XI domenica del Tempo Ordinario anno B

francescoColletta
O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo
senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
O Padre, che a piene mani semini nel nostro cuore
il germe della verità e della grazia,
fa’ che lo accogliamo con umile fiducia
e lo coltiviamo con pazienza evangelica,
ben sapendo che c’è più amore e giustizia
ogni volta che la tua parola fruttifica nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

    

Prima lettura

Ez 17,22-24
Io innalzo l’albero basso.

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio:
«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,
dalle punte dei suoi rami lo coglierò
e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;
lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti
e diventerà un cedro magnifico.
Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

Parola di Dio

    

Salmo responsoriale

Sal 91

È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

    

Seconda lettura

2Cor 5,6-10
Sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere graditi al Signore.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.
Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

Parola di Dio

    

Canto al Vangelo (Mc 4,30)
Alleluia, alleluia.
Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.
Alleluia.

    
Vangelo

Mc 4,26-34
È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore




Commenti alle letture:

"Un ramoscello, un seme, tu sei fecondo se abbandonato nelle mani del Padre"

Il culmine del cammino cristiano, e in certo qual modo il suo principio, è una scelta e un atteggiamento esterno ed interno, mentale e del cuore, fisico ed esistenziale: lasciarsi fare da Dio.
E' la cosa più difficile perchè noi, feriti dal peccato originale, anche nelle migliori condizioni vogliamo dare a Dio qualcosa. Ma non c'è dono più grande e fecondo di quello del donare a Dio la nostra volontà, la nostra mente, il nostro cuore.
Scegliere, finalmente, di lasciarci fare da Lui.
Dio, prendendo il posto che gli è proprio, come Padre incessantemente amoroso, farà di tutto per donarti il tuo posto, il tuo essere e il tuo esser-ci.
Egli ti dona ogni cosa se ti lasci fare da lui.
Non è questa una scelta passiva ma una scelta che è somma attività perché è decisione ferma e potente di arrendersi a Lui e proclamarlo, realmente, Signore della tua vita. Dei tuoi passi, del tuo cammino. Della tua vita affettiva.
Arrendersi a Dio non è scelta emotiva ma effettiva. Talvolta scelta arida e fatta nell'arsura del deserto, proprio perché Egli solo è la tua oasi. Colui che fa fiorire il tuo deserto e la tua comunità. Egli dona il Regno all'io e al noi.
Egli fa morire e fa vivere. Egli compie l'incompiuto. Egli porta a compimento sempre le use promesse. Egli è fedele anche se noi non lo siamo.
Peccato scoprire questa perla dell'arrendersi solo in tarda età, quando le forze mancano e non scoprirla prima quando l'impeto della gioventù è sordo ad ogni arresa. Sembrava fede ma era solo buona salute. Sembrava devozione ma era solo superbia nascosta. Sembrava un si ma era solo un narcisismo cammuffato.
Si, Signore è vero, come Agostino ti dico "tardi ti amai".
"Donami Signore di donarmi a te e la tua luce splenda innanzi a me."

Paul


congratio-pro-clericisCitazioni di 

Ez 17,22-24:                                                    www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9bcaeyq.htm              

2Co 5,6-10:                                                      www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ajjphe.htm              

Mc 4,26-34:                                                    www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9bihczd.htm

 

 

Tre parabole che dominano la liturgia della parola di questa domenica. Una è contenuta nella Prima Lettura, le altre due nel testo del Vangelo. Esse sono portatrici di alcuni messaggi comuni, che ci aiutano a riflettere sulla realtà del regno di Dio e sul modo che Dio ha di agire.

Dalle tre parabole, emerge la logica delle antitesi tra il “prima” e il “dopo”.

Nella parabola del cedro, troviamo la cima, che viene prelevata e ripiantata, e diventerà un albero rigoglioso; in quella del seme l’attenzione è posta al seme, gettato nel terreno, e alla pianta, che da esso germoglia, in modo quasi misterioso; nella parabola del granellino di senapa si trova, invece, il passaggio dal piccolissimo seme alla pianta rigogliosa, sottolineando la “non-proporzione” tra il “prima” e il “dopo”.

In questo gioco, quasi paradossale, di contrapposizioni emergono alcune caratteristiche del Regno di Dio.

In primo luogo il Regno di Dio è una realtà che inizia in modo quasi impercettibile, silenzioso e, apparentemente, fragile; cresce in un modo progressivo, che, tuttavia, non dipende dalla volontà dell’uomo.

In secondo luogo, poi, il Regno, pur partendo in tal modo, è destinato a produrre un grande esito finale, carico di frutti.

Infine appare anche una logica della crescita: il Regno di Dio non s’impone con forza o all’improvviso, ma entra nella storia, quasi si mescola con la storia dell’uomo e cresce al suo interno. Tutto ciò ricorda che il Regno è prima di tutto dono di Dio e una sua opera. Il Regno è innanzitutto una persona, la Persona di Gesù Cristo, ed il mistero dell’Incarnazione del Verbo obbedisce esattamente alla citate caratteristiche del Regno.

Il Regno, dunque, inizia per opera del Padre in modo apparentemente oscuro e nascosto, come la vita del Signore nella casa di Nazareth, ma è destinato ad una rigogliosa fioritura: la promessa, mantenuta, è che da un avvio nella piccolezza, si giungerà ad una conclusione gloriosa.

Ancora oggi, nel tempo della seconda missione trinitaria dello Spirito Santo, nel tempo, cioè, della Chiesa, la logica rimane immutata: il Regno vive e cresce in modo umanamente impercettibile, quasi insensibilmente; esso è trascurato e spesso ostacolato dalle forze del mondo, ma inesorabilmente si attesta, saldamente, nei cuori e nelle menti di coloro che sono di Cristo e là trionfa.

Attraverso il trionfo del Regno nei cuori, avviene anche quel trionfo del Regno nella storia, la cui evidenza e forza non si manifesterà pienamente, se non nell’ultimo giorno.

Questa profonda consapevolezza dell’operare di Dio nei cuori e nella storia, genera in ciascuno la consolazione che la propria piccolezza, l’insufficienza della propria forza, posta nella “piccolezza” di Dio, può produrre frutti inimmaginabili.

Il Regno è prima di tutto opera del Padre, ma per compiersi chiede il contributo di ciascuno. Siamo chiamati ad essere umili operai nella vigna del Signore, operai del Regno, con la consapevolezza che, a partire dai nostri piccoli, ma indispensabili, semi, Dio può generare frutti sovrabbondanti, prova tangibile della bellezza e della potenza del Suo Regno.

Dio può compiere meraviglie con un solo, autentico, reale, piccolo atto di fede umano! «Quanto un granello di senapa», non ci è chiesto altro! Mettere il proprio cuore e la propria mente al servizio del Regno, al servizio di Cristo Signore, significa pronunciare il sì della fede. Non nella solitudine del seme, che non porta frutto, ma nella comunione della Chiesa. La fede ecclesiale, il credere con la Chiesa, è condizione imprescindibile per portare frutto e perché realmente il Regno cresca, secondo il progetto del Padre, e non soffocato da disegni solo e troppo umani.

La Beata Vergine Maria, che è il seme più fecondo e rigoglioso del Regno di Dio, ci sostenga nell’accogliere l’agire di Dio nella nostra storia, e ci renda partecipi della sua fede, piena e totale, “gloriosa et benedicta”!

 

PREGHIERA DEI FEDELI


Introduzione del celebrante

Il Signore sparge la buona semente nella nostra vita: ci rivolgiamo a Lui con fiducia.

 

1.     Signore Gesù, donaci la grazia di crescere come buona semente nel campo della Chiesa, e di portare frutto per la vita del mondo,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA 

 

2.     Ti ringraziamo o Signore per i pastori che mandi a coltivare e sostenere la nostra vita cristiana: Papa Benedetto, i nostri vescovi, i sacerdoti e i nuovi sacerdoti. Sostieni con la tua grazia il loro ministero,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA

 

3.     O Signore, dona fortezza e speranza a tutte le famiglie, specialmente a quelle che soffrono per mancanza di lavoro e di casa. Dona amore e fedeltà. Sostienici con la tua Provvidenza,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA 

 

4.     Ogni giorno è un dono della tua grazia, o Signore. Ti affidiamo il tempo dell’estate dei ragazzi, dei giovani: diventi occasione di incontri buoni per la vita,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA 

 

Conclusione del celebrante

Ci affidiamo a te o Signore, presentandoti anche le nostre intenzioni personali. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.



Sussidio del Monastero del Sacro Cuore
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