Domenica delle Palme - Anno C

jesu-entra-gerusalemme.jpgAntifona d'ingresso


Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme


ANTIFONA

Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore:
è il Re d'Israele.
Osanna nell'alto dei cieli. (Mt 21,9)

Il sacerdote saluta il popolo con queste parole:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo,
l'amore di Dio Padre
e la comunione dello Spirito Santo
sia con tutti voi.

R. E con il tuo spirito.

Quindi rivolge al popolo una breve esortazione, per illustrare il significato del rito e per invitarlo a una partecipazione attiva e consapevole:

Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione.
Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.

Dopo questa esortazione, il sacerdote dice a mani giunte una delle orazioni seguenti:

Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
benedici + questi rami [di ulivo],
e concedi a noi tuoi fedeli,
che accompagniamo esultanti il Cristo,
nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Oppure:
Preghiamo.
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te,
e concedi a noi tuoi fedeli,
che rechiamo questi rami
in onore di Cristo trionfante,
di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone.
Per Cristo nostro Signore.

E senza nulla dire, asperge i rami con l'acqua benedetta.

Segue la proclamazione del Vangelo dell'ingresso del Signore.


VANGELO (Lc 19,28-40)
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: "Perché lo slegate?", risponderete così: "Il Signore ne ha bisogno"».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Parola del Signore.


Dopo il Vangelo si può fare, secondo le circostanze, una breve omelia. Per dare l'avvio alla processione, il celebrante, o un altro ministro, può fare un'esortazione con queste parole:

Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.

Ha quindi inizio la processione verso la chiesa, nella quale si celebra la Messa. Durante la processione, il coro e il popolo eseguono i canti adatti alla celebrazione.
 

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa' che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.
Egli è Dio e vive e regna con te...
 


Prima lettura 
Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso. (Terzo canto del Servo del Signore)
 
Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

Parola di Dio
 


Salmo responsoriale 
Sal 21
 
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele.
 


Seconda lettura 
Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio 


Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

 


Vangelo 
Lc 22,14-23,56
La passione del Signore.
 

+ Vangelo Lc 22,14-23,56

Indicazioni per la lettura dialogata: 
X = Gesù;  C = Cronista; D =Discepoli e amici;  F =Folla;  A =Altri personaggi


 Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione
 C Quando venne l'ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». C E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: X «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».
 
 Fate questo in memoria di me
 C Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: X «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». C E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: X «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
 
 Guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!
 «Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell'uomo dal quale egli viene tradito!». C Allora essi cominciarono a domandarsi l'un l'altro chi di loro avrebbe fatto questo.
 
 Io sto in mezzo a voi come colui che serve
 E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: X «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l'ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.
 
 Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli
 Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». C E Pietro gli disse: D «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». C Gli rispose: X «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».
 
 Deve compiersi in me questa parola della Scrittura
 C Poi disse loro: X «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». C Risposero: D «Nulla». C ED egli soggiunse: X «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: "E fu annoverato tra gli empi". Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». C ED essi dissero: D «Signore, ecco qui due spade». C Ma egli disse: X «Basta!».
 
 Entrato nella lotta, pregava più intensamente
 C Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: X «Pregate, per non entrare in tentazione». C Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: X «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». C Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: X «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
 
 Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?
 C Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: X «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?». C Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: D «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». C E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: X «Lasciate! Basta così!». C E, toccandogli l'orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: X «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l'ora vostra e il potere delle tenebre».
 
 Uscito fuori, Pietro pianse amaramente
 C Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: A «Anche questi era con lui». C Ma egli negò dicendo: D «O donna, non lo conosco!». C Poco dopo un altro lo vide e disse: A «Anche tu sei uno di loro!». C Ma Pietro rispose: D «O uomo, non lo sono!». C Passata circa un'ora, un altro insisteva: A «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». C Ma Pietro disse: D «O uomo, non so quello che dici». C E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
 
 Fa' il profeta! Chi è che ti ha colpito?
 E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: A «Fa' il profeta! Chi è che ti ha colpito?». C E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.
 
 Lo condussero davanti al loro Spirito
 Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero: A «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». C Rispose loro: X «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d'ora in poi il Figlio dell'uomo siederà alla destra della potenza di Dio». C Allora tutti dissero: A «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». C ED egli rispose loro: X «Voi stessi dite che io lo sono». C E quelli dissero: A «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
 
 Non trovo in quest'uomo alcun motivo di condanna
 C [ Tutta l'assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: A «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». C Pilato allora lo interrogò: A «Sei tu il re dei Giudei?». C ED egli rispose: X «Tu lo dici». C Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: A «Non trovo in quest'uomo alcun motivo di condanna». C Ma essi insistevano dicendo: A «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». C Udito ciò, Pilato domandò se quell'uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l'autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme.
 
 Erode con i suoi soldati insulta Gesù
 Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell'accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
 
 Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
 Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: « A Mi avete portato quest'uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest'uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». C Ma essi si misero a gridare tutti insieme: F «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». C Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. F Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». C ED egli, per la terza volta, disse loro: A «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». C Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
 
 Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
 Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: X «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadete su di noi!", e alle colline: "Copriteci!". Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
 C Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
 
 Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
 Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: X «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
 C Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
 
 Costui è il re dei Giudei
 Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: A «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». C Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: A «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
 
 Oggi con me sarai nel paradiso
 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: A «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». C L'altro invece lo rimproverava dicendo: A «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». C E disse: A «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». C Gli rispose: X «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
 
 Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
 C Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: X «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
 
 (Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
 
 C Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: A «Veramente quest'uomo era giusto». C Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. ]
 
 Giuseppe pone il corpo di Gesù in un sepolcro scavato nella roccia
 ED ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.


Commento
"Padre, nelle Tue mani consegno il mio Spirito".

Nessun commento può rendere appieno ciò che questo brano del vangelo trasmette.  

Verità delle Verità! 

Il lungo cammino di Dio alla ricerca dell'uomo si compie:

iniziato tra gli alberi del Giardino dell'Eden si conclude sull'albero della Croce! (S. Fausti)

E' il nuovo Esodo per portare l'uomo alla salvezza. 

Nel primo Esodo Dio rese duro il cuore degli Egiziani (Es. 7,3/10,20/14,4/14,17-18) per manifestare la Sua potenza e qui tutto il male del maligno e dell'uomo, ogni peccato di ogni tempo che è stato e che (purtroppo) sarà...tutto si coalizza contro Gesù: 

non c'è fede, non c'è amore; come a Cana abbiamo bisogno del vino nuovo...

e Lui è pronto a donarcelo, la Sua potenza è la follia d'Amore!


Sino alla fine beve tutto il calice perchè noi possiamo bere il vino nuovo della festa.

"..ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi..." (Lc. 22,14).

E' questa la Passione ("ho desiderato ardentemente.."):  il desiderio, la bramosia di donarSi, di compiere il volere del Padre che è quello di riabbracciare l'uomo, ogni uomo, di accoglierlo anzi di ri-accoglierlo come figlio.

E' l'autodonazione di Dio Figlio spontanea e libera così preziosa agli occhi del Padre, è il Si totale della Glorificazione del Figlio e del Padre, e' la Trasfigurazione precedentemente avvenuta sul Tabor;  è quel vincere ogni male con il per-dono, ogni  violenza con la mitezza,  ogni dolore con il Suo com-patire,  ogni solitudine e abbandono con il Suo abbandonarsi totalmente nelle mani del Padre.


Nei tempi nostri malati di auto-determinazione impazzita Egli sceglie di consegnarsi.

Veramente tu sei l'Emmanuele il Dio con noi,  che continui a rischiarare il nostro cammino ripetendo in ogni Eucaristia il Tuo donarti tutto a tutti e a ciascuno,  perché l'Amore non si esaurisce.. ma nel donarsi si rinnova e si rende fecondo.

Questa è la Sapienza.


Esponiamoci allora a questo amore, lasciamoci avvolgere e nutrire, arriviamo come San Paolo a dire "non ci sia altro vanto che nella croce di nostro Signore Gesù Cristo"  (Gal.6,14)

  

Edda, Elena e Paoletta     


Meditazioni proposte dal Monastero del Sacro Cuore

pdfDomenica_delle_Palme_anno_C.pdf



congregatione-cleroCitazioni:

Is 50,4-7:         www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9aggyjbr.htm    
Phil 2,6-11:    www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ajjvpb.htm          
Lc 23,1-49:      www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ab2ciw.htm    



La domenica delle Palme ci introduce nella Settimana Santa; stiamo per vivere i giorni più importanti di tutto l’anno liturgico, stiamo per celebrare il mistero Pasquale che, essendo denso di significati, ha bisogno di essere celebrato in più giorni.

Nella prima lettura ci viene presentato “il Servo sofferente”, colui che per aver ascoltato la Parola di Dio, pur essendo giusto, accetta la sofferenza come progetto di Dio su di lui, la fede lo sosterrà nel momento della prova. Da sempre la Chiesa ha interpretato questa figura come un’anticipazione profetica della vicenda di Gesù, il servo del Padre che obbedisce amorevolmente e servendo nella sofferenza redime e compie il disegno del Padre. È Gesù che rivolge parole di conforto a noi e a questo mondo sfiduciato. È Gesù che soffre ma non dispera, patisce ma non abbandona, prosegue senza fermarsi, anche se percorre la via dolorosa. Gesù ci insegna a non tirarci indietro nella prova. Essere discepoli significa ascoltare la parola che salva ma che espone. Essere discepoli significa essere disponibili alla parola, accoglierla ma saperla anche “portare”, essere disposti ad esporsi per essa e a vivere il rifiuto. L’accettazione della sofferenza e la fede in Dio ci aiutano a prepararci al grande Triduo pasquale.

Nella seconda lettura possiamo scorgere il movimento dell’umiliazione-esaltazione. Il Verbo si fa carne, si abbassa, assume la nostra natura umana, è in tutto simile a noi eccetto il peccato, annuncia il Regno, sposta il baricentro del mondo, fermo ai ricchi e ai potenti. Gesù fa dei poveri e dei peccatori il baricentro del suo annuncio e delle sue opere. Obbedisce amorevolmente al Padre e compie il suo volere. “Umiliandosi”, spogliando se stesso, viene esaltato dal Padre che gli dona un nome che è sopra ogni altro nome. Il nome indica autorità, potere; la solidarietà di Gesù con tutti lo fa diventare punto di riferimento universale per tutti, unica via per la salvezza.

Nell’ascolto della passione secondo il Vangelo di Luca, ci prepariamo a rivivere gli eventi della nostra salvezza. Ascolteremo, contempleremo la passione con cui Gesù redime il mondo. Potremmo soffermarci a riflettere sul termine “passione”: se da una parte ci ricorda la sofferenza che Gesù patisce, dall’altra ci ricorda che questa sofferenza non è senza senso, non è assurda ma vissuta con “passione” verso di noi, per amore del Padre, per amore nostro vive la “passione”. I racconti della passione occupano un terzo di tutti i vangeli, il grande annuncio del Regno di Dio ne è l’introduzione. Ci troviamo sul trono di Gesù, la croce. Dal suo trono il Re proclama il suo giudizio, il perdono, ed entra nel suo Regno con un peccatore. La regalità di Gesù risiede nello svelare il vero volto del Padre, nel proclamare la misericordia di Dio, nell'agire benevolo verso i peccatori. Tutto è pronto per lo spettacolo, il corteo sotto la croce inizia ad urlare il motto: “salva te stesso”! è la logica del mondo, è la logica della nostra società, salvare se stessi. Gesù non evita la morte e non eviterà a noi la morte, Gesù ci toglie la paura di morire, ci salva dalla morte eterna, donandoci la vita. La morte è dove tutti tremiamo e abbiamo freddo, dove tutti ci sentiamo soli, dove tutti sentiamo la tentazione dell’oblio; lì Dio ci porge la sua amicizia, la comunione e la vita eterna. Nella nostra riflessione potremmo soffermarci su una delle sette parole di Gesù sulla Croce: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Seneca e Cicerone ci raccontano che i condannati a morte, gridavano e maledicevano il giorno della loro nascita, gli spettatori attendevano questo. Chissà con quanta enfasi attendevano parole di condanna, bestemmie, grida e lamenti strazianti. Chissà con quanta pazienza attendevano la prova che avrebbe smascherato Gesù davanti a tutti. Non solo la crocifissione pubblica ma anche le sue stesse parole di accusa e di maledizione, lui che aveva fatto tutto bene, che predicava l’amore. Tutti aspettavano di ascoltare come la sua forza d’animo veniva piegata dalle piaghe. Rimarranno delusi, nessun grido, nessuna bestemmia, nessuna maledizione ma una preghiera. Parole dolci e soavi, parole di perdono. Per chi intercede Gesù? Per tutti, i soldati che l’hanno schiaffeggiato, Pilato che per diplomazia l’ha venduto, Erode che lo ha schernito, per tutti, assolutamente per tutti e di tutti i tempi. Gesù attua una “derubricazione” del peccato, intercede affinché un peccato imperdonabile - condannare e uccidere il Verbo che si è fatto carne - diventi perdonabile a causa dell’ignoranza. Il Cristo agonizzante è ancora il buon pastore che cerca di salvare tutte le sue pecorelle, “non sanno quello che fanno”. Noi sappiamo? Sappiamo quanto è terribile il peccato? Sappiamo quanto amore c’è nella nostra vita? Sappiamo quante grazie il Signore ci ha concesso? Sappiamo che siamo stati riscattati a caro prezzo? Sappiamo quanto siamo preziosi agli occhi di Dio? Se sapessimo e continuassimo ad essere lontani da Cristo e dalla Chiesa saremmo perduti. Invece abbiamo in Cristo il sommo ed eterno sacerdote che una volta per tutte si è sacrificato per noi e continua ad intercedere per noi.




Preghiera dei fedeli




Introduzione del celebrante

Mentre contempliamo il Signore Gesù nella sua Passione e Morte, gli domandiamo la grazia di seguirlo nei giorni di questa Settimana Santa



1.  Signore Gesù, tu entri in Gerusalemme per dare inizio ai giorni della tua Passione, Morte, Risurrezione. Donaci di accompagnarti nelle grandi celebrazioni della Settimana Santa come discepoli, amici e familiari,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



2.    Signore Gesù, Ti affidiamo Papa Francesco, il vescovo Adriano e tutta la Chiesa; possa testimoniare di fronte al mondo la fede e la carità              

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



3.  Per quanti condividono nell’anima e nel corpo la passione di Cristo: malati, poveri, abbandonati, esiliati. Ti preghiamo o Signore per i cristiani perseguitati in tante nazioni,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



4.    Per tutti i fratelli della nostra comunità parrocchiale; perché possano incontrare il Signore nel sacramento della confessione pasquale e nel sacramento dell’Eucaristia

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA

Conclusione del celebrante

O Signore Gesù, concedici di guardarti e di seguirti come Maria, Giovanni le donne e i discepoli che ti sono stati fedeli.



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