III domenica di Avvento - Anno B

mani-al-cieloColletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo,
che attende con fede il Natale del Signore,
e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza
il grande mistero della salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure:
O Dio, Padre degli umili e dei poveri,
che chiami tutti gli uomini
a condividere la pace e la gioia del tuo regno,
mostraci la tua benevolenza
e donaci un cuore puro e generoso,
per preparare la via al Salvatore che viene.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. 
 


Prima lettura 
Is 61,1-2.10-11
Gioisco pienamente nel Signore. 
Dal libro del profeta Isaìa

Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.



Salmo responsoriale 
Lc 1
 

La mia anima esulta nel mio Dio.

L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.


Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.


Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia. 
 


Seconda lettura 
1Ts 5,16-24
Spirito, anima e corpo si conservino irreprensibili per la venuta del Signore.
 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!


Canto al Vangelo
(Is 61,1)

Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

Vangelo 
Gv 1,6-8.19-28
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.
 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.



Commento

La gioia come fonte di conversione

La gioia che pervade questo periodo di attesa è un paradigma.
Infatti seppure la vita eterna è la "cosa" più seria della nostra vita.
Seppure i nostri cammini vivono in una "valle di lacrime".
Nonostante siamo costati a Dio un carissimo prezzo, un infinito dolore e annichilimento è una indicibile passione...
ciò che pervade il cammino dei cristiani è la gioia e la lode, lo stupore e l'esultanza.

"Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio"
ci dice la prima lettura

e gli fa eco il magnificat proclamato nel salmo responsoriale: "L'Anima mia magnifica il Signore!".
Così l'esortazione dell'apostolo: "Siate lieti"... non "sentitevi" lieti ma "siate" lieti.
La gioia del Vangelo infatti è una gioia che sorpassa, supera, completa e trasfigura ogni sentire e si fonda sulla presenza reale, salvifica, creatrice e rinnovatrice di Dio; qui ed ora!
Ecco perché questa è la domenica della gioia.

Lo stesso vangelo, narrando della figura ascetica del Battista ci fa comprendere che ogni disciplina e austerità scaturisce pienamente solo dalla gioia.
Dalla consapevolezza radicale di dire "non sono degno di slegare il laccio del sandalo".
E cioè, di affermare che sebbene Dio mi chiami alla sponsalità con Lui nella comunione dei fratelli a me non interessa un luogo e una poltrona, una carica e un prestigio a me basta esserci, anche come l'ultimo degli sguatteri. Ogni fatica e ogni deserto. Ogni rinuncia e ogni morte è per me nulla davanti alla gioia che viene donata.

Una gioia che mi acceca e mi dona stupore e che suscita lode e canto e danza del cuore.
Qui si fonda la conversione.

Francesco questo lo aveva capito bene quando parla della Perfetta Letizia e quendo nella preghiera dell'Absorbeat dice:
Rapisca ti prego Signore
l'ardente e dolce forza del Tuo Amore
l'anima mia da tutte le cose che sono sotto il cielo
e donami di morire per Amore dell'Amore tuo
come tu ti sei degnato di morire per amore dell'amore mio.

Infatti il segno dell'anima che ha incontrato Dio non è la povertà, né la castità e neppure l'obbedienza, pur essendo consigli evangelici ineludibili e per tutti i battezzati - seppure vissuti in forma diversa nelle diverse vocazioni - infatti se i consigli evangelici non aiutano a sorridere e non portano gioia ma sclerocardia, musoneria e derivati... c'è il rischio che l'anima è ancora curva su se stessa e non ha colto, custodito e coltivato il dono della gioia.
Sotto sotto l'anima è velata da una sottile superbia e non fonda la propria stima sullo sguardo di Dio ma sulle proprie opere e sui propri fantasmi.

Invece, e la liturgia di oggi ce lo proclama solennemente, il segno dei segni è la gioia forte e robusta che nasce dallo stupore di un Dio che ti ama e ti sostiene nel Suo amore. Ama non solo tutti, ma ciascuno, e ciascuno chiama per nome. Un nome unico e personale che risuona in pienezza nella comunione dei fratelli, nella Chiesa.

Egli viene non tarderà. Viene ora nella gioia del Natale.
Viene "ora" alla fine dei tempi.

Erroneamente si pensa che questo sia un punto di arrivo.
In parte lo è nel compimento della santità. Ma ancora prima è un punto di partenza, anzi: il punto di partenza.
Perché dalla gioia si genera l'uomo nuovo e dalla gioia si percorre un lungo cammino, passo dopo passo.

Le spine, infatti, come ricordava il Santo Padre in una festa dell'Immacolata nell'omaggio a Piazza di Spagna, hanno senso perché c'è la rosa. La quale è un dono di bellezza, di profumo e di gioia.

La gioia non solo produce conversione del cuore ma, in certo qual modo, accelera la venuta di Cristo perché accende di desiderio la Chiesa e l'umanità che attende la seconda venuta del Suo Signore e sposo e chiede ardentemente che il Regno di Dio si compia;
qui ed ora.
Vieni Signore Gesù, Maranatha! Non tardare, la terra ti attende; alleluja!

Paul


Sussidio del Monastero del Sacro Cuore

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Giovanni Battista.
L'ultimo Profeta.
Il testimone della Luce.
Testimone visibile di Colui che nessuno conosce. Perché Gesù, fino ad allora, ha condotto un'esistenza ritirata, nel nascondimento di una professione umile, e di lui solo la madre sa. Eppure a questo "sconosciuto", dice Giovanni, "io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo".

Colpisce, in quest'epoca nella quale ognuno cerca per sé fama, successo, visibilità, l'atteggiamento di Giovanni, cercato, venerato quasi da coloro i quali si fanno da lui battezzare. Egli invece di sé non afferma neanche l'essere personale, ma si dichiara voce, solo voce di "uno che grida nel deserto".
Gridare nel deserto. Mi è capitato di farlo tanti anni fa. Nel deserto la voce non ritorna, ma va' e si perde, inutile grido che non trova risposta. E' la testimonianza più cristallina della propria nullità. Noi siamo solo voce. Voce inutile senza Colui che viene dopo di noi. L'uomo quando parla di sé, quando parla per sé altro non è che voce. Ma questa voce se prepara la strada a Gesù, allora diviene grido, indizio certo per una strada da percorrere.
Mi viene in mente il Beato Charles De Foucauld, anche lui profeta di Gesù, in mezzo ai Tuareg, nel deserto del Sahara e nel nascondimento della sua "Nazareth" personale. Morto per mano di coloro che voleva servire, per decenni sconosciuto ai più, secondo quanto da lui desiderato. Ed è in questo svuotamento del sé che trova spazio l'immensità di Dio, che da voce diventa grido e da grido si trasforma in Luce.
Paolo Aragona

www.paoloaragona.com




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In questa terza liturgia domenicale del tempo di Avvento, la figura di Giovanni il Battista è posta al centro del racconto evangelico di Giovanni.

Quest’uomo “mandato da Dio” venne inviato dal Signore per “rendere testimonianza alla luce”. La “luce” di cui si parla, è Gesù, il Figlio di Dio, che sta per entrare nel mondo, e sta venendo a prendere dimora in mezzo a noi, il Verbo eterno che illumina tutti gli uomini, che il Padre ha inviato perché “abitasse fra gli uomini e ad essi rivelasse i segreti di Dio” (DV., n.3).

Il Signore Gesù è “più grande” del Battista, è uno al quale non si può neanche “sciogliere il legaccio del sandalo”.

Anche se il Battista “non era la luce”, avverte nell’intimo del suo cuore di “rendere testimonianza” alla luce, diventando il modello per eccellenza del testimone, che invita a preparare la via del Signore.

«Io sono, disse, la voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (cfr. Gv 1, 20-23).

«Voce di chi grida nel deserto, voce di chi rompe il silenzio». - come asseriva il grande S. Agostino: «Preparate la strada, significa: Io risuono al fine di introdurre Lui nel cuore, ma Lui non si degna di venire dove voglio introdurlo, se non gli preparate la via. Che significa: Preparate la via, se non: chiedete come si deve? Che significa: Preparate la via, se non: siate umili di cuore? Prendete esempio dal Battista che, scambiato per il Cristo, dice di non essere colui che gli altri credono sia. Si guarda bene dallo sfruttare l'errore degli altri ai fini di una sua affermazione personale. Eppure se avesse detto di essere il Cristo, sarebbe stato facilmente creduto, poiché lo si credeva tale prima ancora che parlasse. Non lo disse, riconoscendo semplicemente quello che era. Precisò le debite differenze. Si mantenne nell'umiltà. Vide giusto dove trovare la salvezza. Comprese di non essere che una lucerna e temette di venire spenta dal vento della superbia» (S. Agostino, PL 1328-1329).

Pertanto, solo Cristo, luce di grazia, recherà a tutti il “lieto annunzio”, inaugurerà “l’anno di misericordia del Signore”. Il Signore, rivestirà tutti “delle vesti della salvezza” facendo così “germogliare la giustizia” in tutto il mondo (Cfr. Is 61, 10-11).

L'atteggiamento dunque che ogni cristiano è chiamato ad assumere per attendere il Signore che sta per venire, deve essere motivato dallo spirito di preghiera; come ci ricorda San Paolo, dobbiamo “pregare incessantemente” così da essere santificati fino alla perfezione, affinché possiamo custodire integralmente tutta la nostra vita «spirito, anima e corpo [… ] per la venuta del Signore» (1Ts 5, 23).

Rivolgiamo in questo tempo santo, con fiducia, il nostro sguardo verso la capanna: «in unione spirituale con la Vergine Maria, Nostra Signora dell’Avvento. Mettiamo la nostra mano nella sua ed entriamo con gioia in questo nuovo tempo di grazia che Dio regala alla sua Chiesa, per il bene dell’intera umanità. Come Maria e con il suo materno aiuto, rendiamoci docili all’azione dello Spirito Santo, perché il Dio della pace ci santifichi pienamente, e la Chiesa diventi segno e strumento di speranza per tutti gli uomini». (Benedetto XVI, Celebrazione dei Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento, 29 novembre 2008).



Martedì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Chiara d'Assisi, vergine e fondatrice (1194-1253)

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