Santo Natale - anno C

ambito_laziale_sec._xviii_episcopio_ferentino.jpgSanta Messa del giorno di Natale

Colletta
O Dio, che in modo mirabile
ci hai creati a tua immagine,
e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti,
fa’ che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio,
che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana.
Egli è Dio, e vive e regna con te... 


Prima lettura 
Is 52,7-10
Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.
 
Dal libro del profeta Isaìa

Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.

Parola di Dio 
  

Salmo responsoriale 
Sal 97 
Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. 
 


Seconda lettura 
Eb 1,1-6
Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
 
Dalla lettera agli Ebrei

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

Parola di Dio 
 

 Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:

venite tutti ad adorare il Signore;
oggi una splendida luce è discesa sulla terra.
Alleluia.
 


Vangelo 
Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Forma breve (Gv 1,1-5.9-14):
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

+Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Parola del Signore
 


Commento

"Tutto comincia nell'Amore".

Prologo: "premessa, nota introduttiva, esposizione al pubblico, fatta in apertura di spettacolo, del contenuto del dramma, del suo antefatto e in qualche caso anche del suo svolgimento".

San Giovanni in questo "cantico mistico" ricapitola il cuore della vita di Gesù vero uomo e vero Dio e anche di tutto il Suo ministero.

San Giovanni apre il suo Vangelo facendoci risalire alla sorgente, a differenza degli altri apostoli che si soffermano su particolari umani della nascita di Gesù, e ci invita subito a cogliere la preesistenza Divina del Verbo e il mistero dell'Incarnazione.

San Giovanni con "principio" non intende l'inizio della creazione "In principio Dio creò il cielo e la terra" (Gn 1,1) ma piuttosto l'inizio dell'eternità - che "non rientra nel tempo, ma è al di sopra dei tempi" (S. Ambrogio, De Incarnationis dominicae sacramento - III, 15-18-) - ossia del "Verbo".

Cristo non solo precede il tempo ma entra appieno nel tempo, dirà infatti "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Mc 13,31; par.).

La sua vita, le sue azioni, la sua Parola sono irripetibili e dureranno fino alla fine dei tempi.  Dunque qui c'è qualcosa di unico nella storia.
Dio viene tra gli uomini con la Sua Parola di Vita perché essi abbiano la Vita.

Il fatto che il Verbo "si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", ci fa ricordare la tenda che Dio stesso aveva posto tra le tende del suo popolo in cammino verso la terra promessa: era la sua presenza.

Ora con Gesù che nasce: è Dio tra noi. L'Emmanuele.

Il Verbo ha voluto mettersi ancora di più accanto a noi facendosi carne.

Carne significa non solo che ha voluto assumere le nostre sembianze realmente e non in apparenza, ma soprattutto ha voluto condividere le nostre fatiche esterne ed interne, le nostre sofferenze per concluderle con il mistero della Passione - Morte - Resurrezione.

L'incarnazione è la risposta che salva e che l'uomo, da solo, non può e non poteva darsi.

Qui risiede ogni rivelazione, ogni scienza, ogni soluzione, ogni vita e ogni amore.
 

Siamo talmente abituati a "masticare" il termine incarnazione che non ci rendiamo conto della sua portata filosofica, storica e soprattutto della sua portata di amore che ha comportato e comporta.

Se l'incarnazione fosse al centro dei nostri pensieri saremmo continuamente commossi, radicalmente immersi nel profondo gaudio, per l'Amore immenso con cui Dio ci ama.

In quel bambino in cui è presente tutta la tenerezza dell'uomo e di Dio è già presente tutto l'amore che si manifesterà nel mistero della Pasqua.

Fare Natale è dunque fare Pasqua; fare memoria costante che Dio "Non ci amato per scherzo".

In quel Bambino è il "sogno-desiderio" reale della nostra innocenza e del nostro essere presso Dio... così il Padre guarda suo figlio e noi in Lui.
Ed è per questo che noi siamo il sogno e la preoccupazione del cuore di Dio.

Natale è dunque festa dell'amore e della riconciliazione che Dio ci dona, nella tenerezza disarmante di un neonato.

Il Natale, al quale ci stiamo preparando, altro non è che questo: l'evento grazie al quale Gesù Cristo vuole donarci la sua vera identità di Figlio di Dio:
"... a quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio." (Giovanni 1,12).
Questo è il regalo di Natale; l'unico. Questo solo basta.
Tutto il resto è pulviscolo negli occhi e nebbia del cuore.

Francesca



II commento


"Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato."

La gioia che pervade il Santo Natale non è solo la gioia della Famiglia di nazareth.

Ma anche la gioia di ogni famiglia e di ogni uomo e di ogni donna.
Questo perché anzitutto è la gioia dell'Amore del Padre, fatta carne, nel tempo.
La generazione eterna del Figlio che è la gioia del Padre si è resa manifesta nel tempo con il Natale.
Il Padre ha voluto dare un'immagine reale e concreta della sua paternità e della sua maternità con Giuseppe e Maria.
Ecco perché non si può essere tristi a Natale, perchè riecheggia la gioia di Dio.

Il Padre viene rivelato proprio da questa gioia fattasi carne in un "semplice" neonato.
La vita nuova, ogni vita nuova, ogni parto, ogni gravidanza porta in sé questa gioia.
Il lavoro che fa il tentatore è proprio quello di distrarre dalla Gioia e dalla fecondità.
satana è nemico dell'uomo e della gioia; è infecondo e artificioso per mestiere e natura.

Lo sforzo che dobbiamo chiedere al nostro cuore è quello di fermarci e non farci distrarre da nulla ed immergerci a piene mani in questa Gioia.
Qui c'è la vita. Qui la pienezza.
Qui il destino di ogni uomo e ogni donna. Qui il senso.
Qui lo stupore e l'ardore.
Qui la pienezza dell'Amore.

Il regalo più grande che possiamo fare per Natale è quello di rimanere in silenzio e farci pervadere dalla gioia.
Relativizzare ogni tristezza e cogliere la Gioia del Padre che nel Suo Figlio ci ha amato. Anzi ci ama oggi come ieri e come domani.
Lodiamo dunque il Padre con tutta la gioia possibile. Lodiamolo nell'innocenza del Figlio e nel gaudio dello Spirito.
Questa Gioia converte e muove a fare la carità del cuore,
amare i nemici, condividere i beni, aiutare i bisognosi, visitare i carcerati, nutrire gli affamati, sopportare i molesti, confermare i dubbiosi, perdonare di cuore, sia se stessi che i fratelli.
La Gioia del Padre è il principio dell'essere e il culmine della salvezza.

Regaliamo volentieri ciò che abbiamo ricevuto e facciamo tacere ogni distrazione e ogni dissipazione del cuore.

Maria

Commento al Vangelo proposto dal Monastero Sacro Cuore
pdf25_dicembre_Natale_C.pdf


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