II domenica dopo Natale - Anno B

jesus-perla-di-maria.jpgColletta
Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti,
riempi della tua gloria il mondo intero,
e rivelati a tutti i popoli
nello splendore della tua verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
Padre di eterna gloria,
che nel tuo unico Figlio ci hai scelti e amati
prima della creazione del mondo
e in lui, sapienza incarnata,
sei venuto a piantare in mezzo a noi la tua tenda,
illuminaci con il tuo Spirito,
perché accogliendo il mistero del tuo amore,
pregustiamo la gioia che ci attende,
come figli ed eredi del regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 
 


Prima lettura 
Sir 24,1-4.12-16
La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto.
 
Dal libro del Siràcide

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti" .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l'eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell'assemblea dei santi ho preso dimora».

Parola di Dio 
 


Salmo responsoriale 
Sal 147
 
Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.


Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.


Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.


Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun'altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. 
 


Seconda lettura 
Ef 1,3-6.15-18
Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi.
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d'amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

Parola di Dio 
 


Canto al Vangelo (1 Tim 3,16)
Alleluia, alleluia.
Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;
gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo.
Alleluia.
 



Vangelo 
Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.


Forma breve (Gv 1,1-5.9-14):
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Parola del Signore
 



Commento

Il Natale: l'occasione perfetta per recuperare lo stupore

La liturgia di oggi ci immerge nel mistero di Dio che si "fa una tenda" tra noi.
Per il popolo ebraico la tenda di Dio era non solo manifestazione di gloria in sé ma anche onore e orgoglio di essere stati scelti, tra tutti i popoli, per manifestare la sua gloria e la sua sovranità.
Il popolo era contento di essere "luogo", terra promessa, in cui Dio posava lo sgabello "dei suoi piedi".
Il sovrano del cosmo e della storia sceglieva il popolo di Abramo, Isacco e Giacobbe per rendersi presente nella storia.

Questa scelta di Dio operava nell'ebreo "osservante" anzitutto lo stupore, la meraviglia, la lode e l'adorazione: Dio mi ha scelto senza che io lo immaginassi e lo chiedessi.
Lui mi ha tratto dall'Egitto e mi ha salvato; mi ha fatto sua proprietà.

Questo sentimento autentico di stupore, lode e adorazione, quando conservato e custodito da ogni superbia e da ogni nazionalismo, ha fatto la salvezza di Israele. Invece quando la superbia e la sclerocardia hanno prevalso creando particolarismi, nazionalismi, supponenze dl cuore, li per Israele c'è stata la rovina.

La venuta di Dio è preparata sempre da coloro che hanno nel cuore e negli occhi e nelle mani l'umiltà radicale dei poveri, lo stupore e la lode, l'adorazione e la meraviglia, l'esultanza e il canto.

Il Natale, infatti, è il luogo storico, liturgico ed effettivo per recuperare, svegliare e spalancare le porte del cuore e aprirle allo stupore e alla "commozione radicale del cuore".
Quella dei poveri, degli "anawim", del magnificat.
Questo è il vanto del povero: Dio e Dio solo.
Non parliamo qui di una povertà di beni - anche se questa può talvolta contribuire - ma di quella del cuore. Di colui che è spoglio anche del suo essere povero di beni; non ha rivendicazioni, rabbie, proteste; ha solo la lode e la riconoscenza che Dio è presente e regna con la logica di Betlemme; con la logica dell'incarnazione.

Infatti tutta la storia gira e prende significato dall'Incarnazione, proclamata solennemente nel prologo giovanneo.
Dio che si "umilia" da sé e sceglie liberamente di camminare come uomo tra gli uomini donando se stesso fino alla fine perché l'uomo sia salvo dal male e da se stesso e possa finalmente ri-prendere e innalzarsi al ruolo che gli è proprio: quello di essere figlio di Dio.
Quel posto che il Padre ha riservato da sempre per coloro che lo amano e lo cercano con cuore puro e sincero, povero e umile.
Qui c'è il "vero orgoglio e il vero nazionalismo", spogliarsi di tutto, di se stessi, dell'invidia e della gelosia, della superbia e dell'accidia e riconoscere e scegliere di essere, nella lode e nello stupore, proprietà di Dio; essere suoi!

Cominciare ad essere piccoli e discepoli. Convertirsi e scegliere la logica di Dio da Betlemme al Golgota senza sconti e cogliendo tutta la gioia e l'Amore che essa rivela.
Ci dice infatti il prologo:

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.


Non è questa solo una gioia personale ma una gioia del popolo, di noi che siamo Chiesa e e che nella provvidente guida dei pastori e del Santo Padre scopriamo assieme che Lui è venuto in mezzo a noi e che nella sua umiltà contempliamo la sua gloria di Figlio Unigenito, pieno di grazia e di verità.
Proprio il nostro essere Chiesa e essere nella guida di Pietro ci garantisce che questa gioia e questo stupore siano reali e possano portare frutto, fecondità e gioia.
Tutto infatti è un dono e sorpassa ogni intelligenza. Per questo genera meraviglia, stupore e lode.

Paul

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