 2026
Sant’Alfonso Maria de Liguori. a cura di Domenico Bonvegna